Dall’autore e critico Kentaro Takekuma arriva una proposta provocatoria: e se i mangaka iniziassero a realizzare manga con il senso di lettura occidentale?

Attraverso twitter l’autore de Anche una scimmia può disegnare manga e Super Mario Adventures lancia una provocazione: Kentaro Takekuma propone un cambiamento radicale che vorrebbe i manga orientati per essere letti da sinistra verso destra.

Takekuma pensa che il fumetto giapponese debba coltivare il proprio futuro finanziario e artistico cercando lettori che non siano cresciuti con lingue che si leggono da destra a sinistra come il giapponese, diventando così accessibile a lettori che non siano necessariamente nippofili.

kentaro takekuma

Gli editori dovrebbero puntare a espandere le vendite all’estero senza fossilizzarsi sul già esistente zoccolo duro di appassionati, e sottolinea come le lingue più diffuse al mondo, il cinese e l’inglese, si leggano da sinistra verso destra.

Secondo Takekuma gli editori sono miopi e si adagiano sul successo del passato; aggiunge che considerando il numero di studenti stranieri che studiano la produzione dei manga, nel giro di dieci anni gli artisti internazionali saranno in grado di abbinare allo stile nipponico la sensibilità locale e i titoli creati da Giapponesi incontreranno difficoltà sempre crescenti nel trovare lettori all’estero.

I mangaka Kota Hirano e Masami Yuuki sono stati poi coinvolti nella discussione: se l’autore del manga di Patlabor ha detto che Takekuma può avere dei punti a suo favore, il creatore di Hellsing ha paragonato il critico a uno degli scienziati pazzi delle opere di Yuuki, dichiarando che gli artisti non debbano improvvisamente abbandonare anni di radicata filosofia artistica. Hirano, tuttavia, ha sperimentato il senso di lettura occidentale nel volume unico Ikaryaku, uscito nel 2006 per Softbank.

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5 Commenti

  1. Discorso sensato, vent’anni fa.
    Seriamente credo che dove i manga sono pubblicati ci sia ampiamente abituati al senso di lettura, ormai io nemmeno ci faccio caso, passo da letture in occidentale, compresi vecchi manga, a quelle in orientale senza riflettere su “come devo leggerlo”.
    Col risultato di non dare benefici a noi e dare problemi ai lettori nipponici, mah.

    Se proprio si volesse puntare ad una “occidentalizzazione” allora sarebbe più sensato ragionare sulle onomatopee, passando a quelle occidentali considerate “internazionali”.
    Ma questo per gli autori nipponici sarebbe una rivoluzione ben più epocale per tante ragioni.

    Per concludere il discorso di Takekuma parte da un ragionamento di fondo sensato, che però dovrebbe essere generico e riguardare la lingua nipponica (quella stampata) non il fumetto, sebbene sia già oggi un po’ un miscuglio finendo per trovare cose scritte da destra a sinistra, da sinistra a destra, dall’alto al basso… :)

    • “Seriamente credo che dove i manga sono pubblicati ci sia ampiamente abituati al senso di lettura, ormai io nemmeno ci faccio caso, passo da letture in occidentale, compresi vecchi manga, a quelle in orientale senza riflettere su come devo leggerlo.”

      Se siamo abituati e non cambia niente, allora spiegami come mai 1) il lettore occidentale del fumetto giapponese è un lettore di nicchia; e 2) come mai esiste un grandissimo numero di lettori di fumetti occidentali che rifiuta l’acquisto o la lettura (anche solo di dare una scorsa all’opera) di un fumetto giapponese A PRESCINDERE, indipendentemente da quale sia l’autore, l’opera o il genere di storia narrata o lo stile di disegno adottato.

      • 2) come mai esiste un grandissimo numero di lettori di fumetti occidentali che rifiuta l’acquisto o la lettura (anche solo di dare una scorsa all’opera) di un fumetto giapponese A PRESCINDERE, indipendentemente da quale sia l’autore, l’opera o il genere di storia narrata o lo stile di disegno adottato.

        Non so bene, ma non credo sia una questione di senso di lettura. Frequentando i blog dedicati al fumetto occidentale, io ho notato che c’è un grandissimo pregiudizio verso i manga da parte (ad esempio) dei lettori di supereroi, di bonelliani, di bedé, ecc.
        Probabilmente perché per anni i manga sono stati identificati con prodotti per bimbiminkia o con gli hentai, boh. Fatto sta che, a parte i più informati (che riconoscono ‘cittadinanza’ agli autori più blasonati, purché abbiano avuto riconoscimenti internazionali – vedi Tezuka, Taniguchi, ecc. – ma che comunque snobbano tutto il resto; atteggiamento che personalmente trovo più irritante del ‘razzismo grafico’ tout court), o quelli che per età coi manga ci sono comunque cresciuti e sono più aperti alla produzione nipponica, tutti gli altri non si avvicinerebbero mai ai manga. A prescindere dal verso di lettura.
        Per lo meno, a me non sembra sia quello il problema, quanto più un blocco ‘culturale’, di cui il senso di lettura è, davvero, la minima parte.

        • Stavo per dire la mia opinione ma concorderebbe a tal punto con quella di Minty che sarebbe una noiosa ripetizione.
          Manga=Cartone=Prodotto per bambini
          Questa è la percezione che si ha, non ho mai sentito nessuno affermare “perchè non riesco a leggerlo all’incontrario”, d’altronde se così fosse vedremmo molte più edizioni “occidentalizzate”.
          Per i Comics USA le cose vanno meglio, ancor di più grazie ai film se non altro sono etichettati come prodotto per ragazzi se non per tutti.

          Detto che il fumetto è e rimane un prodotto di nicchia, giapponese o no.

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