Lady Oscar: il 1 marzo 1982 andava in onda il primo episodio in Italia

La serie è ancora una delle più amate in Italia.

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Lady Oscar è probabilmente una delle serie anime più famose in Italia, e non solo perchè Mediaset lo replica anche una volta al mese su due sue reti contemporaneamente.

La storia così vicina alla nostra (la serie è ambientata in Francia, negli ultimi anni dell’Ancien Régime), il fascino dei personaggi storici che abbiamo studiato nei libri di storia – ma ridipinti con tratti romanzati -, alcune scene che sono rimaste nella storia degli anime in Italia, i professionisti che erano stati coinvolti nel progetto della Tokyo Movie Shinsha hanno decretato da subito in Italia un successo che non accenna a diminuire anche dopo quasi 40 anni dalla prima trasmissione TV (tra l’altro sempre su Italia 1).

Purtroppo in Giappone la situazione è stata ben diversa con la prima trasmissione, che è stata condannata quasi fin da subito da ascolti bassissimi, tanto da aver costretto la casa di produzione a correre ai ripari, sostituendo il regista Tadao Nagahama (che resta comunque, a ragione, uno dei grandi dell’animazione giapponese per la sua reinterpretazione degli anime robotici) con Osamu Dezaki, che ufficialmente dal 18° episodio subentra nell’incarico.

Dezaki riesce a infondere molta più tragicità alla trama e questo si vede anche per il cambio di atmosfera e di uso dei colori, che virano prepotentemente verso i toni scuri (basti vedere i colori delle divise, che abbandonano le tonalità chiare).

A questi registi TMS ha affiancato un team di prim’ordine: Shingo Araki (e Michi Himeno) all'(inconfondibile) character design e Akio Sugino, celebre animatore giapponese e anch’egli uno dei più celebrati charadesigner nipponici per anime quali Rocky Joe, Jenny la tennista, Il Tulipano Nero, Occhi di gatto, Caro fratello e molti altri, grazie alla sua eleganza nel design uno dei più stretti collaboratori del regista Osamu Dezaki.

Alle musiche Koji Makaino, celebre per molte colonne sonore di anime, soprattutto Majokko dello Studio Pierrot.

Purtroppo questo non è bastato a decretarne il successo in patria, dove in molti distretti la serie non ha nemmeno vista conclusa la sua programmazione. Per fortuna poi la situazione è migliorata e la serie è stata riscoperta con il tempo, anche grazie alla fama che nel frattempo Shingo Araki aveva acquisito con altre serie, come I Cavalieri dello Zodiaco.

In Italia, invece, la situazione è stata da subito diversa, sia per un doppiaggio molto ispirato (seppure con alcuni dialoghi modificati e tagliati), sia per una trama che aveva deciso di spostare l’attenzione su Oscar in particolare, quando il manga era maggiormente corale, decidendo di raccontare la storia di Maria Antonietta, Fersen e per l’appunto Oscar (d’altra parte se sono le Rose – e non la Rosa – di Versailles ci sarà pure un motivo).

E così, da quel 1 marzo 1982, molte mattine di Italia 1 (e attualmente di Italia 2) Oscar François de Jarjayes è diventata la compagna di merenda di molti, con la sua mitica sigla de I cavalieri del re, e sembra che lo sarà ancora per molti anni.

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2 Commenti

  1. Un cartone molto trasgressivo per quell”epoca in cui c’era solo la biondina classica Candy Candy. Lady Oscar è stata ed è il simbolo di una fetta di lesbiche che si sono identificate in lei, me compresa ( non lesbica ma bisex) 😊

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