Hirohiko Araki ha dichiarato in questa intervista di aver imparato le basi della narrazione da Sherlock Holmes, le cui mirabolanti avventure sono state raccontate da Sir Arthur Conan Doyle; in particolare, il Maestro Araki ha imparato come creare le proprie strutture narrative e dei personaggi così carismatici.

Le geniali e spiccatissime abilità nell’osservazione tipiche di Holmes, infatti, insieme alle sue tendenze antisociali, rendono questo personaggio così misterioso e convincente, agli occhi del papà di JoJo (qui potete trovare la mia recensione dell’ultimo episodio della quinta stagione dell’anime basato sulla sua opera, Vento Aureo). Ecco quanto ha dichiarato a riguardo: “Ciò che rende grande Holmes è il fatto che può anche essere un genio, ma è anche un rompiscatole“.

Inoltre, per lui Holmes è anche una figura particolarmente solitaria: “Ho sempre pensato che una delle condizioni per poter essere un eroe è la solitudine. Quando la situazione è critica, un eroe deve essere in grado di combattere e di risolvere un caso da solo, diversamente non puoi chiamarlo eroe. Non potresti nemmeno dire che possano rivestire il ruolo di protagonista di una serie“.

Hirohiko Araki ha anche affermato che un’altra grandissima fonte di ispirazione per la sua bizzarra creazione è il fatto che Sir Arthur Conan Doyle raccontasse le proprie storie utilizzando il punto di vista di un personaggio particolarmente vicino al suo pubblico, ovvero il Dottor Watson. Se fosse stato adottato il punto di vista di Sherlock Holmes per la narrazione delle proprie storie, ciò sarebbe andato in contrasto con la propria natura, e una storia nella quale il suo protagonista non ha alcuna motivazione è noiosa, ha proseguito il Maestro.

In realtà, è anche più difficile rappresentare il personaggio secondario per eccellenza nella forma di Watson che raffigurare il protagonista. Holmes è completo come personaggio, per cui la domanda diviene: ‘come si rapporteranno fra di loro lui e Watson?’. Credo che la storia perfetta debba avere dei personaggi carismatici e uno stile narrativo che ponga il giusto accento sul loro carisma“.

Il primo manga serializzato di Hirohiko Araki è stato Mashōnen B.T. (conosciuto come Magical B.T. qui da noi in Italia), una serie di storie che omaggiano il personaggio di Sherlock Holmes pubblicate per la prima volta in Giappone nel 1982 e nel 2002 in Italia da Star Comics.

Araki ha però anche citato il suo Rohan Kishibe, emblematico personaggio tratto da Diamond Is Unbreakable, come fortemente ispirato a Sherlock Holmes, per via della sua enorme e insaziabile curiosità e per la tendenza a percepire gli altri esseri umani come oggetto delle proprie ricerche.

Ma anche le ambientazioni di Phantom Blood sono ispirate all’opera di Doyle: basti pensare alla presenza di una nebbia molto fitta e di un castello isolato dal resto del mondo, elementi che avvolgono i luoghi in cui è ambientata la storia in una aura di mistero, alla quale si aggiunge anche la sensazione di essere immersi in scene avvenute in epoche passate.

Infine, Hirohiko Araki ha anche menzionato il personaggio di Hannibal Lecter, tratto dal romanzo del 1988 Il Silenzio degli Innocenti di Thomas Harris come un’altra sua grande fonte di ispirazione per quanto riguarda la creazione dei propri personaggi, ma se volete scoprire di più su Araki e le sue fonti di ispirazione, vi consiglio la lettura del volume edito da Star Comics Il Manga secondo Hirohiko Araki, del quale potete trovare qui la mia recensione.

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