Questo settimo volume di X-Men Le Storie Incredibili propone alcune storie da tempo introvabili, originariamente uscite negli Stati Uniti nella collana antologica Marvel Fanfare. La testata proponeva avventure di vari supereroi Marvel a rotazione, realizzate da autori di grande livello e caratterizzate da un’impostazione più sofisticata. In pratica, si inseriva perfettamente nel clima di rinnovamento e sperimentazione voluto dall’allora editor in chief Jim Shooter.

Gli episodi qui inclusi sono proprio quelli che diedero il via a Marvel Fanfare. Dal momento che i mutanti del Professor Xavier erano all’apice della popolarità, fu ovvio iniziare con Ciclope e soci. In realtà, però, la storia, almeno nei primi due numeri, si concentra sull’Uomo Ragno, importante co-protagonista della saga. A scrivere le sceneggiatura fu il deus ex machina dell’universo mutante, Chris Claremont, che comunque conosceva bene Peter Parker, avendo firmato in precedenza numerosi albi di Marvel Team-Up, una delle tante collane dedicate all’Arrampicamuri.

Chris colloca la trama nel contesto della Terra Selvaggia, la zona preistorica collocata sotto i ghiacci dell’Antartide introdotta da Stan Lee e Jack Kirby proprio in uno storico numero di X-Men. Va da sé che non manca il tarzanide Ka-Zar, sovrano di quel territorio, che aveva esordito nella serie dei mutanti. In questo modo, quindi, Claremont si collega all’era classica della Marvel, ma recupera pure lo scienziato Karl Lykos, alias Sauron, presentato in una leggendaria run disegnata dal grande Neal Adams.

Per una serie di circostanze, quindi, Peter Parker giunge nella Terra Selvaggia e interagisce con Angelo e Tanya, la donna amata dal mostruoso Sauron. Ma presto saranno della partita pure i mutanti della Terra Selvaggia, già ben noti agli X-lettori, e le cose prenderanno una brutta piega. Claremont firma una storia intrigante e avvincente, trovandosi a suo agio con l’Uomo Ragno e Ka-Zar. A partire dal n. 3, però, arriveranno gli X-Men e inizierà una trama che avrà, con il senno di poi, ripercussioni sulla collana regolare della squadra.

Un gioco importante, tra i vari personaggi, lo giocherà pure la perfida Zaladane e l’autore si sbizzarrisce con dinosauri e creature preistoriche, puntando sull’avventura allo stato puro. Forse c’è poca introspezione, perlomeno se mettiamo questo story-arc in relazione alle classiche vicende mutanti, e un’attenzione preponderante sull’azione, ma i testi e i dialoghi di Chris sono, come sempre, di grande livello.

Questi primi quattro numeri di Marvel Fanfare sono pregevoli anche per i disegni. I primi due episodi sono illustrati dal bravissimo Michael Golden che ci dona tavole spettacolari, ambientate in contesti visionari e immaginifici, impreziosite da una cura certosina dei dettagli e dall’accattivante mix di realismo ed elementi grotteschi tipico del suo stile. Del terzo episodio si occupa il veterano Dave Cockrum che aveva già disegnato i primi episodi della seconda genesi degli X-Men. Il suo tratto è influenzato da Carmine Infantino ed è senz’altro meno suggestivo di quello di Golden, ma è comunque valido.

Il capitolo finale è invece di Paul Smith che proprio con queste storie ebbe modo di disegnare per la prima volta gli X-Men, sfoggiando un tratto fluido, delicato e prezioso che spingerà poi i vertici Marvel a farlo diventare per un periodo il penciler regolare di Uncanny X-Men. Paul riesce a caratterizzare egregiamente i protagonisti, dando il meglio di sé con Tempesta, evocandone il fascino esotico e sensuale che spesso la contraddistingue.

Nel complesso, questo volume è da tenere d’occhio e ha il merito di proporre storie degli X-Men che molti hanno ingiustamente trascurato.

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