Vincitore come Miglior Film d’Animazione ai Goya 2020 e agli EFA 2019, Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe arriva in Italia distribuito da Draka, pronto a raccontare un pezzo cruciale di vita e di carriera del famoso cineasta spagnolo naturalizzato messicano.

Alla regia del film d’animazione, che segue Luis Buñuel nella realizzazione del documentario di denuncia Las Hurdes (Terra senza pane) troviamo Salvador Simó, già a capo delle sequenze nel film di animazione The Jungle Book per MPC, prodotto da Disney e in Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar.

Basato sul graphic novel Buñuel en el laberinto de las tortugas di Fermín Solís, il lungometraggio animato è un omaggio a Las Hurdes e, allo stesso tempo, offre uno sguardo d’autore in un momento denso di emozioni di Buñuel.

TRA SOGNO E REALTÀ

  1. Dopo la scandalosa proiezione del suo primo lungometraggio L’âge d’or il giovane cineasta Luis Buñuel prende le distanze da Salvador Dalì, insieme al quale si era imposto come voce autoriale del movimento surrealista, anche grazie al cortometraggio Un chien andalou del 1928.

Tormentato da dubbi e inconsci turbamenti, Buñuel si troverà improvvisamente a contatto con la terribile situazione di vita della popolazione di Las Hurdes, nell’Estremadura spagnola.

Finanziato, per un colpo di fortuna, dal suo amico Ramón Acín, Luis inizia la lavorazione del documentario Las Hurdes toccando con mano la miseria, la malattia, la disperazione ma anche l’umanità vera e propria: da questo momento in poi, la sua vita e la sua carriera non saranno più le stesse.

POVERTÀ E SUCCESSO

Ripercorrendo tutte le fasi di nascita di  Terra senza pane, Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe racconta, con uno stile che vuole rendere omaggio al regista stesso, una sorta di “storia di formazione” per il giovane Buñuel, chiamato ad emanciparsi come uomo e come artista dalla scomoda figura di Dalì e da un padre freddo e distaccato.

Forte e narrativamente attiva, nonostante il personaggio non compaia, è la presenza appunto di Dalì, le cui tracce vengono riscontrate nei sogni e nei turbamenti psichici inconsci di Buñuel, portati in scena dal regista grazie a sequenze simboliche ed oniriche pienamente inserite nel racconto.

Un film su Buñuel dunque,  traendo ispirazione proprio dallo stile del grande cineasta; d’altronde, l’omaggio si fa concreto quando nella narrazione delle riprese sul set del documentario si inseriscono armonicamente scene in bianco e nero tratte proprio dal vero lavoro di Buñuel.

Le sequenze reali aiutano Simó a ricreare quel tono drammatico trasudante umanità del documentario originale, presentando però la storia della regione spagnola di Las Hurdes seguendo i passi e la crescita di Buñuel sia come uomo che come regista.

Le intense musiche di Arturo Cardelús accompagnano Buñuel in un percorso animato che lo vede non solo realizzare un’opera così tanto civilmente utile (a pochi anni dall’inizio della guerra civile e l’inizio della dittatura di Franco) ma anche superare il controverso rapporto col padre e la rivalità tutta psicologica con Dalì, scoprendo finalmente il suo spessore come artista.

L’animazione non sempre convincente, il tratto “rude” e la breve durata rendono  Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe un prodotto “grezzo”, che offre comunque un’interessante focus poetico, proponendo tra l’altro apprezzate scelte autoriali di regia, su uno dei momenti centrali della vita del regista.

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