One Piece Stampede - Il Film

Kyashan Sins torna su Man-Ga

La serie torna dall'11 settembre su Man-ga, canale 133 di Sky, alle 20.55.

Nel 1962 Tatsuo Yoshida, con i fratelli Kenji e Toyoharu (ma quest’ultimo forse lo conoscete meglio come Ippei Kuri), fondò la casa di produzione Tatsunoko, il cui simbolo, il cavalluccio marino, divenne sinonimo di animazione che anticipava i tempi. Se nei primi anni gli anime usciti dai suoi studi cercano di toccare vari generi (Le avventure dell’Ape Magà, Ippotommaso, Superauto Mach 5), è nel 1972 che Yoshida lancia una produzione originale che farà scuola, ovvero Kagaku Ninjatai Gatchaman; il gruppo di cinque eroi sarà presto seguito negli anni successivi dagli altri tre celebri eroi “meccanici”: Kyashan, Polimar e Tekkaman.

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Kyashan il ragazzo androide (in originale Shinzō ningen Kyashān) è un anime televisivo di 35 episodi del 1973. La serie si distacca molto in realtà da Gatchaman, in quanto ha una atmosfera molto più cupa e pessimista. La trama è presto detta: il dottor Azuma, grande esperto di robotica, ha costruito quattro androidi: Bryking, Sagure, Akubon e Barashin. I quattro androidi dovrebbero aiutare l’umanità a risolvere il problema dell’inquinamento, ma a causa di un violento corto circuito acquisiscono una volontà propria e si ribellano al loro creatore: il loro nuovo obiettivo è la sottomissione di tutto il genere umano, ritenuto responsabile del degrado. Il figlio di Azuma, Tetsuya, si offre per essere trasformato in un androide capace di affrontare il nemico. Dopo un primo tentennamento, il padre accetta e l’esperimento riesce: il giovane Tetsuya è ora Kyashan, che viene accompagnato dal fedele cane Lucky, ora trasformato nel robot Flender, in grado di trasformarsi in vari veicoli per volare o perforare il terreno (caratteristica che verrà ripresa in Polimar), e dalla madre Midori, la cui coscienza è stata riversata in un cigno robot.

La lotta di Kyashan non è apprezzata dagli esseri umani che lui salva, diffidenti verso questa creatura così simile ai robot che uccidono il genere umano; essere a metà strada tra robot e umano, Kyashan è un individuo unico che non ha più simili a sé e che viene continuamente tradito dal suo prossimo. Il mito fondante di questo anime è dunque una critica diffidenza verso la scienza che non si pone limiti, che può creare mostri senza saperlo e che non potrà comunque controllare.
L’altro tema fondante è il rifiuto della guerra, simbolo di sofferenza: non bisogna dimenticare, del resto, che Tatsuo Yoshida aveva venti anni quanto la seconda guerra mondiale era finita (in effetti la caratterizzazione dei cattivi ricorda alcuni gerarchi nazisti) e sicuramente la sua giovinezza è stata segnata da quell’evento, come segnò del resto una intera generazione di mangaka. Del resto ci lavorarono mostri sacri dell’animazione nipponica, come Yoshiyuki Tomino (Gundam), Shunsuke Kikuchi (musiche di Dragon Ball) o Yoshitaka Amano (Final Fantasy).

Ma proprio queste tematiche ne certificarono il successo duraturo tra le varie generazioni, nonostante i segni del tempo si vedano sulla serie originale. A riprova di ciò, nel 1993, per celebrare il ventennale, Tatsunoko realizzò l’OVA Kyashan il mito in quattro episodi (pubblicato da Yamato Video in Italia), mentre nel 2004 è stato realizzato Kyashan – La rinascita (Time Code), un film live-action che si discosta molto per tematiche e trama dalla serie originale; e finalmente veniamo al 2008 quando Madhouse ha prodotto e realizzato una sua versione della serie animata della Tatsunoko intitolata Kyashan Sins in 24 episodi. La trama è molto diversa da quella originale, anche se il protagonista continua questo suo essere diviso sia dai robot che dagli umani, i quali però qui sono entrambi in una situazione disperata. Kyashan poi non ricorda nulla di quanto da lui stesso fatto e intraprende un viaggio nel tentativo di recuperare la memoria.

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Kyashan Sins si discosta dalla serie originale, come si può vedere anche solo dal charadesign di Yoshihiko Umakoshi (Saint Seiya Omega, e si nota abbastanza a dire la verità…) presentandosi con una grafica completamente rinnovata e una storia scura, dinamica, forte, ma molto “umana”, nel bene e nel male, che sorprenderà anche i fan storici del personaggio: Kyashan in effetti ha subito un reboot lui stesso, che lo ha reso moderno e tormentato in un anime che guarda non più ai ragazzini. Di grande rilievo anche il comparto tecnico, nonostante alcuni episodi con l’avanzare della serie rivelino un calo qualitativo (il che è un peccato, data la qualità generale): nello staff troviamo il regista Shigeyasu Yamauchi (che ha diretto vari film de I Cavalieri dello Zodiaco e di Dragon Ball Z), il compositore Kaoru Wada (I Cavalieri dello Zodiaco – The Lost Canvas, Inuyasha) e lo sceneggiatore Yasuko Kobayashi.

Ultimamente Kyashan è tornato anche nel mondo manga, oltre che nei videogiochi, con Infini-T Force (in Italia per J-POP), in cui vediamo una versione ancora più giovane del superoeroe, affiancato dagli altri protagonisti Tatsunoko, anch’essi rielaborati.

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