The Twilight Zone contro Black Mirror: fra rilanci e eredità

Pubblicato il 9 Giugno 2019 alle 12:00

Charlie Brooker, il creatore di Black Mirror, tempo fa disse che le influenze più grandi che lo hanno portato a ideare la serie sono state: le sue paranoie e The Twilight Zone. Ecco, nel panorama televisivo e cinematografico mondiale coloro che hanno dei debiti e che si sono ispirati a The Twilight Zone sono in molti. Lost di J.J. Abrams, ad esempio, si potrebbe considerare una grande idea che ha alla base i concetti di Ai Confini della Realtà. E lo stesso varrebbe per The Leftovers.

E poi ricordiamo che grandi registi quali Joe Dante, Steven Spielberg e John Landis hanno realizzato negli anni Ottanta un vero e proprio film revival di Ai Confini della Realtà come tributo alla serie.

The Twilight Zone, il telefilm che Rod Serling ideò nel 1959, e che andò in onda fino al 1964 su CBS, ebbe quindi (dopo il film di Spielberg, Dante e Landis) una serie revival sviluppata tra il 1985 ed il 1989. Successivamente ci fu una nuova riproposizione del franchise (avvenuta tra il 2002 ed il 2003) che non ebbe molto successo. Subito dopo Ai Confini della Realtà è rimasto per parecchio tempo fermo a guardare germogliare tante idee nate grazie ai suoi episodi. Ed uno tra questi germogli è proprio Black Mirror.

Ma quest’anno CBS all Access ha prodotto una nuova serie di The Twilight Zone, sviluppata da Jordan Peele. E proprio in questi giorni in cui sono stati distribuiti i nuovi episodi di Black Mirror, qualcuno (compreso il sottoscritto) si è posto una domanda: ha senso vedere trasmessi The Twilight Zone e Black Mirror, ovvero padre e figlioccio, nello stesso periodo?

Ecco alcune tesi pro e contro questa domanda. Probabilmente, così come queste due grandi serie insegnano, alla fine della lettura potreste trovare più domande che risposte.

Etica vs Tecnologia

The Twilight Zone, Mangaforever

L’obiettivo iniziale di Rod Serling con The Twilight Zone era quello di provare a porre delle domande sulle questioni più controverse riguardanti tempi che correvano (viveva negli Stati Uniti di fine anni Cinquanta). Il tutto condito da una buona dose d’intrattenimento: per questo generi come fantascienza, fantasy, e horror venivano utilizzati in The Twilight Zone per intrattenere, ed allo stesso tempo, comunicare qualcosa ( non a caso Rod Serling fece scrivere alcuni episodi a geni della letteratura come Richard Matheson).

Trattandosi dell’epoca della Guerra Fredda chiaramente la paura del futuro e la tecnologia erano tra gli argomenti dominanti. L’uso della Bomba atomica, ad esempio, fu un argomento al centro di alcuni dei più importanti episodi di sempre: Tempo di leggere raccontava cosa avrebbe potuto fare l’unico sopravvissuto ad una catastrofe nucleare con tutto il tempo del Mondo a disposizione, ed una vita intera per dedicarsi alla sua più grande passione: la lettura.

In questo caso il cortocircuito proposto era: tecnologia contro umanesimo. Il progresso mondiale aveva portato ad un’imminente catastrofe nucleare, ma ciò che di più solido e sano (oltre che più trascurato) era rimasto dopo il devasto, erano i libri ed il piacere della lettura.

Ecco però che a causa della presenza di Black Mirror questa tematica è diventata off-limits. Perché l’utilizzo distorto della tecnologia è il motore creativo principale della serie di Charlie Brooker. Per questo motivo lo stesso Jordan Peele ha dichiarato che uno dei punti saldi dei nuovi episodi di The Twilight Zone è il non mettere al centro la tecnologica. “Una delle regole più semplici che ci siamo imposti– ha dichiarato di recente- è stata il non esplorare la tecnologia“.

Ciò però non ha permesso di sfruttare a pieno il potenziale narrativo di The Twilight Zone. E questo ha limitato (se non castrato) la serie di Jordan Peele un po’ limitata.

Ottimismo vs pessimismo

The Twilight Zone, Mangaforever

Sempre Jordan Peele quando ha elencato le differenze principali tra The Twilight Zone e Black Mirror ha dichiarato:”Black Mirror è cinica nei confronti dell’umanità, mentre The Twilight Zone, al di là di quanto sia cupo l’episodio, è fondamentalmente ottimista nei confronti dell’umanità”. 

Ecco, chiaramente Jordan Peele ha sfruttato l’ottimismo per cercare di caratterizzare il suo The Twilight Zone, differenziandolo il più possibile dal cupo e pessimista Black Mirror (che dal canto suo sta cercando di rendersi un po’ più ottimista con episodi quali San Junipero, oppure come il recentissimo Rachel, Jack e Ashley con protagonista Miley Cyrus). Il fatto è che anche sotto questo punto di vista è come se Ai Confini della Realtà si sia voluto estremizzare troppo, rendendosi il più luminoso possibile, per non apparire cupo e pessimista come Black Mirror (Si tratta di un cortocircuito che ha caratterizzato anche la trasposizione cinematografica di IT, che è stato accostato a Stranger Things, che a sua volta ne è figlio e debitore).

