Si può raccontare una breve storia utilizzando solo i simboli? La risposta la fornisce il gruppo H-57 in un volume peculiare targato Rizzoli intitolato Shortology: quando grafica e narrativa si uniscono in un bizzarro connubio.

Shortology

Autori: Matteo Civaschi,  H-57 (disegni)

Casa Editrice: Rizzoli

Provenienza: Italia

Genere: Underground

Prezzo: € 9,90, pp. 224, col.

Data di pubblicazione: luglio 2012

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Sin dall’alba dei tempi l’uomo ha provato il desiderio di narrare storie e di metterle per iscritto. Ma prima dell’avvento dell’alfabeto ci si esprimeva con le immagini e l’esempio dei geroglifici è significativo. In certi casi è indispensabile esprimere determinati concetti con le parole; in altri, invece, un’immagine vale di più. Nello specifico della dimensione creativa, poi, non esiste una regola precisa e le opzioni possono essere disparate.

Per ciò che concerne il fumetto, il disegno è essenziale quanto il testo e i comics migliori sono quelli caratterizzati da un perfetto equilibrio tra immagine e parola scritta. Con l’avvento di Internet, tuttavia, si sono diffuse sperimentazioni che hanno dimostrato, al di là del giudizio che si può dare, l’esistenza di nuove modalità narrative. Lo statunitense artista underground Waxwork, per esempio, scrive racconti usando immagini computerizzate; Derek Pell, invece, ha scritto romanzi e short stories inserendo all’interno del testo disegni e vari elementi visivi; e la lista di creativi impegnati in tal senso potrebbe continuare.

Il gruppo H-57 ha compiuto un’operazione più radicale. Due componenti di questo collettivo di graphic designer, Matteo Civaschi e Gianmarco Milesi, si sono posti una domanda: è possibile narrare una storia breve utilizzando solo simboli? La risposta è stata affermativa e, tra un impegno professionale e l’altro, si sono cimentati nella creazione di sintetiche narrazioni, inserendole poi in rete. Nel giro di poco tempo hanno ottenuto riscontri positivi ed è nato un libro: Shortology.

Le storie vedono come protagonisti personaggi famosi: i Beatles; Maradona; Van Gogh; George W. Bush e così via. In altre gli autori si concentrano su concetti: l’evoluzione umana, l’opera o la guerra civile americana. Ognuna di esse va osservata con attenzione in modo da comprendere la sequenza che costituisce la story-line. Si parte con un’immagine che raffigura il personaggio, l’oggetto o la situazione da descrivere; poi c’è una freccia che indica il passaggio del tempo e conduce a un ulteriore simbolo, l’elemento secondario che presuppone la conseguenza di un’azione, un incontro, un evento cruciale; e si procede in questa maniera.

Alcune storie sono semplici mentre altre hanno uno schema più complesso e intrecciato. Sono evidenti gli intenti umoristici dell’operazione e alcune parti del libro mi hanno fatto pensare allo stile pop degli anni sessanta, rivisto in una chiave internettiana tipica dei nostri giorni. In ogni caso, però, malgrado si possa indubbiamente affermare che si tratti di un esperimento interessante, non mi mancano le perplessità. Innanzitutto, non so classificare Shortology. Non è un comic in senso stretto e dubito che il lettore che frequenta le fumetterie possa gradirlo. Non è neanche un’opera narrativa canonica poiché non esistono testi. Di conseguenza, la reputo di per sé curiosa se inserita nel contesto di un web, ambito senz’altro più appropriato; ma pubblicare un intero libro che offre solo ed esclusivamente immagini schematiche è eccessivo e non mi sento, in tutta onestà, di promuovere un prodotto del genere.


Voto: 5

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