Fiera del Levante e BGeek hanno accolto diversi ospiti all’interno dell’evento che ha avuto luogo gli scorsi 1 e 2 giugno 2019, e fra questi uno dei più importanti è stato proprio Junichi Hayama, la cui presenza è stata resa possibile grazie ai più che disponibili Adriano Forgione di Nippon Shock Edizioni ed Edoardo Serino, i quali sono stati anche così gentili da fungere da traduttori dall’italiano al giapponese e vice versa. Nippon Shock ha anche il grande merito di aver portato finalmente in Italia Brush Work, un volume che racchiude al suo interno tantissime illustrazioni realizzate da Junichi Hayama basati su opere celeberrime come Jeeg Robot D’Acciaio, Le Bizzarre Avventure di JoJo e Devilman, fra i più conosciuti.

Ecco qui di seguito il resoconto del mio incontro con il Maestro.

Innanzitutto, grazie per il suo tempo e perché sta concedendo a noi questa intervista. Vorrei chiederle, prima di tutto, quando e come è nato in lei il desiderio di dare vita ai manga, quindi di diventare un disegnatore e un animatore.

Tutto parte dalla passione che avevo per i manga. Il mio desiderio era quello di diventare un mangaka, un disegnatore di manga. Ho provato a disegnare manga, ma le storie che scrivevo non mi sembravano così tanto interessanti e quindi, poiché in Giappone in quegli anni l’animazione era in pieno sviluppo, ho pensato di gettarmi nel campo dell’animazione.

C’è un’opera, un manga in particolare che l’ha ispirata nella scelta di diventare un animatore?

Il manga che un po’ mi ha ispirato è un manga che leggevo quando frequentavo le scuole medie e si intitola Choujin Locke, ovvero Locke il Superuomo, ma qui in Italia non è mai stato pubblicato. È disegnato da Yuki Hijiri, quindi è questo il manga che mi ha poi ispirato a diventare un animatore.

A tal proposito, vorrei ringraziarla per il suo lavoro, perché io come tanti altri sono cresciuta guardando gli anime su cui lei ha lavorato, quindi per me è un onore, ma è anche un grandissimo piacere poterlo incontrare, da fan degli anime!

Anche per me ci sono delle persone, dei mangaka e degli animatori che ammiro, per cui capisco i tuoi sentimenti!

Dunque, quali sono gli animatori e i mangaka che ammira?

Ce ne sarebbero tantissimi, quindi ci vorrebbe un sacco di tempo per elencarli tutti, quanti ne devo nominare? Magari un paio?

Certo, va benissimo!

Go Nagai (Devilman, Jeeg Robot D’Acciaio, Mazinga), Osamu Tezuka (il “Dio dei Manga”, autore di Astroboy, Kimba il Leone Bianco, La Principessa Zaffiro) e Shōtarō Ishinomori (Cyborg 009, Kamen Rider). Li conosci?

Sì, soprattutto Go Nagai, infatti questo geroglifico (in quel momento ho mostrato al Maestro un piccolo tatuaggio che ho sul polso destro) è il nome del Dio Amon, un mio piccolo omaggio a Devilman, quindi la capisco, perché anche io sono una grandissima fan di Go Nagai!

Poi c’è un altro disegnatore, un mangaka, che mi piace; leggevo le sue storie quando frequentavo la seconda elementare e si chiama Mamoru Uchiyama, un disegnatore che al tempo ha lavorato su Ultraman. È uno dei disegnatori di Ultraman, al quale hanno lavorato molti artisti, e Uchiyama è uno fra questi. Quando ho visto questo Ultraman sono rimasto sbalordito, perché era bellissimo. In questa rivista, non ricordo se fosse mensile o settimanale, c’era un inserto nel quale questo artista spiegava come disegnare Ultraman, e lo faceva usando quei giochi che esistono anche qui in Italia e che consistono nell’unire fra loro dei puntini numerati. Grazie a questi giochi ho imparato a disegnare Ultraman, e da quel momento ho iniziato a comprendere bene come si disegna ed è fiorita questa passione per Ultraman.

C’è un anime o un personaggio presente in uno degli anime a cui ha lavorato  a cui è particolarmente legato?

Per quanto riguarda la mole di lavoro Hokuto no Ken e Le Bizzarre Avventure di JoJo sono quelli a cui sono più legato, siam perché ho avuto tanti ruoli diversi, quindi queste due serie sono quelle che mi restano più nel cuore.

Tutti noi guardiamo gli anime, ma quasi nessuno sa chi ci lavora e quanto lavoro ci sia dietro, quindi vorrei chiederle, un po’ in breve, come funziona il lavoro di un animatore e quanto in effetti sia importante per creare un anime.

È una domanda molto difficile!

Allora riformulo la domanda: qual è la parte più complessa del suo lavoro?

La cosa più difficile, ma anche la più bella, è animare, dare vita ai personaggi.

Un’ultima domanda: a cosa le piacerebbe lavorare nel prossimo futuro?

Mi piacerebbe lavorare su qualcosa a sfondo samurai.

Grazie ancora per il suo tempo!

 

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