Shunbun no hi: l’equinozio di primavera

Sin dai tempi antichi i giapponesi hanno sempre avuto una certa sensibilità nei confronti della natura, lo dimostra la miriade di testimonianze letterarie che ci sono giunte fino ad oggi.

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L’economia del Giappone si basava soprattutto sull’agricoltura, per cui c’era la necessità sia per l’imperatore sia per i contadini di stare al passo con i cambiamenti climatici per garantire al paese una ricca coltivazione; proprio per questo motivo esistono tanti eventi legati al passaggio di stagione.

Oggi 20 Marzo 2020 così come in Italia anche in Giappone è lo shunbun-no-hi, ovvero “il giorno dell’equinozio” di primavera, una festività nazionale istituita nel 1948; essa ha origini molto antiche e rappresenta la fusione tra tradizione agricola e tradizione buddhista.

In realtà lo shunbun-no-hi è racchiuso in un periodo di sette giorni chiamato haru-no-higan termine che può essere tradotto come “l’altro lato della primavera” e sta ad indicare il periodo del risveglio della natura, ma anche l’inizio di un nuovo anno fiscale, lavorativo e scolastico.

Durante questa ricorrenza i giapponesi dedicano il loro tempo al ricordo dei morti e degli antenati. Essi si recano sulla tomba di famiglia per ripulirla con cura, omaggiarla con nuovi fiori, accendere dei bastoncini di incenso e rivolgere pensieri e parole agli antenati.

Dunque questo evento rappresenta un modo per dare il benvenuto a un nuovo inizio, ma anche per ricordare ciò che fa ormai parte del passato.

Monumento funebre giapponese

 

I Festeggiamenti

Per festeggiare l’equinozio di primavera i giapponesi consumano dei gustosi dolci tipici, il cui nome è mochi,   ricoperti di marmellata di fagioli rossi (azuki).

Il mochi è un dolce tradizionale nipponico costituito da riso glutinoso tritato e pestato fino ad ottenere una pasta bianca, morbida ed appiccicosa a cui viene poi data la tipica forma tondeggiante.

Quello primaverile viene chiamato botamochi, da “bota” ovvero “peonia”, un fiore che nasce in primavera, mentre quello che viene consumato durante l’equinozio autunnale è chiamato ohagi, ovvero lespedeza, un fiore autunnale.

Questi due wagashi (dolci tipici giapponesi) hanno nomi diversi perché il primo è ricoperto da una marmellata di azuki secchi più liscia preparata senza la loro pelle, mentre i secondi sono ricoperti da una marmellata di azuki freschi che maturano proprio in autunno.

In sostanza gli ingredienti e il procedimento sono gli stessi, ma cambia la consistenza della pasta di fagioli rossi. Esistono delle varianti di entrambi i dolcetti che li rendono ancora più deliziosi:

I goma ohagi/botamochi che vengono cosparsi di semi di sesamo in grado di rendere il loro sapore più deciso, i kinako ohagi/botamochi ricoperti di farina di soia tostata e infine i kurumi ohagi/botamochi, ricoperti di farina di noci e di zucchero che rendono il loro sapore ancora più dolce.

Ohagi, mochi ricoperti di marmellata di fagioli azuki freschi
Botamochi, mochi ricoperti di marmellata di fagioli rossi secchi

La maggior parte delle persone sfrutta questa settimana anche per uscire e fare dei picnic all’aperto per ammirare gli alberi di ciliegio in fiore, una tradizione conosciuta come hanami, ovvero “osservare i fiori di ciliegio”. I fiori di ciliegio vengono chiamati sakura e in Giappone sono il simbolo della primavera; in questo periodo i media dedicano molta importanza a questo fiore e ne danno indicazioni precise sui tempi di fioritura, zona per zona.

Sakura, i fiori di ciliegio

 

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