La Pasqua in Giappone

Oggi è il giorno di Pasqua, una festività davvero importante per un paese così cattolico come l’Italia ma che in altri paesi come quelli asiatici non è poi così tanto rilevante.

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In Giappone ci si riferisce alla Pasqua con il termine 「復活祭」 “fukkatsusai” ovvero “festival della resurrezione”, oppure con 「イースター」 “iisutaa”, dall’inglese “easter”; queste due espressioni sono la testimonianza di due grandi eventi che hanno segnato per sempre la storia del paese del sol levante.

Il primo avvenne intorno al 1600, quando alcuni dei maggiori paesi di professione cattolica come Spagna e Portogallo indissero delle spedizioni per convertire la popolazione nipponica al cattolicesimo; essi attraccarono a Nagasaki dove avvenivano la maggior parte degli scambi commerciali con i paesi occidentali, diventando uno dei primi porti giapponesi a livello internazionale e la prima regione ad essere convertita; ancora oggi in questa città si registra il numero più elevato di cattolici in tutto il Giappone.

All’inizio solo i più poveri si affidarono alla religione cristiana ma quando successivamente iniziarono a convertirsi anche le persone provenienti dalle classi più agiate, come Sumitada Omura che è stato riconosciuto come il primo feudatario cattolico, essa venne bandita dal paese.

 

Un dipinto dei “Kakure Kirishitan” che ritrae la Vergine Maria e Gesù bambino

Ebbero allora inizio le prime persecuzioni, le quali divennero man mano più violente e crudeli; non furono risparmiate donne, bambini e sacerdoti, e le modalità di tortura non ebbero nulla da invidiare a quelle utilizzate dagli antichi Romani. I cattolici furono costretti a nascondersi per cui vennero soprannominati “kakure kirishitan”, ovvero “cristiani nascosti”; essi vissero così la loro fede nel più assoluto riserbo fingendo, a seconda dell’occasione, di essere buddhisti o scintoisti.

Con la fine delle persecuzioni e la riapertura delle frontiere agli stranieri nel 1853, i fedeli furono liberi di professare la propria fede, ma molti decisero di continuare a vivere come se fossero ancora in incognito, con riti a metà tra buddhismo e cattolicesimo; la particolarità dei kakure kirishitan è proprio questa: durante il periodo di proibizionismo, le loro pratiche si sono modificate, assorbendone alcune dalle altre religioni.

 

Una scultura dai tipici aspetti buddhisti che ritrae la Vergine Maria e il bambino Gesù e che testimonia la fusione tra buddhismo e cattolicesimo

Piccola curiosità: nel 2016 è uscito nei cinema un film di Martin Scorsese chiamato “Silence” e legato alle vicende dei “crstiani nascosti” i quali dovevano professare la propria fede in “silenzio” per non essere scoperti.

Un cofanetto per il pranzo (bentou) in tema con la Pasqua

Grazie all’introduzione del cristianesimo in Giappone oggi esiste una piccola percentuale di persone che conosce l’importanza della Pasqua per i cattolici, ma la maggior parte della popolazione giapponese è Buddhista e considera quest’ultima come un evento legato alle culture occidentali; ne conoscono per lo più le usanze legate al suo “lato pagano” che non hanno niente a che vedere con la resurrezione di Gesù.

Intorno alla fine della Seconda Guerra Mondiale il paese del sol levante venne occupato dagli Stati Uniti d’America, anche per questo motivo la Pasqua è nota come “iisutaa”; sempre per lo stesso motivo risulta abbastanza conosciuta la storia del coniglietto pasquale, tipica dei paesi anglosassoni, che lascia le uova in dono ai bambini.

Di conseguenza oggigiorno non è raro trovare nei negozi o nei supermercati nipponici ovetti di cioccolato e oggettistica “kawaii”(carina) legata a questa festività; in altre parole per i giapponesi la Pasqua non è altro che un’occasione legata al consumismo e all’acquisto di questo tipo di prodotti.

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