Giorni fa Roberto Recchioni, tra le altre cose curatore di Dylan Dog, ha lanciato una riflessione che in realtà riprende una tematica che da decenni oppone sceneggiatori e disegnatori. Il post è quello che potete leggere di seguito:

La questione in parole povere, a prescindere dal diritto morale d’autore che qui non è in discussione, è questa: alcuni sceneggiatori ritengono che il fatto che abbiano dato istruzioni ai disegnatori su come realizzare le loro tavole attribuisca loro un diritto di (com-)proprietà sulla tavola originale.

La conseguenza, prettamente economica, sarebbe che, in caso di vendita, allo sceneggiatore andrebbe una percentuale del prezzo pagato.

A questa visione, si oppone quella per cui in realtà è il disegnatore che realizza materialmente la tavola, con suo materiale, e perdendoci molto tempo (al contrario del tempo speso dallo sceneggiatore nell’idearla – ma anche qui bisognerebbe considerare il tempo di elaborazione…).

Ogni caso a sè

In realtà non esiste una regola valida in generale, ma bisognerebbe considerare ogni situazione a sè: per esempio, come giustamente detto in un commento, se in una tavola un personaggio celebre muore (pensiamo alla celebre La morte di Superman del 1992), è evidente che il valore della tavola debba essere considerato soprattutto in base all’avvenimento narrato, che, inutile dirlo, supera di molto il valore della tavola in sè.

In altri casi il disegnatore realizza tavole con personaggi già creati da altri anche graficamente; in questo caso come dovrebbe essere intesa la sua “creazione”? Dovrebbe forse essere considerato un mero esecutore di una direttiva data dal datore di lavoro, con tutte le conseguenze del caso in termini di rapporto di lavoro?

Questo lo si vede ancora meglio, per fare un esempio nel mondo anime, nel mercato degli anime cell (fermo restando che quelli appartengono agli studi di animazione), in cui un rodovetro per esempio con una scena celebre di un anime o con protagonista un personaggio principale (creato da altri) vale più di una rodovetro con un personaggio che appare in un solo episodio.

A prescindere da ciò, tuttavia, ciò che è importante sottolineare è che nei contratti per la realizzazione dell’opera per ogni tavola esiste una suddivisione del prezzo pagato dalla casa editrice tra sceneggiatore e disegnatore. Spesso il disegnatore si prende il 70%, mentre lo scrittore il restante (salvo per esempio, che intervengano altre figure, come il colorista).

Da ciò dovrebbe trarsi la conclusione che, se già ab origine il prezzo viene diviso tra (almeno) due figure, anche nella successiva vendita della tavola il prezzo dovrebbe essere ripartito, perchè già prima della sua creazione la tavola veniva considerata come una opera composta.

Casi pratici

Tanto per tornare all’esempio francese, varie volte disegnatori e sceneggiatori negli anni si sono “affrontati” su questo tema, che ha acceso spesso gli animi, per le conseguenze economiche che ha.

Tuttavia non si è avuta una soluzione univoca negli anni in Francia dato che, per farla non troppo complicata, alcuni giudici hanno dato ragione al disegnatore, mentre in un caso del 2017 il Tribunale di GI di Parigi dava una soluzione diversa, facendo riferimento a come era stata creata l’opera (ovvero quanto era intervenuto lo sceneggiatore).

Inutile poi dire che la soluzione più ovvia sarebbe un contratto che prevedesse anche questa ulteriore fattispecie.

Per voi, invece, come andrebbe risolta la questione? Il disegnatore ha (o dovrebbe avere) la piena disponibilità della tavola?

Visto che parliamo di Roberto Recchioni, vi consigliamo Mater dolorosa. Dylan Dog

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