Fate/GrandOrder: Babylonia – Leonida, Benkei e Ushiwakamaru

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In questo nuovo articolo su “Fate/Grand Order – Absolute Demonic Front Babylonia” parleremo dei tre servant evocati da Gilgamesh come suoi generali: Leonida, Benkei e Ushiwakamaru.

Leonida, famoso re spartano, non ha bisogno di tante presentazioni, quindi lo tratteremo brevemente: nato a Sparta attorno al 540 a.C. figlio del re Anassandrida II, divenne a sua volta re dal 490 al 480 a.C.

Partecipò a diverse battaglie contro i persiani, l’ultima e più famosa fu, ovviamente, quella delle Termopili. Leonida partì per questo stretto con solo 300 uomini da Sparta, benché fosse al comando di un esercito che ne raggruppava circa 14 mila dalle varie polis greche, a fronteggiare l’esercito persiano di Serse che contava tra i 50 mila e i 300 mila uomini secondo gli storici.

I persiani vennero respinti dall’esercito greco per due giorni, il terzo Serse scoprì dell’esistenza di un passaggio che l’avrebbe portato alle spalle dell’esercito, così Leonida decise di congedare la maggior parte dei soldati, probabilmente per mantenere le forze per battaglie successive, e rimase con i suoi 300 uomini, e alcune altre centinaia che si rifiutarono di lasciare il campo di battaglia, alle Termopili. Attaccato da entrambi i lati l’esercito non resistette a lungo ma la sua impresa rimase impressa nella storia come simbolo di coraggio e spirito di sacrificio.

Spostiamoci ora dall’altra parte del mondo, in Giappone, nel periodo Kamakura (1185-1333). Qui ha luogo la storia di Ushiwakamaru, nome di infanzia di Minamoto no Yoshitsune, che fu un noto militare e samurai giapponese appartenuto al clan dei Minamoto. Che al contrario di come viene rappresentato in Fate/Grand Order non era una donna, ma se conoscete la serie questo cambio di sesso non vi stupirà particolarmente.

Poco dopo la sua nascita nel 1159 scoppiò una ribellione in cui persero la vita il padre e due dei suoi fratelli, mentre il fratello maggiore Yoritomo fu mandato in esilio. Yoshitsune fu dunque affidato al capo del clan Fujiwara, una potente famiglia dell’epoca, crebbe vicino a Kyoto e secondo le leggende imparò a usare la katana direttamente dal re dei tengu.

Nel 1180 scoppiò una guerra tra il clan dei Minamoto e i Taira, un clan rivale, per il controllo del Paese, ed è il conflitto narrato nello Heike Monogatari.

Yoshitsune partì insieme al fidato amico Benkei (o Saitō Musashibō Benkei) un temibile monaco combattente che si diceva fosse alto quasi due metri e avesse tratti demoniaci. Si incontrarono sul ponte di Gojo a Kyoto, dove Benkei sfidava chiunque lo attraversasse e gli rubava l’arma in caso di vittoria; Yoshitsune fu l’unico in grado si sconfiggerlo e da allora Benkei divenne un suo fedele servitore.

Yoshitsune combatté contro i Taira insieme al fratello Yoritomo con enorme successo ottenne anche la carica di Sô-daisho (generale dell’armata) nel 1183. Tuttavia, mentre i Taira venivano sconfitti e la loro minaccia svaniva, tensioni interne avevano iniziato a formarsi nel clan dei Minamoto.

Yoritomo, probabilmente invidioso del successo del fratello, si rivoltò contro di lui che fu costretto a scappare e a rifugiarsi dai Fujiwara che lo avevano allevato.

Ma anche in questo caso fu tradito dal figlio dell’uomo che l’aveva cresciuto e costretto a scappare di nuovo rifugiandosi nel castello di Koromogawa dove vennero circondati. Non avendo altra via d’uscita Yoshitsune si vide costretto a fare seppuku insieme alla moglie e alla figlia mentre Benkei teneva impegnati gli assalitori sul ponte d’ingresso al castello.

Nonostante le numerose ferite ricevute Benkei continuò a respingere gli assalitori e morì in piedi senza abbandonare la sua posizione, questo episodio divenne famoso come la “Morte in piedi di Benkei” che ispirò in seguito numerose opere teatrali.

Yoshitsune invece divenne un eroe e figura tragica classica giapponese e alcune leggende dicono persino che il suo spirito si sia rincarnato in quello di Genghis Khan.

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