Complice un palinsesto televisivo particolarmente affollato questa stagione, la Stagione 3 di Black Lightning è scivolata quasi immediatamente fra le serie da recuperare nei momenti di pausa che sono arrivati inaspettati e copiosi quando sia le produzioni che gli stessi palinsesti si sono dovuti fermare per fronteggiare l’epidemia del Coronavirus.

Avevamo lasciato la serie con una season premiere tutto sommato convincente – la nostra recensione QUI – che aveva visto, dopo la la scoperta degli esperimenti sulla popolazione di Freeland e la sua crescente popolazione meta, la misteriosa agenzia ASA capeggiata dal criptico Agente Odell raccogliere la popolazione meta-umana per condurre dei test e limitarne la dispersione anche perché all’orizzonte si era stagliata la minaccia della nazione “canaglia” Markovia anch’essa impegnata in un programma di sviluppo di agenti meta-umani.

La serie si divide quindi per grossi archi narrativi. Il primo che dall’episodio 1 all’episodio 5 vede Freeland come una vera e propria città occupata e militarizzata dove Black Lightning e la sua famiglia sono costretti a collaborare con l’ASA e dove Odell funge da vero e proprio villain svelando fra le altre cose sia Tobias Whale, fondamentale per le ricerche sui meta-umani, che Khalil, diventato un’arma umana dopo un lavaggio del cervello, sono ancora vivi.

Dall’episodio 6 all’episodio 9 la morsa dell’ASA si inizia ad allentare vuoi per le crescenti tensioni sociali di cui Jeff è testimone vuoi anche perché Lynn inizia a scoprire che le ricerche sono atte a rendere i meta di Freeland membri di un vero e proprio esercito.

L’episodio 9 è quello che fa anche da spartiacque per la Stagione 3 essendo direttamente collegato con il crossover evento Crisi sulle Terre Infinite che vede fra i protagonisti proprio Black Lightning per la prima volta, catapultato in un altro universo, mentre a Freeland Jenn dovrà vedersela con alcune sue versioni alternative.

Gli episodi dal 10 al 13 esplorano qual’ è davvero il ruolo della Markovia. Quando Lynn viene rapita, Black Lightning e i suoi alleati decidono di compiere una vera e propria black op per salvare arrivando direttamente nel piccolo stato “canaglia” e scoprendo anche importanti dettagli su questa guerra all’armamento meta-umano.

La Markovia è stata infatti il primo stato in cui gli USA hanno fatto esperimenti per trasformare la popolazione in meta-umani e a guidare il risentimento della popolazione c’è il misterioso Gravedigger che si rivelerà strettamente connesso sia a Black Lightning che agli USA.

Quando Gravedigger decide di invadere Freeland con le truppe markoviane forte di un siero messo a punto dalla stessa Lynn capace di fornire le abilità da un individuo all’altro, Black Lightning e l’ASA dovranno stringere una sottile alleanza. Gli episodi dal 13 al 16 servono così a mostrare la preparazione all’invasione che le varie forze in campo cercano di sfruttare per il proprio tornaconto, Whale e ASA compresi.

Alla fine avrà la meglio Black Lightning che pubblicamente denuncerà gli esperimenti condotti a Freeland.

Anticlimatico è l’unico aggettivo con cui si può descrivere la Stagione 3 di Black Lightning, serie che anno dopo anno mette sul tavolo una serie di buone idee e intuizioni ma non riesce mai a svilupparle in maniera né coerente né soddisfacente dal punto di vista meramente narrativo.

È apprezzabilissimo il filo conduttore dell’ascesa della popolazione meta-umana, le sue implicazioni e la sua origini poco trasparente in una tensione in cui a fare da volano è l’idea di giustificare il controllo interno, la repressione, con un nemico esterno che si rivelerà poi costruito a tavolino. Qui si innesta bene anche tutto il contesto della minoranza di colore da sempre anima della serie.

Tuttavia questa tensione si perde clamorosamente e si allenta clamorosamente quando showrunner e sceneggiatori cercano di innestare in una formula semplice una serie di istanze sociali e una componente drama troppo esasperata.

È il caso di Grace la fidanzata di Anissa che viene usata come perno per portare alle estreme conseguenze temi LGBT o ancora quello di Lynn che viene usata per trattare il consumo di droga con passeggi forzati e poco incisivi.

Ancora narrativamente anziché virare su territori action, sci-fi o più semplicemente supereroistici – mai come in questa stagione i collegamenti con il materiale fumettistico è stato poco o nulla – si è cercato di inserire vecchi personaggi che alla fine si sono rivelati sterili come Lala o Lady Eve.

La sviluppo è quindi erratico, 16 episodi sono ancora troppi, e la mancanza di un vero villain con un piano credibile risulta ancora essere il vero punto debole della serie come dimostrato dalla repentina introduzione di Gravedigger che svolge in maniera approssimativa il suo compito negli ultimi 3 episodi.

Dal punto di vista tecnico e registico la serie mostra i suoi limiti anche a causa dello scarso budget con coreografie spesso studiate per nascondere le limitazione degli stunt e della CGI nelle scene d’azione e regie che non si sforzano di trovare soluzioni oltre la sufficienza.

In definitiva Black Lightning Stagione 3 non è una visione consigliata né agli amanti del genere supereroistico/sci-fi ma neanche ai fan più accaniti dell’Universo DC che non troveranno granché traccia dell’eroe dei fumetti qualsiasi versione si peschi.

Non so quanto la serie possa continuare a sopravvivere la zona della mediocrità/sufficienza perenne.

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