Terzo, e ultimo, volume per Rough Riders serie targata Aftershock firmato da Adam Glass e Patrick Olliffe proposta in Italia ovviamente dall’ottima saldaPress.

Ci eravamo lasciatI alla fine del secondo volume – la nostra recensione QUI – con quello che sembrava essere lo scioglimento definitivo dei Riders la cui collaborazione era stata definitivamente incrinata dal tradimento, reale o presunto tale di Edison, e soprattutto a causa della nomina a Presidente degli Stati Uniti di Franklin D. Roosevelt.

All’inizio di questo terzo volume intitolato Corri o Muori, ci ritroviamo quindi catapultati qualche anno dopo, nel 1906, alla festa di nozze della figlia di Roosevelt. La festa viene interrotta per il Presidente dall’arrivo di Houdini: una nuova minaccia incombe sul paese e questa volta sembra essere di carattere soprannaturale.

Quando una medium, una ciarlatana, apre per errore un portale verso un’altra dimensione lasciando libero il passaggio ad alcune entità estremamente vendicative che animano i morti.

Mentre a fatica la squadra si ricompone, e i cui dissapori non sembrano essersi mai sopiti, Houdini e Roosevelt ingaggiano un consulente, un giovane scrittore di Providence… H.P. Lovercraft. Il Presidente sembra riluttante ad accogliere un ragazzo così impaurito e gracile ma Lovercraft ben presto rivela la sua abilità e con l’aiuto di Houdini, che compie il suo trucco definitivo, verrà svelato il mistero dietro queste entità e legato direttamente agli antenati del Presidente stesso.

La battaglia finale si svolgerà nei giardini della Casa Bianca dove un’orda di non-morti attacca proprio la figlia di Roosevelt e dove ancora una volta sarà provvidenziale l’apporto di Lovercraft.

Il finale è ovviamente aperto, con un piccolo salto al 1933, perché dei Rough Riders la storia avrà sempre bisogno!

Adam Glass conclude, apparentemente solo per il momento, Rough Riders con un terzo volume solidissimo, privo di fronzoli e il cui spunto di interesse è senz’altro l’introduzione di H.P. Lovercraft.

Se nel secondo volume lo scrittore si era evidentemente appoggiato alle letteratura di genere poliziesco di fine ‘800 con chiari riferimenti a Edgar Allan Poe e Arthur Conan Doyle, l’introduzione di Lovercraft in questo terzo arco narrativo lo fa propendere per la letteratura horrorifica e del terrore che fa capo proprio allo scrittore di Providence e allo stesso Poe.

Questa ispirazione è evidente proprio nel ritmo e nel modo in cui si dipana la vicenda con l’esame delle creature non-morte prima, lo sgomento per la scoperta poi e infine la risoluzione di natura soprannaturale che viene disinnescata grazie ad alcuni interventi “specifici”.

Lo scrittore non cade nella tentazione di usare la mitologia lovercraftiana – peccato! – ma preferisce costruire una minaccia che si colleghi al passato del Presidente attingendo dal folklore olandese, primi coloni di New York o meglio fondatori di New Amsterdam.

Leggermente sottotono rispetto ai volumi precedenti Patrick Olliffe il cui tratto muscolare e fortemente “americano” si smorza verso una maggiore stilizzazione in alcuni passaggi complice anche la minor dose d’azione rispetto ai volumi precedenti. La costruzione della tavola si fa meno dinamica e più attenta allo storytelling in senso lato.

Questo terzo volume è una degna e soddisfacente chiusura della serie. Rough Riders è consigliatissima agli amanti delle atmosfere metastoriche e “steampunk” ma a differenza di altre serie simili qui è sempre l’azione a farla da padrone aspetto non da trascurare per una lettura fresca e sempre divertente.

Come sempre solidissima anche la cura carto-tecnica del brossurato con alette confezionato da saldaPress. Il volume spicca per una corposa sezione extra a fine volume con stralci delle sceneggiature originali e conseguenti work in progress delle pagine e per una più che buona traduzione ad opera di Stefano Formiconi.

 

 

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