Dan DiDio il “villain” della DC

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Non è stato un venerdì tranquillo in casa DC. Con sorpresa un po’ di tutti – dai lettori agli addetti ai lavori passando per gli autori – Dan DiDio ha lasciato la casa editrice, QUI i dettagli.

È di questa mattina la voce più insistente che parla di un licenziamento dovuto alla scarsa produttività dell’ambiente lavorativo tradotta nelle dimissioni di una serie di personalità fra autori e soprattutto editor che avrebbe indispettito Warner Bros. La sensazione nei corridoi del quartier generale della DC negli ultimi mesi era di profonda sfiducia, di una continua perdita di terreno nei confronti della concorrenza e di una aridità creativa dettata da continui diktat editoriali promossi da una presunta spinta al rinnovamento anziché una aderenza alla legacy dei personaggi.

Sembrerebbe inoltre che uno dei principali attori dietro l’allontanamento di DiDio sia stato Scott Snyder intenzionato più che mai a tenere le distanze dalle iniziative editoriali promosse dall’ormai ex-Publisher.

La casa editrice si era letteralmente spaccata fra chi sosteneva DiDio e chi no. Una situazione assolutamente non nuova e più volte reiterata nel corso degli anni con diversi autori di spicco della DC.

Al netto di queste ultime voci, Dan DiDio ha incarnato la politica editoriale della DC negli ultimi 18 anni.

Tanti, tantissimi se pensiamo a quanti cambiamenti ci sono stati nell’industria del fumetto negli ultimi 18 e quante crisi – perdonate il pessimo inside joke – ha dovuto affrontare.

Premessa necessaria affinché si metta in prospettiva uno dei più grandi argomenti di discussione di tutti gli appassionati e fan DC degli ultimi anni: davvero Dan DiDio è stato foriero solo di pessime scelte editoriali? È stato davvero lui il cattivo in una industria che come i personaggi su cui si basa tende a dividere le personalità che lo abitano in buoni e cattivi?

Evidentemente no. Impensabile immaginare una cosa del genere.

Francamente sarebbe inutile fare un lungo elenco che, partendo dal suo arrivo in DC nel 2002, snoccioli in maniera chirurgica iniziative editoriali di successo e/o clamorosi fallimenti tuttavia qualche cenno va fatto se non altro per cercare di intercettare quella che potrebbe essere la futura direzione editoriale della casa editrice in un prossimo futuro.

La carriera di DiDio è stata segnata da una costante tensione in cui a fare da volano ci sono stati una serie di collaboratori e autori che hanno sicuramente impreziosito le sue intuizioni controbilanciandone anche le posizioni più coriacee.

È stata di DiDio l’intuizione di mettere autori di primissima fascia sulle serie regolari per archi narrativi che rilanciassero in grande stile personaggi e vendite: Batman Hush è ad oggi, forse, una delle storie più lette/vendute/conosciute di Batman apparsa sulla serie regolare del Cavaliere Oscuro.

Da questo esempio poi si potrebbe andare a ruota libera: il formato settimanale con 52, l’estro creativo di Mark Chiarello messo al servizio di iniziative come Wednesday Comics, aver saputo scovare e valorizzare talenti più o meno noti sfruttando l’ascesa, e un parco autori, pazzesco soprattutto fra il 2004 e il 2011 in un roster che annoverava Geoff Johns, Grant Morrison, Ed Brubaker, Greg Rucka solo per citarne alcuni.

La costante spinta al rinnovamento, alla formula che potesse premiare qualsiasi iniziativa con il successo commerciale e il riconoscimento del team editoriale oltre a quello creativo lo hanno però inviso a molti autori… ed anche a molti lettori indispettiti dalle voci che volevano DiDio cercare ad esempio più di uccidere alcuni personaggi molto amati come Dick Grayson o Wally West.

Poi, prevedendo forse neanche con troppa lungimiranza, una stagnazione del mercato arriva la grande rivoluzione. The New 52 scuote le fondamenta dell’industria che rivive fra alti e bassi una stagione stimolante grazie a questo rilancio mentre la casa editrice compie un’altra rivoluzione il passaggio dalla storica New York alla California.

The New 52 esaurisce la sua spinta e ancora una volta sono gli autori a venire in suo soccorso, anzi un autore, quel Geoff Johns che diventa amico/collega/nemico fautore del Rebirth tornando alle radici del mito DC e mettendo al centro il concetto di Legacy e riavvicinando con un successo clamoroso critica e pubblico.

DiDio ha il merito di far navigare in acque mai troppo tranquille una barca troppo spesso con manovre azzardate e con qualche passaggio decisamente a vuoto. Gli insuccessi sono tanti quanti i successi – uno degli ultimi la così detta New Age of Heroes – mentre i suoi ultimi guizzi, editorialmente parlando, sono l’intuizione di allargare la platea dei lettori al pubblico di giovani e giovanissimi con collane a loro dedicate e l’arrivo in pompa magna di Brian M. Bendis dalla Marvel.

E ora?

Il futuro è decisamente incerto. Ci sono piani messi in moto mesi fa – il 5G o Generation Five – che non si sa in che modalità verranno portati avanti ma soprattutto ci si domanda chi lo sostituirà nel ruolo di Publisher ora sulle spalle del solo Jim Lee.

L’ipotesi più suggestiva è quella di un ritorno di Geoff Johns, già Chief Creator Officer, nel ruolo di Publisher in una manovra che ricorda quella fatta qualche anno fa dalla Marvel che sostituì il vituperato Alex Alonso con l’amatissimo C.B. Cebulski.

Le voci sono tante e confuse. Si parla di Warner Bros. che, visto il successo delle linea Young Adult, voglia spingere per una iniezione di talenti della scrittura provenienti dal mondo di TV e letteratura nel roster della DC. Una scelta radicale ma molto, molto rischiosa: a parte qualche caso sporadico questa osmosi non ha mai prodotto buoni risultati sul lungo periodo.

Su una cosa però tutte le personalità dell’industria sono d’accordo parlando di Dan DiDio: si trattava di un fan dei fumetti che ha sempre cercato di mettere i fumetti al primo posto nelle priorità di un gigante come Warner Bros.

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