Neil Gaiman’s Midnight Days – Recensione

Pubblicato il 20 Dicembre 2012 alle 10:46

Arriva un tp che propone alcune storie ideate dal geniale autore di Sandman, Neil Gaiman, alle prese con la mostruosa Cosa della Palude, John Constantine, il Sandman della Golden Age e altri personaggi DC!

Neil Gaiman’s Midnight Days

Autori: Neil Gaiman, Matt Wagner (testi), Stephen Bissette, John Totleben, Richard Piers Rayner, Mike Hoffmann, Mike Mignola, Dave McKean, Teddy Kristiansen, Sergio Aragones (disegni)

Casa Editrice: RW-Lion

Provenienza: USA

Genere: Horror/Fantasy

Prezzo: € 18,95, 16,8 x 25,6, pp. 176, col.

Data di pubblicazione: ottobre 2012

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Al pari di Alan Moore e Grant Morrison, il geniale Neil Gaiman può essere considerato uno degli autori più innovativi e importanti del comicdom a livello mondiale e lo dimostra il suo capolavoro Sandman. Oltre alle avventure di Morfeo, Neil scrisse le miniserie Black Orchid (suo primo lavoro per la DC) e Books of Magic. Poi realizzò qualcos’altro: per esempio, uno splendido one-shot su Superman e Lanterna Verde e due episodi di Batman successivi alla run di Morrison.

Il tp Neil Gaiman’s Midnight Days include altre opere che Neil firmò per l’etichetta statunitense, ad eccezione di un brevissimo episodio di Secret Origins riguardante Poison Ivy che può essere ritenuto un prologo di Arkham Asylum degli amici Morrison e McKean. Va chiarito che il volume è pregevole e non può mancare nella collezione dei tanti lettori che adorano lo scrittore di American Gods.

Il libro si apre con Swamp Thing Annual n. 5, dedicato alla mostruosa Cosa della Palude inventata da Len Wein e che costituì il trampolino di lancio del Bardo di Northampton, Alan Moore. L’annual è costituito da tre storie. La prima, caratterizzata da un’atmosfera visionaria e allucinatoria che rimanda alla fantascienza new wave, ha come protagonista un antesignano di Swampy e Neil cerca di avvicinarsi allo stile di Moore. I rimandi al Magus sono rafforzati dal fatto che a disegnarla ci sono Stephen Bissette e John Totleben, pencilers che lavorarono insieme ad Alan. Con il tratto lisergico e psichedelico che li contraddistingue, rendono certo giustizia alle perturbanti fantasie di Neil.

Nel secondo episodio Neil si concentra sul simpatico hippy Chester e su Liz Tremayne, noti comprimari della serie; ma non manca Abigail Arcane e si notano apparizioni di eroi DC del calibro di Batman, Steel e Firestorm. E Neil ripesca un vecchio e stranissimo personaggio inventato dal glorioso Joe Simon, co-creatore di Capitan America: Brother Power, pupazzo animato ispirato alla psichedelia dei sixties, analogo al bizzarro Prez, sempre ideato da Simon e riproposto da Gaiman in un numero di Sandman.

La story-line, malinconica e introspettiva, ha a che fare con le utopie sessantottine, con la Love Generation e con il disincanto suscitato dall’era reaganiana in tutti quelli che, come Chester e un misterioso agente governativo, avevano creduto nell’immaginazione al potere. Ci sono momenti horror, con riferimenti alle allucinazioni oniriche di Philip K. Dick e alla poesia lisergica di Allen Ginsberg, e pure stavolta Neil si diverte ad omaggiare Alan Moore, riuscendo a mimare in maniera impeccabile il suo lirismo. Ai disegni si segnalano i bravi Richard Piers Rayner e Mike Hoffmann.

L’annual si conclude con un breve e spiazzante episodio dedicato all’agghiacciante Uomo Floronico alle prese con una driade dei boschi e con un esponente del Parlamento degli Alberi. Nell’arco di poche pagine, Gaiman dimostra di comprendere perfettamente la dissociata psicologia di Woodrue e ci dona un piccolo gioiello dalla conclusione ambigua, aperta a una miriade di interpretazioni, e impreziosito dal segno incisivo del grande Mike Mignola.

Si passa poi al n. 27 di Hellblazer che molti utenti probabilmente già conoscono. In una Londra cupa, spettrale e sporca, visualizzata da un oscuro e pittorico Dave McKean, John Constantine dovrà confrontarsi con il fantasma di un disperato barbone, simbolo desolante della Gran Bretagna razzista e classista dell’epoca Thatcher. I testi di Neil sono poesia pura e valorizzati da una musicalità e un’intensità innegabili.

È poi il turno del piatto forte del sommario: uno stupendo one-shot relativo a Wesley Dodds, il primo Sandman della Golden Age titolare di un ottimo mensile Vertigo sceneggiato dall’eccellente Matt Wagner. Quest’ultimo propose a Neil di scrivere insieme una storia basata sull’incontro tra il vigilante con la maschera antigas e il Dio dei Sogni Morfeo. Ma c’era un problema. Wesley agiva negli anni trenta e in quel periodo Morfeo era imprigionato in una bottiglia di vetro e perciò era impossibile un team-up tra i due. Ma Gaiman si mise d’impegno e trovò una soluzione.

Non anticipo nulla ma posso affermare che l’episodio è eccezionale. Gaiman e Wagner si sbizzarriscono delineando un noir dai toni horror con una pletora di riferimenti: l’occultismo di Aleister Crowley, la Thelema, l’esoterismo nazista, la scrittura decadente, l’omosessualità, il dandismo fin-de-siécle, la psicoanalisi di Freud, il sadomasochismo studiato da Kraff-Ebing, i poeti romantici e simbolisti. Gaiman concepisce dialoghi criptici e ricchi di significati reconditi (non ignorate quelli della sequenza della festa).

Sebbene Wesley e la sua compagna Diane Belmont siano i veri e propri eroi della trama, il one-shot rientra a pieno titolo nel canone di Sandman e coloro che lo leggeranno capiranno il motivo. Basta tale particolare, quindi, per intuirne l’importanza. Il penciler Teddy Kristiansen, con il suo tratto contorto, rende bene l’atmosfera gotica di perversione che permea l’intera vicenda, ispirata alle pratiche sataniche e sessuali delle logge stile Ordo Templi Orientis.

Il tp si conclude con un racconto umoristico scritto da Neil e disegnato da Sergio Aragones. In apparenza è una satira di Caino e Abele, noti ai fan di Sandman, ma si tratta in realtà di un affettuoso omaggio alle riviste horror made in DC degli anni settanta. Una di esse, Plop!, era un inclassificabile mix di situazioni macabre e comiche che vedevano spesso protagonisti Caino e Abele, appunto, l’enigmatica Eva e altri character di genere mistico/esoterico. Infatti Neil ne approfitta per prendere in giro anche lo Straniero Fantasma e nel complesso la storia va intesa come una nostalgica dichiarazione d’affetto nei confronti del classico fumetto americano dei seventies.

Neil Gaiman’s Midnight Days è l’ennesima prova del talento poliedrico di colui che, come ho scritto all’inizio, è uno degli autori più importanti del comicdom mondiale, insieme ad Alan Moore e a Grant Morrison. Questa proposta non deluderà gli estimatori dei comic-book targati Vertigo. Da non perdere.


Voto: 8

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