Chi ha avuto modo di vedere il capolavoro di Hideaki Anno, Neon Genesis Evangelion, sa bene che il fulcro della storia, più che le battaglie tra mecha, è la caratterizzazione psicologica dei personaggi. D’altronde, lo stesso Anno, ha più volte dichiarato come Evangelion fosse il lavoro della sua vita: non sorprende dunque, avendo l’autore affrontato diversi disturbi psicologici come la depressione, che il protagonista Shinji si trovi coinvolto in una serie di sofferenti dinamiche, una su tutte il rapporto col padre.

Se la spiccata sensibilità e la psiche complessa fanno di Shinji un perfetto pilota per l’Unità 01 nell’anime, queste caratteristiche, nella vita reale, a cosa porterebbero? NerdMind1, fan, creatore del sito web Nerd Mind e anche terapista, ha pubblicato un articolo su come tratterebbe un paziente come Shinji, alla luce dei maggiori trattamenti terapeutici odierni.

Il protagonista è stato inserito da Anno in un trio che rimanda a quello freudiano di Es (Asuka), Io (Shinji) e Super-Io (Rei), con Shinji costretto continuamente a reprimere la sua attrazione verso le due figure materne: Misato (la tutrice) e Rei. Per questo, a rigor di logica, per un paziente del genere sarebbe necessario un trattamento di tipo freudiano, basato sulla Psicoterapia Interpersonale della Depressione (IPT) che mette in primo piano le relazioni interpersonali dell’individuo; Sean Hallinan suggerisce però, credendo che il problema di Shinji non siano derivanti unicamente lui medesimo, un approccio con la Terapia familiare. E’ chiaro come nel nucleo familiare di Shinji (sia considerando quello con Gendo Hikari sia quello composto da Misato e Asuka, due donne per cui prova un’attrazione erotica non concretizzata) ci siano delle dinamiche disfunzionali che portano su un adolescente come Shinji un bagaglio di responsabilità (da lui dipende il destino del mondo e, più nel concreto, il mantenimento della casa, considerata l’inaffidabilità di Misato) provanti un soggetto così sensibile.

Con questo tipo di approccio, il terapista lavorerebbe a stretto contatto con i familiari del ragazzo, a partire da Misato, che offre comunque a Shinji uno dei più “sani” rapporti in cui è coinvolto il ragazzo: lavorando a stretto contatto con la donna, si arriverebbe a stabilire in maniera più definita il suo ruolo da capofamiglia, aiutandola a migliorare la gestione del rapporto coi sue due figli adottivi (anche Asuka, tra la diversa cultura e i traumi psicologici infantili, necessiterebbe di una particolare attenzione). Partendo da qui, si potrebbe forse aiutare il ragazzo anche a rendere sano il rapporto coi genitori biologici, facendogli superare il lutto della madre scomparsa e intervenendo sulla dannosa concezione che Gendo Hikari ha del figlio.

Sulla rapporto tra psicologia e Neon Genesis Evangelion si potrebbe scrivere un intero saggio, e forse non basterebbe per schematizzare la complessità dei personaggi (e delle dinamiche in cui sono inseriti) nati dalla mente di Anno. L’articolo di Hallinan non fa che enfatizzare i meravigliosi spunti che questa serie offre, sottolineando come il suo successo e l’influenza avuta su successive opere derivi da molto altro rispetto al suo essere una serie fantasy d’azione, ricca di riferimenti cabalistici, biblici e religiosi.

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