Arriva una graphic novel imperniata sull’efferata Banda Stern, simbolo di uno dei più controversi momenti della tormentata storia di Israele, scritta da Luca Enoch, disegnata da Claudio Stassi e pubblicata da Rizzoli/Lizard.

La Banda Stern

Autori: Luca Enoch (testi), Claudio Stassi (disegni)

Casa Editrice: Rizzoli/Lizard

Provenienza: Italia

Genere: Storico

Prezzo: € 16,00, 17 x 24, pp. 136, b/n

Data di pubblicazione: ottobre 2012

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Mi infastidisce molto scrivere questa recensione. La faccio per spirito di servizio e basta. Chiarisco subito che la lettura de La Banda Stern mi ha irritato e non appena ho chiuso il libro il mio commento a caldo è stato piuttosto colorito. Ma vanno altresì chiarite altre cose: quando si ragiona sulla politica dei governi israeliani non riesco a stare calmo poiché la reputo, specie nei confronti del popolo palestinese, criminosa oltre ogni dire.

Non apprezzo nemmeno l’ipocrisia che spinge questi governi a sputare sentenze sul terrorismo quando di fatto gli unici, veri atti terroristici sono compiuti da Israele a danno dei palestinesi e in certe occasioni, grazie al Mossad, pure di coloro che si permettono di esprimere una critica. Mi urta inoltre la compiacenza di tanti paesi occidentali, pronti a giustificare Israele per motivi legati al conformismo e a convenienze di bassa lega. Infine, reputo il sionismo un’ideologia malsana e perniciosa e prima di procedere ulteriormente chiarisco un altro punto.

Il sionismo è, appunto, un’ideologia politica, come il fascismo, il comunismo e così via. Può essere o no condivisa. Avversarlo non ha nulla a che fare con l’anti-semitismo. Lo scrivo poiché persone intellettualmente disoneste cercano a più livelli di far passare l’idea che essere anti-sionisti significhi essere anti-semiti. Ci sono ebrei che non sono sionisti e il sionismo non equivale necessariamente all’essere ebreo.

Perché tanti preamboli? Perché La Banda Stern, graphic novel scritta da Luca Enoch e disegnata da Claudio Stassi, mi ha indignato. L’autore sceglie di narrare un periodo controverso della tormentata storia di Israele, concentrandosi sulla Banda Stern. I membri di tale gruppo sionista si resero colpevoli di efferati atti di terrorismo, uccidendo, per esempio, un mediatore delle Nazioni Unite e organizzando un attentato all’Ambasciata britannica a Roma e queste sono appena due delle ‘prodi’ gesta di quel manipolo di macellai. Dopo lo scioglimento della Banda Stern, i componenti furono addirittura integrati nell’esercito israeliano e in seguito ottennero persino un’onorificenza (e pazienza se uno di loro era propenso ad allearsi con i nazisti pur di eliminare gli inglesi!). Nel libro Enoch narra questi e altri dettagli con una dovizia di particolari e un compiacimento sconcertanti.

Stante il fatto che trovo a priori discutibile dedicare un fumetto ai terroristi, ciò che ho trovato deplorevole è il fatto che l’autore non abbia inserito la story-line in una cornice etica e morale, trincerandosi dietro un pavido atteggiamento di equidistanza. Non c’è mai un commento sulle azioni compiute dalla Banda Stern; mai un giudizio; e la situazione dei popoli arabi, autentiche vittime della violenza israeliana, è sistematicamente trascurata e l’autore si guarda bene dal condannare la situazione orribile dei palestinesi. In cambio, è pronto a spiegare le ragioni di Israele con affermazioni agghiaccianti del tipo ‘Ovviamente anche gli arabi hanno i loro diritti ma i nostri sono molto più importanti e le nostre necessità passano sopra le loro!’. E ciò Enoch lo scrive come se niente fosse.

E qui vengo alle questioni per me cruciali: non capisco per quale motivo Enoch ha realizzato un libro del genere. E mi chiedo: da che parte sta? È contro la prevaricazione di Israele o la pensa come quelli della Banda Stern? Altrimenti a che scopo mettere sotto la luce dei riflettori degli assassini, per giunta presentandoli come eroi? La post-fazione da lui scritta non mi aiuta a formarmi un’idea precisa e l’ambiguità prevale. Comunque, l’opera in sé è mediocre, con lungaggini inutili e dialoghi piatti e noiosi. Quanto ai disegni, Claudio Stassi fa un buon lavoro con un tratto sporco e grezzo, funzionale ai fini della narrazione. Ma i disegni non mi spingono a promuovere il volume e non posso che bocciarlo. Un merito comunque ce l’ha: dimostra che Israele, riguardo al terrorismo, non può fare la morale a nessuno. Viva la Palestina.


Voto: 2

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3 Commenti

  1. Sinceramente… credo che abbiamo letto due libri diversi! Io l’ho apprezzato proprio per la capacità di alzare il velo del silenzio sul terrorismo ebraico! La posizione dei due autori poi mi sembra nettissima e… sostanzialmente d’accordo con te! Il mondo è bello perché è vario ;-) besos, c.

  2. “da che parte sta? ” Ma che strana domanda…Chiunque conosca minimamente Luca Enoch, abbia minimamente frequentato il suo blog o letto alcuni suoi albi conosce le sue idee, se vi è un’uomo che denuncia le ingiustizie del potere è lui.

    In quella frase che hai citato “Ovviamente…” c’è tutto.

    Cambia l’ordine, metti al posto di ebrei arabi e vedi cosa abbiamo. La stessa frase pronunciata, da decenni, da quanti strumentalizzano la causa dei Palestinesi per creare un nemico esterno su cui scaricare le rabbie e le frustrazioni delle popolazioni arabe.

    Che poi a battersi per i diritti degli arabi siano diversi ebrei e cristiani, mentre dalla parte araba a parlare in favore degli ebrei ( e dei cristiani, per tacer degli atei ) siano in pochi, anche perchè di là in genere gli sparano ( anche da noi ma pochissimi casi) bene questo fà la “differenza” fra la cultura cosiddetta “occidentale” e quella cosiddetta “Orientale”

    Petite difference.

    Quello della banda Stern eano altri tempi, altri luoghi. Altri giorni. Corretto ricordarli.

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