I supereroi sono dappertutto. Impazzano sul grande schermo, in tv e, naturalmente, nei fumetti. A riprova di tale popolarità, i cinecomics The Avengers e Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno hanno registrato i due maggiori incassi del 2012. Eppure, tutti vogliono somigliare a Paris Hilton, essere rock-star o partecipare a stupidi reality show e nessuno vuol essere un supereroe. Possibile che nessuno abbia mai pensato di farlo davvero?

Autori: Mark Millar (Testi); John Romita Jr. (Testi e disegni); Tom Palmer (Disegni e chine); Dean White (Colori); Bryan Hitch (cover alternative); Paul Mounts (colori cover alternative).

Casa editrice: Icon

Genere: Supereroi

Paese: USA

Prezzo: 2,99 $

Data di pubblicazione USA: 20 ottobre 2010 – 21 marzo 2012


Cosa succederebbe se, nel mondo reale, qualcuno decidesse di emulare un supereroe, di mettersi una calzamaglia e andare a pattugliare le strade? Sarebbe un atteggiamento razionale o l’emulazione di un folle? Quali sarebbero le conseguenze sulla sua vita privata? E che impatto avrebbe sull’opinione pubblica? Da questi interrogativi nasce Kick-Ass, graphic novel cult scritta dal controverso Mark Millar, disegnata da John Romita Jr. e pubblicata nel 2008 da Icon, sottoetichetta Marvel.

Dave Lizewsaki, un qualunque giovane nerd newyorkese, sfigato con le ragazze e appassionato di supereroi, decide di diventare il vigilante Kick-Ass con un ridicolo costume verde ed armato di manganelli. Scoprirà subito che il mondo reale è ben diverso dai fumetti beccandosi una pugnalata nello stomaco già alla prima ronda. A lui si affiancano Big Daddy e Hit-Girl, padre e figlia, violentissimi psicopatici, e Red Mist che si rivela un traditore per compiacere il padre, il boss mafioso Genovese. Tutto si risolve in un bagno di sangue dal quale Kick-Ass e Hit-Girl escono malconci ma vincitori. Un’opera cinica e spietata nella quale Millar disillude con brutale realismo i più nobili ideali supereroistici frustrando sul nascere qualsivoglia risvolto epico.

Il successo del fumetto ha spinto il regista Matthew Vaughn a dirigere una trasposizione per il grande schermo, uscita nel 2010, godibile seppure solo parzialmente fedele, molto più buonista e condiscendente verso il pubblico. Proprio in questi giorni sta entrando in produzione il sequel, diretto da Jeff Wadlow e con Jim Carrey nel cast. Il rapporto di Millar con le major hollywoodiane è sempre stato abbastanza discutibile, basti pensare che ha partecipato in veste di co-prodotture al totale stravolgimento di Wanted, forse la sua graphic novel migliore, per l’adattamento cinematografico.

Nel finale di Kick-Ass, la piccola Hit-Girl, rimasta orfana di Big Daddy, abbandona l’attività di vigilante e va a vivere con sua madre ed il suo patrigno, l’agente di polizia Marcus Williams. Millar ha ammesso di aver aggiunto quest’ultimo personaggio nella graphic novel solo per restare fedele alla storyline cinematografica ed è una scelta che dà da pensare. Quanto accaduto ad Hit-Girl tra il primo capitolo e questo sequel viene raccontato nella miniserie a lei intitolata e in corso di pubblicazione. Fatto sta che la ritroviamo niente affatto contenta della sua vita civile ma tornare ad essere una vigilante è fuori discussione con un padre poliziotto tra i piedi.

Kick-Ass prosegue invece la sua lotta al crimine ispirando, come visto nell’epilogo del primo episodio, tutta una serie di emulatori che si uniscono nella Justice Forever, un team che rifà il verso sia alla Justice League della DC che ai Vendicatori Marvel. Naturalmente, al supergruppo risponde una squadra di supercriminali, i Toxic Mega-Cunts guidati da Red Mist, che fa il suo ritorno assetato di vendetta col nome di battaglia Motherfucker, spalleggiato dalla giunonica e glaciale Mother Russia, ex-spetsnaz ed ex-KGB, perfetta controparte di Hit-Girl.

Le cose si mettono male e le azioni di Dave avranno gravissime ripercussioni sulla sua vita privata. La storia sfocia in una grandissima battaglia tra le due fazioni per le strade di New York. Ancora una volta, il vero avversario da affrontare per Kick-Ass è la vita reale dove se colpisci un villain non lo mandi semplicemente k.o. ma rischi di procurargli gravi lesioni e di avere la sua vita sulla coscienza. Nel mondo reale la polizia non spalleggia i supereroi ma li ritiene degli psicopatici in costume da sbattere in cella. Ancora peggio, l’etica dei supereroi si rivela ingenua e viene ritorta contro di loro.

Dal punto di vista grafico, il sequel non si discosta dal predecessore. Romita Jr. è sempre straordinario nella caratterizzazione fisiognomica dei personaggi. L’illustratore interpreta la sceneggiatura conferendo ritmo cinematografico alla lettura, resa ancor più scorrevole dai dialoghi diretti ed espliciti, marchio di fabbrica di Millar, e da didascalie introspettive centellinate. Anche le splash-page vengono utilizzate di rado solo per esaltare i momenti più enfatici della narrazione. La storia abbonda anche stavolta di scene action iperviolente e di grande effetto tra schizzi di sangue, esplosioni e linee cinetiche che rendono le sequenze sempre dinamiche. Ottima la rifinitura di Tom Palmer alle chine, fondamentale e suggestiva l’illuminazione realistica di Dean White.

E’ un sequel gradevole che presenta una divertente evoluzione nelle dinamiche narrative ma non riesce a dire nulla di più del capostipite sul piano tematico e concettuale. Anzi, il finale, nella sua drammaticità, riesce a rivelarsi addirittura meno cinico e più positivo tradendo in parte lo spirito dell’opera originale. Pleonastico ma spassoso e graficamente impeccabile.


Voto: 7

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