Come sappiamo Netflix ha oggi rimosso il nuovo doppiaggio a seguito delle polemiche dei fan per un adattamento che ha fatto più scontenti che soddisfatti. Ma continuano comunque ad arrivare notizie sul fatto che non solo i fan, ma anche i professionisti che ci hanno lavorato, hanno poco digerito il lavoro di Gualtiero Cannarsi. Sul sito del quotidiano La Stampa di ieri è continuata infatti la querelle sul nuovo adattamento di Evangelion. Il quotidiano torinese ha avuto modo di intervistare il direttore del doppiaggio della serie, Fabrizio Mazzotta, noto anche per la sua attività di doppiatore, il quale ha raccontato alcune difficoltà riscontrate durante il doppiaggio:

«Mi hanno contattato perché avevano visto che avevo firmato le prime direzioni e i primi adattamenti di “Evangelion” (in una lettera pubblica firmata da Francesco Di Sanzo, co-fondatore di Dynamic Italia, viene detto che anche quegli adattamenti erano stati lavorati e riscritti da Gualtiero Cannarsi, ndr La Stampa)… Netflix, in tutto questo processo, non c’era. La cura del doppiaggio è stata affidata alla VSI».

Secondo Mazzotta, è sbagliata l’idea di considerare un anime un prodotto di nicchia a prescindere: «Non si può pensare che visto che parliamo di cartoni giapponesi, ci rivolgiamo a un pubblico particolare, con interessi particolari, che ha bisogno di un linguaggio particolare. Perché non è così».

Mazzotta denuncia le difficoltà dei doppiatori e le sue stesse nel doppiaggio:

«Pensavamo che il lavoro sarebbe proceduto velocemente. In realtà Gualtiero ha riscritto i copioni daccapo, facendoci perdere anche tempo rispetto alla tabella di marcia che ci eravamo imposti e che chiedeva Netflix… Il vero problema è stata la riscrittura. Perché farraginosa, difficile, incomprensibile. Apostoli o angeli non importa», insiste Mazzotta. «Ha anche un motivo e Gualtiero l’ha spiegato. Il linguaggio, invece, è così involuto e complicato, che ha creato anche dei problemi in sala. Mi creda se le dico che, a un certo punto, i doppiatori volevano abbandonare la serie perché non riuscivano a lavorare e perché non volevano rimetterci la faccia».

Lo stesso Mazzotta, riporta sempre La Stampa, ha provato a correggere alcuni passaggi – secondo il suo punto di vista – ma la VSI gliel’ha impedito, dicendo che non si poteva:

“Il compito del direttore del doppiaggio, invece, è leggere i copioni, capire e approfondire la storia, e dare di volta in volta indicazioni ai doppiatori. «E il doppiatore recita. Ma se il testo è scritto male, e non si capisce da che parte cominciarlo o finirlo, risulta difficile anche la recitazione. Alcune volte, in questo caso, siamo stati costretti a tornare ai vecchi copioni anche solo per capire il significato di alcuni passaggi. Eravamo in cinque persone in sala, e nessuno riusciva a capire»”.

Sembra, dunque, che le difficoltà segnalate anche da noi riguardo al nuovo adattamento siano confermate dagli stessi professionisti che ci hanno avuto a che fare; vedremo se Gualtiero Cannarsi cambierà idea sulle sue convinzioni questa volta. Netflix lo ha già fatto.

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