Ainu

Golden Kamuy è un manga pubblicato per la prima volta in Giappone sulla rivista Weekly Young Jump di Shueisha nell’agosto del 2014; è ambientato nell’era Meiji (1868-1912) e narra le avventure di Saichi Sugimoto, un veterano della guerra Russo-Giapponese e di Asiripa, una giovane ragazza ainu.

Chi sono gli Ainu?

Gli ainu (letteralmente “umani”) sono un gruppo etnico stanziato soprattutto nel nord dell’Hokkaido, sulle isole Curili e sull’isola di Sakhalin, situata nella parte più ad est della Russia; considerati i primi abitanti dell’arcipelago giapponese, con il tempo furono costretti a rifugiarsi verso nord a causa dell’invasione delle antiche popolazioni provenienti dalla penisola coreana.

Gli Ainu nell'universo di Golden Kamuy

Già nell’antichità in Giappone vigeva l’ideologia secondo cui, per avere la meglio sugli altri popoli, era necessario rendere il paese del sol levante una nazione etnicamente unita, unica ed omogenea; tutte le persone facenti parte di minoranze etniche, come i nippocoreani, ovvero i discendenti di immigrati della vicina penisola, venivano fortemente discriminati. Nel 1939 queste minoranze vennero costrette a rinunciare persino ai loro nomi di origine e ad adottarne uno giapponese.

Ma gli ainu furono trattati ancora più duramente a causa del loro stile di vita, considerato più “selvaggio” perché legato alla caccia e alla pesca e in stretto contatto con la natura; vennero spinti ad adattarsi alla cultura dominante, comportandosi da giapponesi e abbandonando le loro tradizioni, la loro religione, il loro idioma.

Gli Ainu in Golden Kamuy

Il manga Golden Kamuy, scritto ed illustrato da Satoru Noda, è ambientato proprio in questo periodo di forte discriminazione; ma la cosa che lo rende ancora più interessante è che l’autore, invece di focalizzarsi sull’immagine della popolazione ainu come vittima della modernizzazione, pone enfasi sulla loro quotidianità esaltandone lo stile di vita.

Attraverso il personaggio di Asiripa, Noda riesce a fornire ai lettori diversi dettagli riguardanti la caccia, la cucina, i costumi, le credenze e i rituali: in passato gli ainu vivevano per lo più di caccia e la loro dieta tradizionale era caratterizzata da selvaggina, come cervi, orsi, conigli e volpi;  da pesce come il salmone, e da orche e balene ma solo quando esse erano già morte poiché venerate come “Repun Kamuy”, ovvero divinità del mare.

Gli Ainu nell'universo di Golden Kamuy 2

Per condire le loro pietanze utilizzavano tuberi e piante selvatiche che si trovavano nelle foreste dell’Hokkaido a seconda della stagione, come la cipolla selvatica detta “pukusa” e l’anemone detto “pukusakina” (in primavera).

A differenza dei Giapponesi, gli ainu non consumano quasi mai la carne cruda fatta eccezione per il “citatap” (letteralmente “tritare”), un piatto costituito da carne tritata cruda; per il resto la loro cucina consisteva per lo più di zuppe denominate “Ohaw”.

Sotto l’influenza giapponese anche la dieta ainu ha subito delle modifiche per adeguarsi al nuovo stile di vita, per cui ad esempio in alcune pietanze vengono utilizzati ingredienti, come il miso e la salsa di soia, che prima non erano aggiunti e che fanno parte della cucina tradizionale giapponese.

Per quanto riguarda le loro credenze, essi praticavano una religione animista simile allo Shintoismo, in quanto credevano che in tutte le cose della natura dimorassero degli spiriti. Anche se non tutti gli animali incarnavano una divinità, detta “Kamuy”, secondo gli Ainu ne esistevano diverse:

Il “Kim-Un Kamuy” era la divinità degli orsi e delle montagne; il Repun Kamuy (orche/balene) era la divinità del mare; il Kamuy huci era la divinità della terra.

Come afferma Asiripa nel primo volume del manga, gli ainu non consumavano mai la carne di un animale che ha ucciso un uomo poiché era considerato uno “wenkamuy”, ovvero una divinità malvagia.

Gli Ainu e Satoru Noda

Tutte queste informazioni sono frutto delle ricerche che l’autore ha effettuato un anno prima della pubblicazione del manga, con la collaborazione del professore di lingua ainu dell’università di Chiba, Hiroshi Nakagawa.

In un’intervista per il quotidiano “Asashi” il professore si dice entusiasta del lavoro di Noda e di come è riuscito a descrivere nei minimi dettagli le abitudini di questa etnia che ormai sta quasi per scomparire.

Ciò che rende questo manga ancora più coinvolgente è l’utilizzo dei vocaboli ainu per riferirsi ,ad esempio, alle piante dell’Hokkaido legate alla loro dieta e all’utilizzo di espressioni quali “hinna”, un modo per mostrare gratitudine per il cibo ricevuto.

L’ampia raccolta di notizie sul mondo degli ainu e l’umorismo con cui vengono rappresentate le scene in cui Asiripa insegna a Sugimoto le usanze della sua cultura, hanno contribuito enormemente al successo di questo manga di cui è stata prodotta anche una serie animata arrivata ormai alla sua terza stagione.

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