Before Watchmen: Dr. Manhattan n. 1 – Recensione

Pubblicato il 31 Gennaio 2013 alle 10:05

Il controverso progetto Before Watchmen continua e arriva una miniserie dedicata all’incredibile Dr. Manhattan! Cosa accadrà all’inquietante supereroe inventato da Alan Moore e Dave Gibbons? Solo J.M. Straczynski e Adam Hughes conoscono la risposta!

Before Watchmen: Dr. Manhattan n. 1

Autori: J.M. Straczynski, Len Wein (testi), Adam Hughes, John Higgins (disegni)

Casa Editrice: RW-Lion

Provenienza: USA

Genere: Supereroi

Prezzo: € 2,50, 16,8 x 25,6, pp. 32, col.

Data di pubblicazione:  gennaio 2013

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Uno dei momenti artisticamente più alti del capolavoro Watchmen è rappresentato dalla sequenza in cui il freddo Dr. Manhattan, nel silenzio spettrale e angosciante di Marte, rievoca i vari momenti della sua vita. Per descrivere i differenti stadi del percorso esistenziale del giovane Jon Osterman, colui che sarebbe diventato il più potente supereroe della Terra, Moore si ispirò alla fisica quantistica secondo la quale passato, presente e futuro sono parte di un continuum statico e infinito. Dal punto di vista espressivo, il Bardo di Northampton riuscì a rappresentare in maniera impeccabile le caratteristiche percettive della mente disumana del Dr. Manhattan.

In quella sequenza, inoltre, Moore presentò gli elementi che rendevano peculiare Jon: il forte senso di solitudine; l’assoluta mancanza di empatia nei confronti delle persone; la freddezza emotiva; il fatalismo che lo spingeva a considerare ogni cosa come prestabilita da un sistema, appunto, quantistico; l’influenza del padre, un orologiaio che l’aveva costretto a svolgere studi scientifici. E l’immagine dell’orologio, come tutti i fan di Watchmen sanno, era uno dei simboli fondamentali della leggendaria maxiserie.

Il Dr. Manhattan simboleggiava il clima da guerra fredda che contraddistinse gli Stati Uniti e l’URSS nella seconda metà del Novecento, la paranoia anti-comunista tipica dell’era maccartista e lo spettro della minaccia atomica, tutte tematiche affrontate da Alan Moore con profondità, e per giunta il supereroe, a dir poco onnipotente, contribuiva di fatto a rendere gli Stati Uniti il paese più forte del mondo e a sancire l’assoluta inutilità degli altri vigilanti in costume.


Da tali concetti parte J.M. Straczynski per delineare la story-line di questa miniserie dedicata al Dr. Manhattan. L’autore del serial tv Babylon 5 e di controverse run dell’Uomo Ragno e di Superman, tra le altre cose, si sta già occupando di Nite Owl con risultati tutto sommato buoni (benché a mio avviso inferiori a quelli di Darwyn Cooke e di Brian Azzarello), e ora si concentra pure su Jon, partendo proprio da quel momento eccezionale di Watchmen, quello in cui l’eroe rimugina solo soletto su Marte. Dimostrando parecchio coraggio, Stracz mima lo stile di scrittura di Moore e riprende la struttura ‘quantistica’ del celebre episodio.

In un flusso di pensiero che include contemporaneamente flashback e flashforward, Stracz ci fa vedere numerosi momenti della vita del Dr. Manhattan, approfondendo alcuni dettagli: il senso di isolamento, per esempio, che lo spinge ad evitare la compagnia di voluttuose compagne di scuola; l’incostanza sentimentale che lo conduce a non reprimere l’attrazione che prova nei confronti della sexy Silk Spectre (come nella mini di Nite Owl, lo scrittore riprende la riunione fallita del team Crime Buster che risulterà cruciale per comprendere le motivazioni degli atti di Ozymandias), rievoca la figura del padre orologiaio e non manca di giocare con il simbolo dell’orologio a tutti noto.

I testi sono validi e l’episodio in questione potrebbe essere definito inconcludente poiché non accade nulla di specifico, se non fosse per il colpo di scena finale (che non rivelerò).  Specifico solo che, nel tentativo di rivivere il tragico incidente che trasformò Jon in un essere onnipotente, qualcosa non va per il verso giusto e ciò prelude a una trama che probabilmente nei prossimi numeri diverrà complessa e articolata. Basta questo per concludere che la mini è di buona fattura e non va trascurata.

Quanto ai disegni, il penciler è il raffinato Adam Hughes che con il suo tratto fluido, elegante e lezioso rappresenta in maniera convincente l’aspetto alieno del Dr. Manhattan, l’intensa bellezza fisica di Silk Spectre (d’altronde, Adam è notoriamente apprezzato per la raffigurazione dei personaggi femminili) o la malinconica desolazione del deserto marziano, ricorrendo a un’inventiva costruzione della pagina. E vanno segnalati i colori tenui e crepuscolari della brava Laura Martin che contribuiscono a valorizzare ulteriormente le matite di Hughes.

L’albo si chiude con la saga del Corsaro Cremisi scritta da Len Wein e illustrata da John Higgins. Anche in questo caso, Wein scrive testi lirici e introspettivi e l’ottimo Higgins procede con gli esperimenti pittorici, realizzando tavole che assumono una valenza più horror e visionaria rispetto a quella dei capitoli precedenti. Da citare due splendide pin-up di Jim Lee e di Paul Pope. Nel complesso, al di là delle polemiche di Moore, il progetto Before Watchmen secondo me sta funzionando e questa miniserie va tenuta d’occhio.


Voto: 8

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