L’adattamento italiano di anime (ma non solo) è sempre stata una delle questioni più discusse (una vexata quaestio direbbero ne I Cavalieri dello Zodiaco di Enrico Carabelli) da quando i c.d. “cartoni animati giapponesi” hanno avuto una certa diffusione in Italia, diciamo con le reti locali prima e le trasmissioni dell’allora Fininvest a cura di Alessandra Valeri Manera. Ovviamente all’inizio dell’esperienza gli adattamenti non consideravano minimamente il materiale originale, con conseguente cambio di nomi (ricorderete che negli anni Ottanta non c’era un anime in cui un personaggio non si chiamasse Roby – cito a caso Sandy dai mille colori e A tutto gas), luoghi e dialoghi.

2L’adattamento anime in Italia: brevi cenni storici

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Solo con una maggiore consapevolezza di quelli che si sarebbero poi definiti otaku la situazione è (molto) lentamente migliorata, ma praticamente alcuna modifica si è avuta sul piano televisivo generalista, che ha sempre puntato su una occidentalizzazione dei prodotti (con buone motivazioni, su cui tornerò più tardi). L’esempio che notoriamente si porta a questo proposito è l’edizione italiana dell’anime Saint Seiya, da noi, sull’esempio dell’edizione francese, intitolato I Cavalieri dello Zodiaco; il dialoghista Stefano Cerioni e il direttore del doppiaggio Enrico Carabelli hanno stravolto l’anime originale condendolo di citazioni dotte di poeti e scrittori e dando inizio a quello che sarebbe diventato il fenomeno delle c.d. madri veggenti, con il cavaliere di Pegaso che si chiama Pegasus, quello di Andromeda, Andromeda… (solo Sirio ha avuto un po’ più di fortuna…). Un adattamento aulico, come dicevamo, che è entrato nella storia e che ora viene visto con grande nostalgia dalla generazione che lo ricorda nei suoi primi passaggi in TV… gli stessi che anni fa, probabilmente, lo condannavano per eresia.

Il cambio di rotta sull’adattamento invece si è avuto nel mercato dell’home video, grazie a case come Granata Press e Yamato Video che per prime hanno iniziato a importare prodotti anime seguendo un criterio di (tentato) rispetto del materiale originale (anche se non sempre, ricordo l’adattamento dei film di Saint Seiya fedele all’edizione italiana da parte di Granata Press o la “versione alternativa” di Slam Dunk di Yamato).

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