Il giornalista e analista  esperto dell’industria dell’animazione Tadashi Sudo ha scritto un articolo pubblicato da ITMedia lunedì sui problemi dell’industria giapponese degli anime di fronte alla globalizzazione. La domanda di fondo dell’articolo è “L’animazione giapponese soffre della sindrome delle Galapagos?”

La sindrome delle Galapagos: cos’è?

La sindrome delle Galapagos si riferisce a prodotti creati al di fuori del mercato globale e che sono difficili da esportare all’estero. Sudo ha affermato che, a causa del suo stile molto distintivo, l’animazione giapponese è stata storicamente molto popolare almeno dagli anni ’60 con titoli come Astro Boy. Ma il boom continua ancora oggi. Tuttavia, con il passare del tempo, altri Paesi stanno producendo animazioni che si rifanno agli anime giapponesi.

Invece di definire lo standard mondiale del futuro, quindi, l’animazione giapponese rischia di soffrire della sindrome delle Galapagos mentre i team creativi all’estero producono contenuti più accattivanti a livello globale.

Sudo ha affermato che ciò che deve cambiare dell’animazione giapponese non è lo stile visivo. Ma neppure il contenuto. La cosa più importante che deve cambiare è che il Giappone stesso ha bisogno di più diversità e deve essere più esposto alle culture straniere.

A dimostrazione della mancanza di conoscenza delle altre culture, Sudo ha citato l’animazione de Le bizzarre avventure di JoJo in cui Shueisha ha dovuto scusarsi per una scena in cui viene mostrato Dio che legge il Corano.

“È importante essere consapevoli del fatto che un gran numero di persone guarda gli anime in una misura che prima era inconcepibile e che questi spettatori provengono da ambienti diversi”, ha scritto Sudo. “Ci sono un bel po’ di cose che sono tabù che prima non avremmo pensato. Dobbiamo fare la massima attenzione”.

Sindrome e politicamente corretto

Ha poi chiarito che questa è una questione separata dal “politicamente corretto”. Piuttosto che la globalizzazione, è un riflesso del cambiamento in atto nella società giapponese evitare violenza nei prodotti per bambini, garantire l’equilibrio di genere in un cast di personaggi e rimuovere pregiudizi contro genere, età e razza.

Per Sudo non si tratta di stare al passo con il mondo, ma di stare al passo con i tempi. “Ci sono molte cose che una volta erano permesse, ma non sono più consentite ai giorni nostri. Ma questa è una questione separata dalla globalizzazione o dalla sindrome delle Galapagos”.

Il punto successivo di Sudo è stato che, mentre in Giappone c’è stata molta attenzione sull’unicità dell’animazione giapponese, il resto del mondo sta cominciando a cambiare rapidamente. Nonostante i timori di mancanza di esportabilità, l’animazione giapponese ha superato le barriere culturali e altri Paesi stanno iniziando a sviluppare il proprio stile di animazione influenzato dal Giappone.

Girate pagina per conoscere l’influsso di Netflix sugli anime…

Per approfondire leggete Storia dell’animazione giapponese. Autori, arte, industria, successo dal 1917 a oggi

Anime e Netflix

Sudo ha indicato la categoria “Anime” di Netflix che può riferirsi a opere che non sono state sviluppate in Giappone ma sono ispirate allo stile visivo dell’animazione giapponese. Le stranezze stilistiche come i personaggi con gli occhi grandi erano una volta derisi o considerati insoliti in Asia e in Occidente, ma ora stanno diventando più comuni nell’animazione straniera.

“Il Giappone non è praticamente cambiato, ma il mondo sta cambiando radicalmente. L’unicità degli anime giapponesi, soggetti alla sindrome delle Galapagos, si è espansa nel mondo, e quell’unicità si sta, infatti, attenuando”, ha osservato. “La diffusione dello stile giapponese può essere vista come un segno di successo per la cultura giapponese. Al contrario, tuttavia, fa presagire tempi difficili per il Giappone. Questo stile che un tempo si pensava appartenesse solo al Giappone può essere creato fuori dal Paese, il che compromette il dominio in questo campo del Giappone e aumenta la concorrenza”.

Sudo non crede che l’animazione giapponese perderà i suoi tratti unici, ma, nello scenario peggiore, il Giappone potrebbe perdere contro la concorrenza e solo il suo stile visivo rimarrà a testimonianza. È grazie ai precedenti successi del Giappone che questo pericolo è diventato rilevante.

Il futuro degli anime

Quindi quale è il futuro degli anime giapponesi? Dato che lo stile di animazione giapponese ha superato le barriere culturali, Sudo dice che i processi creativi e di produzione possono anche trarre vantaggio dal trascendere i confini nazionali. Ha proposto di realizzare anime con una comunità di persone che abbracciano lo stile, senza considerare però l’origine nazionale del prodotto.

“Se l’anime giapponese accetta il talento e la cultura straniera, il luogo in cui è realizzato non deve essere il Giappone. Ci sono molte coproduzioni internazionali che hanno avuto esito negativo, ma, all’interno di un gruppo con una visione comune, dovrebbe essere possibile creare opere globali come una squadra”, ha concluso. “Il successo dei film di Hollywood è stata la diffusione della cultura americana. A causa del suo successo, le persone di talento nel mondo e le persone all’estero ne assumono le tradizioni e creano delle opere. Gli anime giapponesi possono anche diventare forti collegando molte persone di talento in tutto il mondo”.

Per approfondire Animerama. Storia del cinema d’animazione giapponese

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