Dragon Hoops, il miglior libro agli Harvey Awards 2020, arriva in Italia grazie e Tunué che accoglie nel suo catalogo un autore dalla voce sicuramente peculiare del fumetto americano ovvero quel Gene Luen Yang conosciuto ai più per i suoi lavori in DC.

Dragon Hoops – nerd vs sport

Prima di diventare un autore di fama internazionale, Gene Luen Yang è stata per quasi vent’anni professore di informatica alla Bishop O’Dowd High School di Oakland (California).

Ed è proprio dalla Bishop O’Dowd High School che prendono il via le vicende di Dragon Hoops. Dopo aver pubblicato il suo primo lavoro, Yang non trova l’ispirazione giusta per iniziare il prossimo e così, per pura curiosità e dopo un suggerimento indiretto della moglie, decide di raccontare quello che lo circonda partendo da quello che è il fiore all’occhiello della scuola: la squadra di basket.

Yang stringe prima amicizia con il coach Lou Richie grazie al quale ricostruisce la gloriosa storia della squadra di basket e del suo mitico coach Mike Phelps. Mentre si ricostruisce la storia della pallacanestro, l’autore approfondisce ovviamente anche la storia dietro il roster della squadra capitanata dalle due superstar Ivan Rabb e Paris Austin e scoprendo così un mosaico fatto di culture e storie diverse.

Dalle origini nigeriane di Arinze Chidom allo studente cinese in visita per un programma scambio Qianjun “Alex” Zhao fino a Jeevin Sandhu, ragazzo americano di fede Sikh e bollato dai tifosi avversari alle partite come “arabo” o “terrorista”.

Mentre Yang viaggia con la squadra, e capisce i meccanismi della cultura dello sport, ci racconta la stagione 2015 e il viaggio degli Bishop O’Dowd verso il campionato nazionale.

Dragon Hoops – 1/3 biografia, 1/3 graphic journalism e 1/3 spokon

Dragon Hoops è un libro massiccio, oltre 400 pagine, ma di una facilità disarmante. Il merito è tutto di una miscela di generi che Gene Luen Yang forse confeziona inconsciamente e che unisce il racconto autobiografico, il graphic journalism e lo spokon, il fumetto sportivo di estrazione nipponica.

Un lavoro eccellente per un libro sorprendente che vuole parlare della realtà, e di temi come inclusione e razzismo, e ci riesce senza risultare forzato o stucchevole usando la “metafora” dello sport in maniera viva e vibrante.

Si tratta quindi di mostrare da un lato la nascita di uno sport che è riuscito ad unire vari continenti in diverse epoche dopo essere nato per necessità negli USA. Quella stessa necessità che, in gradi diversi, unisce i giocatori della Bishop O’Dowd.

Yang osserva con gli occhi imparziali di un vero giornalista la tensione fra il riscatto sul campo e le storie personali dei giovani atleti che incarnano diversi gradi di “discriminazione”. Dai più classici atleti afroamericani provenienti da quartieri a rischio fino a studenti stranieri ma anche storie più personali come fratelli continuamente in competizione o chi vive la propria fede quotidianamente scansando gli stereotipi.

Ma non solo perché fra “intermezzi” biografici, l’autore, grazie al rapporto diretto con l’allenatore della squadra, traccia un affresco realistico ed entusiasmante di una cultura dello sport inteso come luogo del riscatto ma anche dell’estrema democrazia forse lontano dal nostro modo di vedere le competizioni soprattutto quelle non professionistiche.

Per questo motivo Dragon Hoops è un libro consigliato sicuramente a giovani lettori, grazie al suo stile facile e diretto, ma anche agli appassionati di pallacanestro a  360° gradi.

Dragon Hoops – i disegni

La grande “accessibilità” e trasversalità di Dragon Hoops è data anche dallo stile semplice e accattivante di Gene Luen Yang.

L’autore infatti preferisce un approccio non realistico che gli permette di giocare meglio sull’espressività immediata e simpatetica dei personaggi (meno linee equivalgono ad una sforzo di decifrazione più basso) senza però lesinare su dinamismo delle poche ma puntuali scene di gioco.

La costruzione della tavole è regolare con una predilezione per la verticalità il che rende la lettura scorrevole. Non mancano pagine intere o piccole variazioni nella disposizione delle vignette che costituiscono una eccezione alla regola e sono legate a specifiche esigenze come le già citate sequenze di gioco.

Ottimo l’apporto ai colori di Lark Pien la cui paletta è molto smorzata nelle tinte ma non per questo meno efficace anche grazie alla scelta di una stesura piatta che lascia molto spazio ai neri del tratto di Yang di loro molto efficaci.

Dragon Hoops  – l’edizione Tunué

Tunué confeziona per l’edizione italiana di Dragon Hoops un solido volume cartonato dall’ottima resa grafica. Il volume è impreziosito dalla lunga sezione di note, con puntuali riferimenti bibliografici e storici, dello stesso autore e contenuta nell’edizione originale del graphic novel.

L’ottima cura carto-tecnica purtroppo non si traduce in una traduzione e soprattutto in un adattamento all’altezza. Soprattutto da quest’ultimo punto di vista il volume italiano è altamente deficitario con svariate leggerezze e l’utilizzo di termini che non appartengono assolutamente al gergo cestistico (sarebbe bastato interpellare un qualsiasi appassionato di pallacanestro per correggere queste imprecisioni) che culminano per esempio nella traduzione del termine camp – come in training camp – con un orrendo campeggio.

Discutibile in tal senso anche la scelta di tradurre alcuni termini lasciando altri in originale come per esempio layup che poteva essere benissimo tradotto con un ottimo sottomano.

Acquista Dragon Hoops cliccando QUI

telegra_promo_mangaforever_2

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui