Bookstore Rahva Raamat in Tartu, Estonia

Oramai vicini a quella che dovrebbe essere la settimana più caldo di un anno davvero surreale, Roberto Recchioni – autore e curatore di Dylan Dog – offre un interessantissimo spunto di riflessione con un suo post fiume su facebook spiegando come e quanto guadagnano gli autori di fumetti, nello specifico quelli che lavorano soprattutto per il circuito della libreria di varia.

Abbiamo estrapolato i passaggi più salienti, per il post completo cliccate QUI.

Le Royalties

Recchioni parte giustamente spiegando cosa sono le royalties.

Partiamo dall’inizio: l’acconto sulle royaties.
Che cos’è? E’ un acconto non restituibile che l’editore anticipa all’autore alla firma del contratto. Questo acconto copre un certo numero di copie vendute oltre le quali, poi l’editore dovrà dare altri soldi (a seconda della percentuale stabilita) all’autore.

Non tutti gli editori (ma la maggioranza sì), prevedono un acconto sulle royalties. Alcuni, per esempio, non ti offrono nulla in anticipo ma iniziano a calcolare il tuo guadagno sulla prima copia venduta e al prezzo di copertina, generalmente offrendoti delle royalties più alte (non è detto che sia sempre sconveniente: se lavori con un editore con un grande volume di vendite o se hai un nome molto grosso con un forte seguito, magari rischi di guadagnare di più… ma, in generale, non succede così).

Altri editori ancora ti offrono zero come acconto e iniziano a pagarti una volta coperte le spese di produzione. Ecco, quelli lasciateli perdere a prescindere che non sono editori ma sciacalli.

Gli acconti

In linea di massima possiamo dire che più l’acconto è alto, più le royalties successive sono misurate. Tra il 5 e il 6% è una cifra credibile in un contratto medio, tra il 9 e il 12% è una cifra ipotizzabile per un contratto senza acconto ma con i diritti pagati dalla prima copia venduta e sul prezzo di copertina. Sopra o sotto queste cifre stiamo parlando di casi particolari, fenomeni editoriali o sciacalli.

La verità è che, generalmente, in un contratto con acconto sulle royalties, difficilmente vedrai altri soldi oltre a quelli che hai ricevuto all’inizio perché, stranamente, il tuo libro avrà venduto sempre appena sotto la soglia da raggiungere.

Le tirature

Perché gli editori fanno la tiratura. E la fanno “in sicurezza”.

Che significa che, fanno una tiratura che, se va bene e viene venduta per la maggior parte, copre giusto il tuo acconto, garantendo a loro un margine di guadagno.

Cosa significa questo?

Che se tu vendi una buona parte della tiratura, il rischio per l’editore è coperto e si è messo in tasca qualcosa. Ristampare certe volte conviene (nel caso si abbia la percezione o la certezza che stia andando davvero bene) ma, generalmente, no, perché significa tornare a rischiare quel piccolo margine che si sono già assicurati. Quindi, spesso, non si ristampa e quindi l’autore non ha proprio modo di poter mai raggiungere i soldi delle royalties successive all’acconto.

La guerra di spazi

Ci sono editori che fanno tirature ben al di sotto della copertura dell’acconto sulle royalties.

Perché stampano vi starete chiedendo, giusto?

Perché, come raccontato da me e da altri in altre sedi, l’editoria è prima di tutto una guerra di spazi e, in secondo luogo, un modello economico (secondo alcuni: una bolla economica) che funziona solo con un costante flusso di nuove proposte che alimentano tutto un complesso meccanismo di anticipi, pagamenti, buoni e via discorrendo (è troppo lunga per parlarne qui ma, giuro, ho fatto un lungo post al riguardo e altri ne potete trovare sul web).
Detto questo, non credo che sia difficile capire che di fumetti in libreria di varia, in Italia ci campino in pochi.
Dove con “campare” intendo dire proprio il vivere solamente di quelli.

La maggioranza degli autori ci lavora per necessità espressiva, o ego, o vanità, o perché spera che, libro dopo libro, la sua condizione migliori e possa aspirare a risultati economici migliori.

Ma quello che è fondamentale capire, dal mio punto di vista, è che non è quasi mai l’autore a determinare con il suo lavoro se un libro possa essere un successo o meno.

Lo decide l’editore, stabilendo non solo la tiratura ma anche l’ampiezza della finestra di vendita, le fiere in cui il libro viene portato, i giorni di ufficio stampa che gli vengono concessi e via discorrendo. E decidendo la potenziale portata della fortuna del libro, decide la potenziale fortuna dell’autore che quel libro lo ha realizzato.

E questo a prescindere da qualsiasi ragionamento sulla qualità o sull’acconto.
E forse, è su questi aspetti che bisognerebbe lavorare per avere contratti migliori e meno iniqui, prima ancora che sui soldi.

In sostanza, è molto raro che un autore determini realmente il suo destino anche se, quando succede, è bellissimo.

Uno sguardo all’interno di un mondo molto spesso imperscrutabile e di difficile decifrazione. Roberto Recchioni è stato come sempre molto diretto e chiaro, sperando che queste sue delucidazioni possano aiutare più di un autore in erba.

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