Arriva in libreria e fumetteria Kids with Guns Vol. 3 – Coda, capitolo conclusivo della trilogia techno-western dal ritmo vaporwave e dinopunk, imbastita dal talentuoso e giovanissimo Capitan Artiglio.

Nel precedente Kids with Guns Vol. 2 – Tribe, trovate la nostra recensione QUI, avevamo scoperto il segreto dei fratelli Doolin legato ai teschi e alla mitica Dea Madre della popolazione Xyantu. I tre fratelli separati ormai non solo fisicamente ma anche negli intenti avevano accettato i rispettivi ruoli: Dan viene intercettato da Hana, che lo coinvolge nella bonifica e conquista di una città, Dave viene catturato da Bill “La Morte”, rendendolo suo successore mentre Duke si proietta verso un piano astrale parallelo alla realtà, dove si sono rifugiati gli Xyantu iniziando un percorso spirituale per gestire al meglio i suoi poteri.

La bambina senza nome invece, con la sua fama di abile pistolera che la precede, si unisce ad una banda a Palanka City.

Ed è questa più o meno la situazione che ci troviamo di fronte iniziando la lettura di Kids with Guns Vol. 3 – Coda con l’unica differenza che c’è stato un salto temporale che porta i tre fratelli inevitabilmente alla resa dei conti finale.

Mentre Dave matura la consapevolezza che forse i suoi terribili poteri possono anche essere usati a fin di bene, Dan e Duke si preparano allo scontro che sarà senza esclusioni di colpi e coinvolgerà tutti i personaggi incontrati nei capitoli precedenti.

Come si dice in questi casi alla fine ne rimarrà soltanto uno.

Capitan Artiglio chiude la sua trilogia con questo Kids with Guns Vol. 3 – Coda nell’unico modo consono ovvero con 184 pagine circa ricche di botte da orbi in cui il climax è lo scontro fratricida fra i Doolin che solo in questo sanguinario modo riesco davvero a raggiungere la consapevolezza di sé, del loro ruolo e dei loro poteri.

Se Duke incarna “il buono” – che ha il compito di proteggere tutto e tutti dalla distruzione – e Dan è invece “il brutto” – che avrà il compito di ricostruire – a Dave non rimane che il ruolo de “il cattivo” pur leggermente sfumato di quella tragicità tipica degli antagonisti degli shonen, cattivi sì ma le cui azioni celano buone, per quanto distorte, intenzioni.

Dal punto di vista grafico invece gli esperimenti compositivi e cromatici del precedente volume vengono riassorbiti proprio in quella tradizione shonen citata poco fa che rimane la principale fonte di ispirazione del giovane autore torinese qui particolarmente evidente nel ritmo della narrazione, nella grande cinematicità delle sequenze d’azione con lo sfoggio di poteri sempre più distruttivo e la costruzione della tavola che richiama proprio quella più estrema dei manga d’azione anche grazie ai riquadri irregolari con cui viene divisa la tavola.

Al netto di questa evidente influenza, lo stile di Capitan Artiglio è caratterizzato dal grande impatto visivo dei suoi personaggi, dal loro studio e design a metà strada fra il manga e l’animazione moderna e tondeggiante.

Kids with Guns Vol. 3 – Coda è una conclusione scoppiettante che lascia aperta più di una porta affinché Capitan Artiglio possa ritornarvici – magari con qualche storia prequel o che si collochi fra i tre capitoli principali – “risolvendo” o approfondendo parecchi spunti lasciati forse volutamente in sospeso.

Kids with Guns rimane una proposta editoriale audace e il primo vero shonen italiano. Ora per Capitan Artiglio c’è solo da confermare il suo talento magari con un’opera diametralmente opposto per intenti, forma e contenuti.

Impeccabile come sempre la cura carto-tecnica del volume cartonato confezionato da BAO Publishing privo però di qualsivoglia extra.

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