In uscita il 3 aprile due interessanti saggi di Enrico Cantino sui robot e i guerrieri giapponesi.

“Da Goldrake a Supercar Gattiger”

Dal semplice al complesso: tipologie di robottoni dell’animazione giapponese, 68 pp., 4,90 euro.

Mazinga, Goldrake, gli automi antropomorfi di Patlabor, robot pronti all’uso, componibili, trasformabili, simbiotici. Il panorama dei protagonisti delle più amate serie cartoon è vasto, ma c’è qualcosa di incredibilmente ripetitivo nelle azioni di queste macchine mirabolanti, nelle loro storie. Questo libro s’immerge nell’estetica delle serie tv più famose per svelare il mistero: la ripetizione è voluta e programmata, è una formula alla base di un codice linguistico sedimentato nella tradizione orientale. Gli spettatori più piccoli non sembrano infastiditi da questo riproporsi incessante dei modelli di combattimento, anzi. Ogni robot ha le sue mosse speciali sempre identiche, i suoi nemici di sempre. In una metafora degli eterni odi e amori della vita, questa ripetizione genera sicurezza e mito a un tempo. Si può cambiare casa o restare senza la merenda preferita, ma dopo l’alabarda spaziale, ci sarà sicuramente l’attacco con energia solare. E di qualche certezza abbiamo pur bisogno.

 

 

“Da Kenshiro a Sakuke”

Gli anime guerrieri e il codice d’onore degli antichi samurai, 70 pp., 4,90 euro

Combattimenti mirabolanti, battaglie dalla coreografia perfetta con mosse che sfidano la legge di gravità, forza sovrumana delle nude mani o armi affilate manovrate come un prolungamento naturale degli arti. I fumetti, i film e cartoni animati più amati da grandi e piccini sono popolati da guerrieri che s’ispirano alle tecniche delle arti marziali giapponesi. Ma da dove viene questo modello? A quale tradizione culturale è legato? Questo libro la ripercorre partendo dalla società nipponica del medioevo per arrivare a spiegare figure come Judo Boy, ninja Sasuke o la controversa Sailor Moon. L’estetica del combattimento che ha ormai colonizzato il nostro immaginario ha le sue radici nell’antico codice d’onore non scritto dei samurai, il Bushidō. La Via (dō) del Guerriero (bushi) è lunga e longeva ed è sicuramente uno dei ponti culturali oggi più saldi tra Oriente e Occidente. La sua storia non è più, una storia straniera, nemmeno per noi, eredi di Alessandro Magno.

 

 

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