Perché a dire di puntate pessimiste in Ai Confini della Realtà se ne sono viste parecchie: L’Altro Posto, ad esempio, è un episodio nel quale il criminale Rocky Valentine durante un tentativo di fuga si ritrova catapultato in una dimensione che gli appare come il Paradiso. Ma passerà poco tempo prima che il fuorilegge si renda conto che il luogo in cui si trova è tutt’altro che paradisiaco.

Oppure ancora in È Bello quel che Piace la protagonista Janet Tyler si vede ancora fisicamente brutta dopo un intervento di chirurgia plastica, che avrebbe dovuto renderla simile alle persone che ha attorno. Ma la donna in realtà appare bella per i canoni estetici terresti, ma inappropriata nel mondo nel quale vive, abitato da esseri deformi.

Ecco, nella nuova serie di The Twilight Zone, anche i finali più pessimisti (vedi il malinconico primo episodio The Comedian, incentrato sullo stand-up comedian impersonato da Kumail Nanjiani) tendono a non cadere troppo nel pessimistico, probabilmente per non apparire talmente cupi da essere accostati a Black Mirror.

Jordan Peele e Charlie Brooker: troppo bravi per collaborare?

the twilight zone jordan peele, Mangaforever

Jordan Peele è una delle menti creative cinematografiche applicate più importanti dell’ultimo decennio. Il suo Scappa – Get Out è diventato un punto di riferimento per il genere horror, e per un certo tipo di storie distopiche e dal forte messaggio sociale.

Peele è sicuramente debitore di The Twilight Zone, e proprio per questo è stato ritenuto l’uomo adatto per traghettare nel nuovo millennio la popolare serie di Rod Serling. Il suo NOI ha ancora una volta sottolineato come Peele sia in grado di incutere paura ed allo stesso tempo trasmettere forti messaggio sociali. Ed è questa la prerogativa di Ai Confini della Realtà.

Ma, stranamente, nel revival di The Twilight Zone il colpo non è uscito così ad effetto. Anche il terzo episodio della serie, intitolato Rewind, che richiama tematiche con le quali Peele si riesce a esprimere al meglio (come la questione razziale), non ha centrato in pieno il bersaglio. La pur interessante storia che vede coinvolta una madre di colore perseguitata da un poliziotto bianco mentre cerca di portare il figlio al college, sembra non voler scuotere emotivamente lo spettatore, rimanendo un po’ in superficie.

Dall’altra parte Charlie Brooker è stato contestato per la quinta stagione di Black Mirror, che per alcuni è sembrata banale e ripetitiva, mentre per altri ha virato verso un cambio di tono sgradito (e l’episodio con Miley Cyrus protagonista è il principale imputato).

Allora verrebbe da chiedersi: a questo punto non sarebbe meglio unire due pesi massimi come Brooker e Peele per un unico progetto, piuttosto che farli scontrare depotenziandoli e facendoli giocare al rincorrersi l’uno con l’altro?

Nostalgia o necessità creativa?

The Twilight Zone, Mangaforever

Siamo arrivati alla più importante delle domande: ha senso una nuova stagione di The Twilight Zone (peraltro già rinnovato da CBS) nell’epoca di Black Mirror? Anche una delle serie più seminali di sempre per sprigionare ancora la propria potenza narrativa deve saper raccontare i tempi che corrono. E sotto questo punto di vista Black Mirror sembra esserci riuscita, diventando in un modo o nell’altro la The Twilight Zone del nuovo millennio.

In un contesto del genere, con Ai Confini della Realtà costretta a non oltrepassare alcuni paletti (niente episodi con la tecnologia protagonista, un approccio abbastanza ottimista) ha senso richiamare quel potente nome che fa parte della storia della televisione seriale del Ventesimo Secolo? Anche un genio creativo come Jordan Peele era inizialmente intimorito all’idea di approcciarsi alla serie, e forse, anche per timore reverenziale, non ha voluto spingersi oltre.

Ora quindi viene da chiedersi: cosa ne resterà di questo nuovo The Twilight Zone in un periodo storico in cui Black Mirror riesce a porre in maniera efficace i più grandi quesiti dei nostri tempi?

Certo è grandioso vivere in un periodo nel quale due grandissime serie antologiche offrono i loro prodotti con due magistrali showrunner a trainarle, ma quel legittimo ed oggettivo dubbio sull’utilità di entrambe, contemporaneamente, continuerà a porsi.

Ma la risposta, come è d’obbligo in questi casi, è lontana dai nostri occhi e dalle nostre menti, e si trova in fondo..ai Confini della Realtà.

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