Comics World 36 – Ancora Blockbuster

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    Il recente film The Avengers ha confermato l’interesse da parte del pubblico cinematografico nei confronti delle pellicole imperniate sui personaggi dei fumetti. Ma è un bene o un male per il nostro medium preferito? Cerchiamo di capirlo.

    Comics World 36 – Ancora Blockbuster

    Da diversi anni a questa parte il cinema americano è affetto da una cronica mancanza di idee. I tempi in cui la cinematografia statunitense sfornava capolavori, sia d’autore che commerciali, sono purtroppo lontani e i produttori si sono ormai rivolti ai fumetti nella speranza di trovare fonti di ispirazione il più possibile remunerative.

    E se si parla di comics si deve parlare di supereroi poiché tale genere narrativo è tuttora predominante. In verità, l’operazione non è nuova e basti pensare alle vecchie pellicole di Superman con Christopher Reeve per capire che i giustizieri in calzamaglia possono funzionare a livello di incassi. La situazione si modificò con il Batman di Tim Burton che, almeno nel primo capitolo, si avvicinò al fumetto con rispetto, cercando di trovare il giusto equilibrio tra le esigenze commerciali e la puntigliosità dei fan di Bats.

    Ma il vero e proprio trend dei supereroi al cinema è di fatto iniziato con i character Marvel e gli strepitosi incassi dei film dell’Uomo Ragno, degli X-Men e attualmente dei Vendicatori (ma la lista potrebbe continuare) ha ormai dato il via a una tipologia di lungometraggi e, a quanto è dato capire, la moda non sembra destinata a finire presto.

    Io come mi colloco? Devo specificare che sono una mosca bianca: nel senso che adoro i supereroi sulle pagine dei comics ma detesto le pellicole ad essi dedicate e finora non ho trovato una sola produzione che non mi spinga a definirla spazzatura. Ciò che contesto è la superficialità delle trame che fondamentalmente si riducono a mere sequele di botte da orbi e stop e l’inesistente (o quasi) analisi psicologica dei personaggi e secondo me uno spettatore che non ha mai letto Spidey o Thor rischia di avere una visione distorta non solo dei character ma degli stessi comic-book made in USA.

    Il caso di Thor è lampante: la trama è esile (posso scrivere scema?) e non ha nulla della profondità che si può rilevare in tanti episodi, per esempio, di Walt Simonson, e stendiamo un velo pietoso sui dialoghi risibili e sulle capacità recitative degli attori. E lo stesso vale per Ghost Rider, per gli X-Men, per gli stessi Avengers e così via, intendiamoci. Peraltro, l’attenzione dei registi e dei produttori si concentra esclusivamente sull’aspetto visivo con l’uso e l’abuso del digitale allo scopo di sfornare, fondamentalmente, enormi videogames da bambinoni.

    Aggiungo che, quando ho avuto la sfortuna di vedere queste pellicole, mi sono annoiato dopo cinque minuti poiché tutto è prevedibile e risaputo (ho addirittura sbadigliato con Iron Man) e di conseguenza mi domando: i supereroi al cinema servono? Certamente sono utili alle case di produzione, considerando gli incassi elevati e perciò dal punto di vista del business non ci sono discussioni che tengano.

    Ma quanto al mondo del fumetto? A mio avviso, costituiscono un danno. Innanzitutto, perché forniscono, come ho scritto, un’idea fuorviante dei comic-book in questione; e poi perché non so se siano in grado di spingere i lettori non abituali o i non lettori ad acquistare determinati mensili. Anche in Italia sarebbe interessante sapere quante persone hanno incominciato a leggere gli X-Men dopo averli visti al cinema. Io credo pochi, se non nessuno (però questo dovrebbe spingermi a riflettere sulle politiche della Panini e bisognerebbe chiedersi: i Modena Boys che hanno fatto per sfruttare l’impatto dei blockbuster? E le loro strategie si sono rivelate azzeccate? Ma è un discorso diverso e forse lo affronterò in un’altra occasione).

    In poche parole, definitemi snob o bastian contrario ma, personalmente, alle esplosioni, alle sequenze fatte al computer e alle trame degne di un sottosviluppato mentale, preferisco altre cose, magari meno spettacolari ma più sensate. E perciò auspico che prima o poi il male endemico simboleggiato dalle stronzate filmiche finisca. E mi auguro pure che il cinema americano torni ad essere ciò che era: un sistema creativo in grado di proporre opere d’arte e non trastulli da bimbominkia (per evitare equivoci, puntualizzo che la definizione la applico al pubblico americano).

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    4 Commenti

    1. Mi sembra un tantino drastico a parlare in questi termini “finora non ho trovato una sola produzione che non mi spinga a definirla spazzatura” di qualsiasi prodotto.
      O forse, per come tu stesso ti definisci, l’essere una mosca bianca (e tanto estrema nel giudizio), fa di te la persona meno indicata a giudicare questi prodotti.
      La regola in fondo è sempre 1, ogni trasposizioni da un media all’altro, da libri a fumetti a serietv a film a videogiochi può essere sempre e solo un adattamento non una conversione, e come ogni adattamento per paradosso più sono le modifiche al media originario per adattare i contenuti e le idee al nuovo media più il risultato può essere migliore.
      Meglio essere onesti, anche con se stessi, e non aspettarsi l’irrealizzabile ma confidare solo in un risultato finale di qualità e rispettoso (non “uguale a”) dell’opera originale.

    2. Mhhh, è che non capisco cosa ci sia di infantile nel secondo batman di nolan o nel primo spider di raimi o in sin city o in watchmen.
      Per carità ci saranno comic dei primi due personaggi più profondi, o nel caso di watchmen il fumetto sarà superiore finchè si vuole però non riesco ad associarli a prodotti da bambinoni.

    3. probabilmente nonti garba il cinema.Tutto qui.Non c’è altra spiegazione,visto che i cinecomics mantengono lo stesso target dei fumetti(di sicuro spider-man,iron-man,thor,e gli avengers) come altri di target più alto(watchmen-sin city),che non son di certo prodotti infantili.

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