Robert Kirkman (The Walking Dead) critica ferocemente la Marvel

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Il popolare scrittore di fumetti Robert Kirkman, che peraltro ha recentemente realizzato il one-shot Negan Lives #1 per supportare le fumetterie USA che hanno avuto dei problemi con la pandemia da Coronavirus, ha acquisito una fama di livello mondiale col suo The Walking Dead. Quest’ultima è una serie lanciata nel 2003 assieme all’artista Tony Moore che in breve tempo ha goduto di una trasposizione televisiva di immenso successo, terminando la propria pubblicazione soltanto lo scorso anno col numero 193 della collana.

Al di là dei suoi vari progetti creator owned, sui quali spunta fra tutti anche l’Invincible disegnato da Ryan Ottley, Kirkman ha però dedicato una piccola parte della sua fruttuosa carriera da sceneggiatore pure alla Marvel Comics, per cui ha per esempio curato nel 2006 le serie Irredeemable Ant-Man (incentrata su Eric O’Grady, personaggio da lui co-creato), Marvel Zombies e Ultimate X-Men. In precedenti occasioni, l’autore non ha di certo nascosto il suo risentimento nei confronti della casa editrice dell’Uomo Ragno, e anche in una recentissima intervista rilasciata al canale YouTube ComicTropes ha detto la sua, svelando alcuni retroscena sul suo rapporto collaborativo per nulla gioviale con l’allora Editor-in-Chief Joe Quesada.

Kirkman ha svelato: “È stato molto restrittivo. Voglio dire, ho un grandioso rapporto con Tom Brevoort. Penso che sia stato un editor fantastico, ho amato collaborare con lui. Joe Quesada e io invece non andiamo d’accordo. C’erano tante cose per cui sono stato incolpato ma che in realtà non sono successe davvero, e io gli avevo spiegato ‘Non era quello che intendevo, di cosa state parlando?’, ma poi loro si arrabbiavano con me ancora di più.”

Stando a quanto affermato da Kirkman, le nuvolette che ogni tanto comparivano sulle copertine dei numeri della sua gestione dell’Incorreggibile Ant-Man erano state aggiunte di nascosto e senza la sua approvazione.

“Ero tipo ‘Perché avete inserito dei balloon sulla copertina del mio fumetto senza dirmelo, consultarmi o magari farmi scrivere il dialogo?’ Magari potevano dirmi ‘Quel balloon è brutto, non mi piace il dialogo, ci lavoro un po’ su e cerco di farlo meglio’. Non so perché voi ragazzi non me lo abbiate fatto fare. Eravamo arrivati al punto in cui non avrebbero più pubblicizzato alcune delle mie serie a fumetti. Questo perché alcuni dei miei albi erano di livello inferiore, e dietro c’era un budget di marketing. Ha senso commercializzare solo quei fumetti che genereranno entrate rispetto ai fumetti che non lo faranno. E questo è l’altro punto: quando ero in Marvel ero perfettamente conscio della mia grandezza, o per meglio dire della sua assenza.”

Quando poi Robert Kirkman si offriva di rilasciare interviste personalmente per promuovere i propri incarichi al posto della Casa delle Idee, i suoi superiori andavano su tutte le furie: il fumettista ha infatti dichiarato che, prima di poter rilasciare interviste, doveva ottenere un consenso da parte della Marvel.

“Volete farmi realizzare questi fumetti e non cercherete di venderli? Non capisco. Guardate, il fatto è che io ero un self-publisher che era finito a lavorare per la Image, e l’Image è un ambiente molto libero. Se vi siete mai pubblicati autonomamente, l’Image è davvero il posto migliore per voi perché lì siete capaci di fare tutto. Così dopo ero arrivato in Marvel voglioso di dare una mano e gestire dei progetti, ma non è stata una buona scelta. Lo hanno interpretato come arroganza. Un po’ come se avessi detto ‘Sono migliore di loro e posso fare questo’. No, è solo che a me importa dei fumetti e, mentre una valanga di altri sceneggiatori è interessata ai fumetti, io sono interessato più a tutti gli aspetti di essi.”

Kirkman ha infine svelato ulteriori dettagli circa una sua “grossa battaglia” con Quesada avvenuta durante la programmazione di due celebri crossover per la linea Ultimate. Ai tempi, lo scrittore di The Walking Dead voleva infatti sapere se l’evento sarebbe stato in seguito ristampato all’interno di un volume di Spider-Man o degli X-Men, in modo tale da regolarsi su quel che c’era da fare. Questo è proprio quel che è accaduto con Ultimate Six (di Brian Michael Bendis e Trevor Hairshine) e Ultimate War (di Mark Millar e Chris Bachalo), eventi raccolti oltreoceano in volumi rispettivamente di Ultimate Spider-Man e Ultimate X-Men.

“Come sceneggiatore, se stai scrivendo Ultimate War, non potrai inserirci una sequenza veramente fondamentale su Spider-Man che influisce fortemente sulla continuity e che sarà un pezzo mancante quando leggerai le ristampe dell’Uomo Ragno. E quando stai scrivendo Ultimate Six, non vorrete realizzare una grande scena degli X-Men che finirà per mancare quando farete le edizioni cartonate degli X-Men. Quindi una volta stavamo pianificando questo evento della linea Ultimate, e io avevo domandato loro se sarebbe stato una saga predominante per gli X-Men o per Spider-Man e quale sarebbe stata la direzione da prendere. Di conseguenza, sapendo di star facendo questa grande storia su Nightcrawler, non la avrei utilizzata per questo evento, dato che l’avrebbero ristampato in volumi di Spider-Man. Pensavo che fosse una domanda molto semplice.

Poi però Joe Quesada mi scrive una email in cui mi dice di preoccuparmi più per la storia che per le mie royalties sugli X-Men. Mi domanda: ‘A chi importa di dove un fumetto verrà riproposto e di chi beneficerà delle royalties di quella storia? Perché non pensi più a concentrarti sulla scrittura, che hai che non va?’ E io, non credo d’aver risposto così, ma avevo detto qualcosa come ‘Sto guadagnandoci qualcosa, razza di idioti’. Stavo facendo un sacco di soldi, all’epoca, con Invincible e Walking Dead, e le mie ristampe stavano andando benone. Stavo lavorando alla Marvel per farci soldi e venivo trattato come una merda sentendomi sempre urlare contro perché cercavo solamente di curare al meglio le mie serie. Quindi questo è proprio quel che è successo: penso che si siano risentiti per il fatto che io non avessi bisogno di loro, cosa che ha rappresentato un problema costante.”

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