L’autore abbandona la serie con il numero 29.

Un paio di anni fa, la Marvel aveva annunciato una nuova serie sui mutanti, X-Men, senza ulteriori aggettivi. Lo sceneggiatore annunciato per la serie era Victor Gischler, che si era già fatto notare in La morte di Dracula, uno one-shot di pochi mesi prima. Riprendendo da dove aveva lasciato, il primo arco narrativo di Gischler, ovvero La Maledizione dei mutanti, aveva come antagonisti proprio i vampiri al quale lo sceneggiatore sembra essere affezionato.

Proseguendo, la serie è stata soprannominata dai fans “X-Men Team Up”, dato che i mutanti interagivano in ogni numero con altri personaggi dell’universo Marvel, come Spider-Man, War Machine e la Fondazione Futuro. Victor Gischler, con il numero 29 della serie, in uscita in questi giorni negli USA, dice addio alla serie e la lascia nelle mani di Brian Wood, che ha già annunciato di volerle dare una direzione totalmente diversa. A proposito di questo addio, Gischler ha parlato con il sito Newsarama.

Durante l’intervista, lo sceneggiatore ha parlato di come lui abbia deciso di costruire ogni arco in modo autoconclusivo, facendo in modo che i lettori potessero iniziare a leggere la serie da un momento all’altro. L’unica storia che proseguiva di arco in arco era quella di Jubilee, che comunque lo scrittore ha portato dove voleva, senza lasciare qualcosa di incompiuto. Lo scrittore ha continuato dicendo di essersi divertito nello scrivere La Cosa, e che avrebbe voluto inserire, più avanti, il Dottor Strange. Gischler non ha altre storie programmate per il futuro alla Marvel, ma spera che gli altri scrittoi che verranno, terranno a mente l’importanza che lui ha conferito ai vampiri, e spera di rivedere Dracula presto.

Nel futuro di Gischler, però, c’è un altro vampiro, ovvero Spike da Buffy l’ammazzavampiri, del quale sta già scrivendo il primo arco.

Ha inoltre dichiarato di avere pronto un progetto che sta quasi per venire alla luce, riguardante un futuro post-apocalittico, pieno di mostri e con un’aria da B-Movie.

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7 Commenti

  1. imho, un totale incapace, che per dare risalto alle sue storiacce le riempiva di ospiti e di vampiri in quanto moda del momento! dal suo addio gli x-men hanno solo da guadagnarci. se poi il sostituto si chiama Brian Wood….!!!

  2. E’ cosa rara oggi trovare scrittore che “sappiano scrivere”. Gischler rientra, a buon diritto, in questa categoria. Un vero peccato che se ne vada. La sua assenza si farà sentire. Credo che gli unici che non lo abbiano apprezzato, siano persone che non amano i balloon troppo riempiti. Oggi viene prediletta una lettura veloce e se un albo non si legge in meno di dieci minuti, rischia di essere classificato come noioso.
    E’ il piacere della lettura che oggi non esiste più.
    Chi non apprezza Gischler, non apprezza la lettura.

  3. Ho scritto che le storie sono poca cosa… non la narrazione.
    Ma dimmi caro Rupert, al di là dei soliti banali team-up, mi sai dire una storia (UNA) memorabile di Gischler con gli uomini x?

  4. Parli della “narrazione” come se fosse un elemento di secondo piano di una storia. In realtà, almeno secondo il mio punto di vista di appassionato della lettura in generale e poi dei vari generi (il fumetto non è nemmeno il primo), si tratta dell’elemento principale, che rende belle e apprezzabili anche le storie. Rispondo, quindi, alla tua domanda dicendo che, si, tutte le storie di Gischler mi sono sembrate buone. Sullo stesso piano metto anche Roger Stern e Peter David (grandissimi).
    Io capisco che oggi il piacere della lettura non esiste più, che ai lettori odierni non piace leggere (perchè ritengono che se i balloon sono troppo pieni, lo scrittore passa per “verboso”), che se un fumetto non viene letto in 7-8 minuti, viene classificato come noioso. Ad esempio, il recente Kepher (Star Comics) è stato ritenuto bello da pochi, ma tutti o quasi hanno detto di avere fatto molta fatica a leggerlo (alcuni hanno scritto di avere impiegato addirittura più giorni per finirlo!). E qui capisco che lo scrittore moderno, per adeguarsi alla scarsa cultura dei lettori italiani, deve riuscire a sintetizzare in una-due, massimo tre righe di dialogo, tutto un pensiero e colpire il lettore. Ma non sarebbe più semplice se questi lettori si esercitassero a leggere prima? In definitiva, uno scrittore deve prima saper scrivere e un lettore deve prima saper leggere.

  5. Mi spiace Rupert, ma non credo che tu abbia ragione. O meglio, non credo che l’esempio che poni sia calzante. Di Kepher non parlo perchè non l’ho letto ma sulla run di Gischler c’è poco da aggiugere. Sono semplici Team up (narrati bene se vuoi) e restano semplici team up meritevoli soltanto perchè diseganti bene. Storie ordinarie da leggere in allegria e spensieratezza ma nulla di più. Mi spiace ma penso questo. Di storie bellissime degli uomini x ce ne sono a decine… ma delle storie tratte dalla serie curata da Gischler non ne esite traccia…

  6. Quando dici “Mi spiace ma penso questo”, confermi che esprimi delle tue opinioni (non verità oggettive, che poi non esistono).
    Ma se prima scrivi: “sulla run di Gischler c’è poco da aggiugere”, cadi in contraddizione.
    Per cui, riprendendo la premessa del tuo intervento, mi limito a rispondere:

    Mi spiace, fox, ma non credo che tu abbia ragione, ma poichè si tratta di una tua opinione, la rispetto (ma non la condivido). Ecco, “mi spiace ma penso questo”.

    Per quanto riguarda, invece, l’etichetta che hai affibbiato alle storie di Gischler (che secondo te sarebbero “Storie ordinarie da leggere in allegria e spensieratezza ma nulla di più”), non mi trovo d’accordo se il termine di paragone sono le storie attuali. Se, invece, spostiamo il metro di riscontro nel passato (recente o remoto), allora forse ti posso dare in parte ragione.
    Se, invece, ritieni che tutte le storie mutanti odierne sia leggerine, non dimenticare che il target attuale al quale la Marvel sta puntando negli ultimi anni si è di molto abbassato. Dall’adolescenza, si è passati all’età precedente. In generale, credo che le storie marvelliane di oggi siano adatte ad un pubblico di età non superiore ai dieci anni.
    Infatti, rileggo spesso le storie del passato nelle mie collezioni e trovo differenze enormi dal punto di vista qualitativo (sempre secondo il mio personale punto di vista).
    Poi noto un vuoto totale di idee originali. Gli autori attuali non inventano, ma reinventano concetti passati (come l’attuale ciclo di Hulk Rosso!).
    Riguardo a Kepher, i primi due numeri sono eccezionali. Poi, forse, a causa dei dissapori sorti tra editore e autori, il progetto si è inaridito. Oggi, Kepher è una serie interrotta, ma spero che in futuro sia ripresa e che sia rivelato il mistero delle “nanomacchine” (qualche idea ce l’ho, ma me la tengo per me).

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