Scalped n. 10 – Recensione ultimo volume

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Si conclude Scalped, una delle serie più memorabili della Vertigo! Cosa accadrà a Dashiell Bad Horse, al Capo Red Crow e agli altri abitanti delle riserva Prairie Rose? Ce lo diranno Jason Aaron e R.M. Guéra nel dirompente capitolo finale della saga!

Scalped n. 10 – La Fine della Pista

Autori: Jason Aaron (testi), R.M. Guéra (disegni)

Casa Editrice: RW-Lion

Provenienza: USA

Genere: Thriller/Noir

Prezzo: € 11,95, 16,8 x 25,6, pp. 144, col.

Data di pubblicazione: dicembre 2012

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Epocale. Non c’è termine più appropriato per definire Scalped, dirompente serie thriller/noir ideata da Jason Aaron che sarà ricordata come una delle pietre miliari della Vertigo, al pari di Hellblazer, Swamp Thing, Preacher o Sandman. Le vicende rocambolesche e drammatiche di Dashiell Bad Horse, agente FBI infiltratosi nella riserva indiana Prairie Rose allo scopo di incastrare il Capo Red Crow dedito a loschi traffici, hanno avvinto un numero enorme di lettori ed anche per questa ragione Aaron è oggi uno degli autori di punta del comicdom statunitense.

Quando iniziai a seguire la serie fui subito ammaliato dal pathos e dall’intensità della trama e apprezzai l’idea indubbiamente originale di delineare un noir ambientato tra i pellerossa. Costoro peraltro furono fin dai primi episodi descritti in maniera non stereotipata: gli indiani di Aaron, infatti, non erano coinvolti nel misticismo e nelle tradizioni ancestrali e la loro vita era dolorosamente caratterizzata da miseria, alcol, degrado, violenza, droga e prostituzione. Insomma, la rappresentazione della società indiana fatta da Aaron era simile a quella reale e l’autore non si esimeva dal denunciare tale situazione.

Ma Aaron non si è dimenticato di scrivere un fumetto in cui il dramma, l’azione, soprattutto i continui, esasperati colpi di scena la facevano da padroni, al punto che ogni numero di Scalped risultava imprevedibile. Spesso ho temuto che il serial potesse subite un calo qualitativo. Infatti, è ricorrente avere a che fare con comic-book che partono con un’idea vincente per poi perdersi in maniera inconcludente dopo qualche mese. Per fortuna, non è stato il caso di Scalped.

Tuttavia, mi domandavo: e il finale? Si intuiva che i diversi fili narrativi, tra loro intrecciati, erano il preludio a una prorompente conclusione e la paura di rimanere deluso era elevata. Sono lieto di affermare che i miei timori si sono rivelati infondati. Il decimo volume che include i nn. 56-60 del mensile originale è una bomba. Sapevamo che Dash era riuscito a fare arrestare Red Crow e il tp si apre con la riproposizione di tale contesto. Ma poi Aaron spiazza tutti con un balzo temporale: i mesi sono passati, l’ex capo di Prairie Rose è ancora in carcere; Dash ha una storia d’amore con una donna che non è Carol; la vita nella riserva sembra migliorata; viene inaugurato addirittura un centro ricreativo dedicato alla memoria della madre di Dash; c’è un nuovo sceriffo e nel complesso l’esistenza è tranquilla.

Tutto è bene quel che finisce bene, quindi? Assolutamente no. È la calma che precede la tempesta. E che tempesta! Red Crow scopre qualcosa riguardante Dash che lo farà infuriare e lo spingerà a cercare vendetta una volta per tutte. Nietz, il cinico superiore di Dash, avrà molti motivi per non cantare vittoria. E non bisogna dimenticare che il folle Catcher è in circolazione e si lascerà dietro una scia di cadaveri. I nodi verranno al pettine e nell’ultimo, devastante episodio per Dash, per Red Crow e per Catcher nulla sarà più lo stesso.

Aaron non si risparmia e la violenza raggiunge un livello di efferatezza incredibile e scioccante. I testi hanno la tipica stringatezza hard-boiled che gli estimatori di Scalped hanno imparato ad apprezzare; ma non mancano momenti di malinconica poesia, specie nell’incedere riflessivo delle pagine finali, e sono convinto che nessun fan del serial rimarrà indifferente. Ma la fine di Scalped è un capolavoro anche per i disegni del penciler regolare R.M. Guéra. Con i suoi chiaroscuri, i giochi d’ombra suggestivi, la sublime caratterizzazione visiva dei personaggi, la raffinatezza e l’accuratezza delle ambientazioni, l’artista serbo realizza forse il suo lavoro migliore.

Il libro è inoltre corredato da una serie di schizzi di Guéra e da un’interessante post-fazione dello stesso Aaron e vanno inoltre segnalate le stupende cover del grande Jock e gli splendidi colori di Giulia Brusco. Da semplice lettore, ringrazio Aaron e Guéra per le emozioni che mi hanno donato con questo formidabile esito creativo e il ringraziamento va esteso a Karen Berger e a Will Dennis che anni fa diedero fiducia a uno sceneggiatore sconosciuto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e alla luce dei recenti, preoccupanti sviluppi della linea editoriale Vertigo, mi sentivo in dovere di puntualizzarlo. Chi non ha seguito Scalped ha commesso un grave errore, perdendo l’opportunità di leggere una serie che, come scrivevo all’inizio, era e rimane epocale.


Voto: 9

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3 Commenti

  1. Sono un fan di Brubaker versione noir ma il buon Aaron ha imbastito una trama incredibile,libera da stereotipi,con peraonaggi che pur rinchiusi in una riserva sono universali . In certi momenti si provano le vertigini per quanto la spirale autodistruttiva dei personaggi ci spinge verso un fondo che sembra sempre lontano e oscuro. Il finale con omaggio a Leone con il trio che ai punta la pistola non è troppo originale ( Tarantino docet) ma fa piacere che un buon autore riconosca ancora una volta il genio italico mai abbastanza osannato in patria.
    Scalped è stata la mia prima scelta indipendente “non pilotata” da fasti del passato o dal tam tam mediatico (sono relativamente giovane nel mondo dei comics) e sono orgoglioso di esserne stato uno dei sostenitori e promotore accanito

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