Ciao Francesca, grazie per il tempo che ci dedichi e direi che, nonostante la nostra Francesca Guarracino abbia già parlato di Niki Batsprite su MF, direi che è d’obbligo chiederti di presentarti e di descrivere al meglio il tuo fumetto.
Grazie a te.
Mi chiamo Francesca Urbinati, chi mi conosce mi descrive come un buffo esemplare di essere umano. Ho studiato disegno animato e lavorato in diversi settori della grafica prima di approdare al fumetto, perciò trovo difficile darmi un’etichetta.

Credo che la più adatta sia “raccontastorie”.
Il fumetto di Niki Batsprite l’ho fortemente voluto per ridare ai lettori il senso di avventura e meraviglia a cui eravamo abituati da bambini, quelle farfalle nello stomaco che si agitano quando ci accorgiamo che di un personaggio c’importa qualcosa, o un evento inaspettato ci fa dubitare del lieto fine.

Stai parlando con uno al quale i personaggi antropomorfi e il segno manga restano un pochino indigesti. Certamente colpa del mio bagaglio culturale e non certo delle belle proposte che si trovano in giro, ma convincimi perché dovrebbe piacermi il tuo fumetto.
Quante volte, leggendo un racconto o guardando un film, ci siamo resi conto di sapere già come sarebbe andata a finire?
La trama di Niki Batsprite scardina tutto ciò all’origine: non solo i personaggi percepiscono la bontà o meno del prossimo, ma il protagonista stesso è esattamente metà buono e metà cattivo. Non è un eroe, un antieroe, un cattivo che diventa buono o viceversa. E’ semplicemente “lui”, che tra una comica disavventura e l’altra cerca di ritagliarsi il proprio posto nel mondo. Rispecchia ognuno di noi; per questo è un ottimo compagno di viaggio.

Il fumetto contiene altri ingredienti interessanti: situazioni comiche che stemperano temi profondi, personaggi colorati, avventura, sentimenti, la spinta a migliorarsi sempre e comunque.
Ogni lettore, anche se cresciuto o non avvezzo al genere, può ritrovarsi in almeno uno di questi aspetti e scoprire di apprezzare Niki proprio per i suoi difetti, preoccuparsi per il tenero Moari e non veder l’ora di strozzare quell’impiccione di Penguin Guy

Qual è la tua esperienza? Quali studi hai svolto?
Prima ancora d’imparare a leggere, ero una gran divoratrice delle fiabe in audiolibri che uscivano in edicola. Sono seguiti i libri illustrati di Disney e le strisce dei Peanuts, Asterix e dei Puffi. Poi due grandi svolte: il videoregistratore e i videogiochi sul mitico Commodore 64. Potevo rivedere i miei film e cartoon preferiti ogni volta che volevo, e nel caso dei videogiochi perfino guidare il protagonista sullo schermo. Era meraviglioso!

Ho studiato cinema d’animazione all’Istituto d’Arte di Urbino, a cui è seguita una specializzazione in animazione 3D. Ogni minuto libero lo spendevo a leggere tutto ciò che mi capitava a tiro, disegnare, esplorare videogiochi oppure imprecare contro i primi software di grafica 3D.

Qual è la tua fonte d’ispirazione? Hai qualche autore di riferimento?
Perfino le storie più indigeste hanno qualcosa da insegnare -magari su come NON scrivere una storia. Credo che l’ispirazione nasca dalla curiosità, dall’approfondire anche ciò che al primo impatto pensiamo non faccia per noi o che, come accennavo prima, pensiamo di saper già come andrà a finire.

L’ispirazione è davvero ovunque, l’ho trovata in migliaia di opere e situazioni diverse. Alcune influenze sono più coscienti e marcate di altre, tanto da citarle in Niki Batsprite come ringraziamento per gli autori che mi hanno regalato emozioni e insegnamenti preziosi.

Preferisco pensare a Niki Batsprite come a un lavoro di gruppo che coinvolge tutti coloro che nel tempo mi hanno ispirata e sostenuta, a cui si sommano gli spunti e i contributi da parte dei lettori.

Nella tua opera sono evidenti alcuni stilemi di chiara derivazione giapponese, così come alcune scelte narrative che appaiono mutuate dai manga. In che misura ritieni che il tuo stile sia stato influenzato dall’estetica di matrice nipponica?
Qualcuno dice che disegno in stile manga, altri in stile disneyano. Credo che nessuno di loro abbia torto. Negli anni ho coltivato entrambi più o meno in egual misura e col tempo i due filoni si sono fusi sia a livello grafico che di narrazione, almeno per quanto riguarda Niki Batsprite.

Infatti, mentre per il fumettista lo stile personale spesso diventa un marchio, il cartoonist deve sapersi mimetizzare di volta in volta col character design imposto dalla produzione e identico in tutto il film.
Venendo dal disegno animato, conto molto su questa capacità di adattamento per dare ai prossimi progetti l’alchimia perfetta tra estetica e narrazione. Magari non riconoscerete a colpo d’occhio il mio zampino, ma se sarà un buon lavoro vi piacerà ed è questo che conta.

C’è un mangaka o un manga in particolare a cui ti rifai consapevolmente nel creare atmosfere e suggestioni della tua opera?
Ammetto che questo genere di domande mi imbarazza molto. Di solito gli autori rispondono snocciolando nomi famosi e rispettati. Nel mio caso è quasi tutto inconscio.
Quando un dettaglio mi colpisce -un mix di colori, la precisione di un tratto, la regia di una scena- ne faccio tesoro in una specie di biblioteca mentale. Lì i particolari si mescolano, i riferimenti si perdono, gli elementi si combinano tra loro come molecole creando spunti inattesi. Di certo devo ringraziare una folla di mangaka e illustratori orientali, più di quanti sia in grado di richiamare a memoria.

La scelta di personaggi antropomorfi sembra inoltre ricondurre anche alla tradizione del fumetto umoristico e dell’animazione di stampo disneyano. C’è qualche elemento specifico della grande tradizione Disney a cui si deve la tua ispirazione?
Ho sempre trovato gli animali più interessanti rispetto alla figura umana, sono una sfida in tutti i sensi e in grado di arrivarti al cuore con un solo sguardo. Infatti di Walt Disney adoro soprattutto i paperi, Robin Hood, gli Aristogatti, il Re Leone e la serie dei Gargoyles; anche se La Sirenetta e La Bella e la Bestia meritano un posto speciale.

Da piccola sognavo di animare i lungometraggi Disney, perciò ero a caccia continua di retroscena e interviste agli addetti ai lavori. In seguito, pur allargando gli orizzonti ho fatto tesoro di quel periodo. Il pensiero Disney è poetico e alcune nozioni sono una vera illuminazione per chi vuole imparare a raccontare coi disegni. Li ritengo un fondamento imprescindibile per qualsiasi progetto, perchè perfino una singola illustrazione racchiude in sé una storia.

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