The Witcher: Andrzej Sapkowski sulle polemiche legate alle etnie

L'autore dei romanzi interviene sulle polemiche circa l'aspetto delle varie etnie nella serie televisiva.

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Apprezzatissima da tutti, The Witcher tornerà su Netflix il prossimo anno con la seconda stagione e, nel frattempo, l’autore dei libri dai quali la serie è ispirata, Andrzej Sapkowski, è intervenuto in merito alla polemica circa l’adattamento televisivo dei vari tratti somatici dei popoli.

“Da quanto ricordo, il colore della pelle non è mai stato discusso in dettaglio nei miei libri, quindi gli adattatori possono fare liberamente il loro mestiere, tutto è possibile e tutto è permesso, è andata come doveva andare.

Hanno fatto la mia zerrikaniana bionda, mora nel fumetto, perché l’artista poteva, in quanto artista, liberamente farlo. In Troy: Fall of a City di Netflix, Achille è interpretato da un attore nero.

Achille era, come sappiamo, il figlio del re Peleo della Tessaglia e della nereide Teti. La serie sembra mettere in discussione la sua immagine canonica e suggerire un’interferenza nubiana. E questo non è poi così inverosimile, anzi.

La mia storia non è slava o medievale, è semplicemente fantasy canonico e le influenze sono molteplici, non soltanto dalla mitologia slava” le parole di Sapkowski a Wyborcza, con l’intervista tradotta su Reddit.

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1 commento

  1. Si sente puzza di “mi hanno scritto il discorsetto e detto di leggerlo” lontano un miglio. Se gli importava di fare rappresentazione la faceva chiara nei libri, invece di lasciar intendere che sono tutti bianchi. La libertà artistica non c’entra nulla, c’entra il politicamente corretto. Se una cosa arriva dall’America, allora devono essere attentamente distribuite le quote nere, asiatiche, latine e marziane, altrimenti alla gente viene l’orticaria che qualcuno si senta escluso e non entri in empatia coi personaggi (bella merda. Il colore della pelle non conta, ma se non c’è un personaggio nero, le persone nere non possono apprezzare lo show e i personaggi perché non si identificano, giustamente. Se a un bianco invece non piace Black Panther, è razzista). Rispetto per il materiale o la coerenza, anche storica, zero. Tra un paio d’anni faranno un film con una Elisabetta I trans nigeriana, una Maria Stuarda cinese e una Caterina de Medici portoricana sposata con un arabo. Tanto, l’importante è che recitino bene, chissene della storia, basta dittatura bianca. Se gli dei nordici possono essere neri, va bene tutto.
    Prima o poi la gente si stuferà di questo finto perbenismo a scapito della storia.

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