Tsukimi: la festa della luna

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In Giappone nel mese di Ottobre si festeggia lo Tsukimi, tradotto come “osservare la luna”; questa festa tradizionale risale al periodo Heian (794-1185 d.C) e si pensa abbia avuto origine con l’introduzione del festival autunnale cinese, durante il quale i nobili si riunivano per ascoltare musica e comporre poesie al chiaro di luna.

Tale festività consta di due momenti dell’antico calendario luni-solare: il primo, detto tsukimi, si celebra per festeggiare la luna piena del 15° giorno dell’ottavo mese che, per quest’anno 2020, si verifica il 01 ottobre (che quest’anno corrisponde con la luna piena); il secondo invece è sempre ad ottobre, e cade il 13° giorno del nono mese che corrisponde al il 29 ottobre di quest’anno, il momento in cui si omaggia la luna crescente; durante tali occasioni si rende onore alla luna, simbolo di fortuna e buon auspicio, offrendole dei dolcetti di riso chiamati “tsukimi dango”.

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Gli Tsukimi Dango

È bene ricordare che la religione giapponese (shintoismo) è stata da sempre legata alla natura e ai cicli agricoli, per cui durante lo tsukimi, si offrono alla luna anche dei ciuffi di susuki (una pianta appartenente alla famiglia delle graminacee molto simile a quella del riso, il quale durante questo periodo non è ancora arrivato a maturazione) per assicurarsi un cospicuo raccolto del prezioso cereale fondamentale per l’alimentazione nipponica.

Nel corso delle due occasioni i doni vengono lasciati fuori le dimore affinché la luna possa “prenderli”; in passato i dolcetti venivano “rubati” dai bambini del villaggio e agli offerenti, piaceva credere che fosse proprio la luna ad accettarli, perché ciò significava che avrebbero avuto molta fortuna con il raccolto.

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I doni offerti alla luna

Il coniglio lunare

Secondo i giapponesi sulla superficie della luna piena sarebbe visibile un coniglio con affianco un pestello da cucina; una figura leggendaria legata ad una antica fiaba buddhista denominata Śaśajâtaka:

nel giorno dell’ Uposatha (giornata sacra per la religione buddhista e dedicata alla meditazione e alla carità), una scimmia, una lontra, uno sciacallo e un coniglio decisero di cimentarsi in atti di beneficenza; avendo incontrato un viandante sfinito dalla fame, decisero di procurargli del cibo. La scimmia, grazie alla sua agilità, riuscì ad arrampicarsi sugli alberi e a cogliere della frutta; la lontra pescò del pesce e lo sciacallo arrivò a rubare del cibo da una casa incustodita. Il coniglio invece, privo di ogni abilità, non riuscì a fare altro che procurarsi dell’erba; triste ma determinato ad offrire qualcosa all’anziano signore, si gettò nel fuoco offrendogli le sue stesse carni. 

In realtà il viandante si rivelò essere la divinità induista Sakra, la quale commossa dal sacrificio del coniglio, disegnò la sua immagine sulla luna, perché fosse ricordata da tutti.

Secondo altre versioni, la divinità si rivelò essere la dea Chang’e, la quale raccolse il corpicino esanime del soffice coniglio e lo condusse con sé sulla luna, imprimendone in quell’istante l’eroica immagine; ciò, in memoria della virtù che risiede non solo nella forza o nella destrezza, ma in ogni cuore altruista e puro; secondo la leggenda, Chang’e avrebbe poi insegnato al coniglietto a produrre un elisir, un filtro d’immortalità attraverso l’uso del mortaio.

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La figura del coniglio sulla luna piena

Nel mondo dell’animazione giapponese ci sono molti riferimenti a questa leggenda:

in un episodio di “Dragonball”, Goku, sconfigge un nemico dall’aspetto di un coniglio antropomorfo spedendolo sulla luna; ne “I Cavalieri dello Zodiaco”, durante la corsa lungo le 12 case dei Gold Saints viene narrata in breve la favola del coniglio lunare che viene paragonato a Andromeda per via del suo profondo senso del sacrificio; in “Sailor Moon” invece, la protagonista, Tsukino Usagi, è stata chiamata così proprio perché il nome si riferisce allo “Tsuki no Usagi” che  tradotto letteralmente significa “Coniglio della Luna”.

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