Fortnite: cyberbullismo e incompetenza di una mamma in video

Un minorenne e una mamma a confronto.

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Da alcuni giorni sui social è diventato virale un video (in realtà dell’anno scorso) di un malcapitato gamer di Fortnite che ha avuto a che fare con una mamma, che ha difeso, a suo dire, il figlio da un furto bello e buono…

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Tali accadimenti non sono certo una novità, tuttavia è utile segnalare alcune caratteristiche di questo scontro “per fortuna” solo verbale che meritano di essere sottolineate.

La prima cosa che salta all’occhio è che la madre non ha assolutamente idea del contesto in cui si trova: se siete dei videogiocatori saprete che il figlio della signora non ha subito alcun furto, ma quello che è successo è solo la conseguenza delle meccaniche di gioco di Fortnite.

Ed in effetti l’uso di espressioni “tecniche” come “entro dentro al coso tuo ché ci so entrare” e “ti segnalo su Gamestop”, forse l’unico termine collegato a qualcosa di elettronico conosciuto dalla signora, lasciano ben trasparire la scarsa preparazione attuale di genitori che lasciano i figli andare a videogiocare in rete, ma che non hanno la minima idea di cosa in effetti stiano realmente facendo, ignorando quindi, di conseguenza, anche le regole che in quel contesto vigono e vengono fatte rispettare.

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Una mancanza che al contrario traspare bene dal ragazzino che, conscio del mezzo in cui si trova, riesce non solo a (cercare di) stemperare il clima, ma anche a prendere un po’ in giro la signora, che infatti alla fine del “dialogo” non può far altro che dare sfogo al suo miglior repertorio razzista, omofobico (in realtà l’omofobia è una carta che la signora si è giocata subito) e misogino (nei confronti della madre del ragazzino, con un bel ventaglio di attività che le sarebbero congeniali).

Quindi sentire la madre che dà del bullo al ragazzino perché se la prende “con i più piccoli” come suo figlio o dire “ma che educazione ti hanno dato” è leggermente un corto circuito che fa ben capire quanto l’autocoscienza sia una chimera… senza poi voler scomodare l’empatia.

Questo, oltre a dimostrare che la conoscenza è sempre un vantaggio, dimostra purtroppo come l’ignoranza videoludica sia ancora generalizzata, nonostante le console e i PC siano ormai parte integrante della vita di molte famiglie; famiglie, i cui membri avrebbero l’onere, se non il dovere, di (in)formarsi prima di entrare in mondi con proprie regole.

Ma probabilmente per il grande pubblico la colpa sarà ancora una volta del videogioco…

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5 Commenti

  1. Cyberbullismo, questo è un truffatore e definiamo il comportamento della madre cyberbullismo? Beh, complimenti miei cari, lasciamo crescere i piccoli truffatori 😒 e comunque è la sezione di salva il mondo, dove è molto molto più facile scammare la gente.

  2. Io non ho parole dell’ignoranza di certe persone, utilizzare termini così forti contro un ragazzino che effettivamente non ha fatto del male a nessuno.
    Se la signora reputa che suo figlio è piccolo per questo genere di atti (comuni nei videogiochi online) che lo metta a giocare con i peluche o con i lego, oppure, si informa prima di comprare/ installare un gioco al figlio!

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