E’ stata presentata alla stampa Curon, la quinta produzione originale italiana Netflix in arrivo il 10 giugno sulla piattaforma in 190 Paesi in cui il servizio è attivo.

Dato che centrale nella serie è il tema del doppio, si è parlato delle luci e delle ombre dei vari personaggi. Per Valeria Bilello le luci sono le stesse che portano Anna, il suo personaggio, ad allontanarsi da Curon da adolescente e poi a tornarvi tempo dopo, “una donna irrisolta e un po’ bambina, avendo avuto i gemelli da adolescente, quasi come se fossero tre fratelli e non una madre e due figli“.

Il personaggio di Margherita Morchio, Daria, è una ragazza che si dimostra da subito aggressiva e prepotente, vuole apparire come “donna alpha” e segnare il territorio: “La sua luce è Mauro, sono complementari anche se opposti”. Per Federico Russo la luce di Mauro è la sua sordità, da lì nasce la sua personalità che però non è nerd o sfigata ma più ispirata allo Joaquin Phoenix di The Village, la sua paura più grande è quella di perdere i propri affetti, la madre e la sorella (del resto la storia inizia proprio con la scomparsa della madre).

Quello di Klara secondo Anna Ferzetti è un personaggio molto ben inserito nella comunità, verso cui ha un forte senso di appartenenza, ha paura dell’abbandono da parte del marito o dei figli verso cui ha un rapporto conflittuale.

Per Juju Di Domenico la sua Micki è una ragazza sedicenne che appare semplice e inserita nella comunità ma che dovrà fare i conti con la propria vita a Curon e con un proprio segreto che, una volta rivelato, la libererà. Il Giulio di Giulio Brizzi invece non si sente più a suo agio a Curon e vuole allontanarsi, ha un’audacia e una disciplina nell’affrontare le situazioni, che all’attore vengono dall’esperienza nella MMA. Per Luca Castellano il suo Lukas è quello che subisce il mutamento più profondo e le cui luci e ombre sono legate all’amicizia con Micki e alla rabbia repressa che prova nel non affrontare la situazioni come vorrebbe davvero.

Anna e Klara sono due donne diverse che hanno in comune delle scelte amorose che forse diciamo non sono state felicissime per motivi diversi. Come vi siete rapportate a questo nell’interpretarle?

Bilello: Un’aspetto importante di questa serie è che le donne protagoniste non ruotano attorno a un uomo (finalmente). Quella di Anna è una vita carica di tensione, data dalle proprie scelte non solo dalla figura di Albert.

Ferzetti: La famiglia è molto importante per Klara ed è qualcosa che vuole proteggere a tutti i costi, indipendentemente dal suo rapporto con Albert.

Riguardo al lavorare a una produzione Netflix che avrà appunto una distribuzione internazionale, si è detto come sia un valore aggiunto per l’industria televisiva e seriale italiana, soprattutto in questo momento, come dice Anna Ferzetti, e possa essere un balzo per la carriera, soprattutto dei giovani protagonisti e chi fra loro è alla primissima esperienza, come Juju Di Domenico e Luca Castellano, che interpretano i migliori amici Micki e Lukas. E’ stato anche importante lavorare a contatto con la natura e con il suggestivo e unico paesaggio di Curon, soprattutto per chi veniva da Roma e dalla grande metropoli caotica, come ha sottolineato Luca Lionello, “un valore aggiunto importantissimo nell’impostare l’interpretazione“. Alessandro Tedeschi (Albert) viene da una produzione originale filmica Netflix come Lo Spietato. La Bilello invece è tornata a Netflix ma fin dal pilot costruire il personaggio è stato diverso che entrare in una produzione internazionale in una seconda stagione.

Non ha una sola identità Curon ed è questa la sua forza, come dice l’head writer Ezio Abbate, “sin da subito ci è sembrata una grande scommessa“. Come dice lo sceneggiatore Ivano Fachin, il mystery è un genere poco esplorato in Italia ma da cui da spettatori siamo molto affezionati, ed è questo che li ha spinti a rischiare. Tommaso Matano ricorda l'”allegra incoscienza” durante la produzione, ora sostituita dal carico di responsabilità. Giovanni Galassi riflette sulla scioltezza con cui per fortuna sono riusciti in modo naturale ad impostare, complice il luogo, i protagonisti più giovani.

Fabio Mollo e Lyda Patitucci hanno ricordato l’importanza della natura e del luogo per la messa in scena della storia, la natura è un personaggio chiave e co-protagonista, “la nostra chiave stilistica“. “Gli effetti speciali sono la natura del cinema“.

Ilaria Castiglioni (Manager per le serie originali italiane di Netflix) e Daniel Campos Pavoncelli (Indiana Production, produttore esecutivo di Curon) hanno ricordato come la risposta al lancio del poster della serie abbia raggiunto l’effetto che loro stessi hanno avuto la prima volta che hanno visto il lago e il campanile, un luogo così unico e suggestivo e che richiama subito il “mondo sommerso” e l’elemento soprannaturale che verrà esplorato.

Il finale porta a una possibile seconda stagione, su questo Castiglioni e Pavoncelli hanno detto che per ora si concentrano sul lancio della prima ma che il cliffhanger è riuscito se ci si pone questa domanda da spettatori. Chi vuol intendere intenda…

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