Il genere steampunk rappresenta una delle correnti più interessanti della narrativa fantascientifica. Secondo molti, è stata inaugurata da William Gibson e Bruce Sterling con il romanzo The Difference Engine; altri ritengono che sia in realtà stata anticipata da alcune opere di scrittori sci-fi del calibro di K.W. Jeter. In ogni caso, lo steampunk, almeno nella sua impostazione originaria, si basa su storie ambientate nella Gran Bretagna dell’epoca vittoriana. Si parte, però, dal presupposto che esistano già computer e altri elementi tecnologici.

In seguito, sono state realizzate altre opere steampunk collocate in contesti ed epoche differenti ed era prevedibile che anche il mondo del fumetto avrebbe dimostrato interesse nei confronti di questo genere. Basti pensare a The League of Extraordinary Gentlemen di Alan Moore e Kevin O’Neill o alla miniserie Sebastian O di Grant Morrison, giusto per citare un paio di lavori.

Prankster Comics propone Black Steam, fumetto che da un lato presenta le caratteristiche tipiche dello steampunk (ambientazioni ottocentesche e tecnologia) e dall’altro, però, non rinuncia all’originalità, dal momento che la storia si svolge a Roma. Lo scrive Valentina Di Stefano che ha descritto in maniera meticolosa e accurata gli ambienti della capitale del 1886, anno in cui inizia la trama. La protagonista è Artemisia, una bella ragazza dalle notevoli conoscenze scientifiche.

Si tratta di una donna forte, volitiva, sicura di sé e coraggiosa che certamente non rientra nel classico ruolo della creatura angelica che occupa una posizione subordinata rispetto agli uomini (del resto, domina facilmente il fidanzato, impegnandosi in giochetti sadomaso). Uno dei suoi interessi principali è il viaggio nel tempo e questo tema, forse mutuato dalla fiction di Wells, è preponderante.

Per una serie di ragioni che non rivelerò per non spoilerare, il padre di Artemisia scompare e quest’ultima lo cerca in un viaggio a ritroso nel tempo con l’ausilio di un marchingegno sofisticato. La scomparsa del genitore è collegata alle macchinazioni di una setta massonica guidata dall’enigmatico Kommandant Margery che a sua volta cerca una misteriosa chiromante, per motivi che, almeno in questo primo volume, rimangono insoluti.

L’autrice, in pratica, gioca con lo steampunk ma pure con suggestioni mistico/esoteriche che fanno di Black Steam un fumetto davvero interessante, caratterizzato da una trama coinvolgente impreziosita da un ottimo ritmo narrativo. Testi e dialoghi sono curati ed efficaci e hanno il merito di non appesantire la story-line.

I disegni sono di Pierpaolo Pasquini che non ha uno stile naturalistico e propone figure a tratti grottesche e un po’ cartoon, senza, però, eccessi caricaturali. La raffigurazione delle architetture romane o degli interni delle case rivela invece un’attitudine più realistica. Ne viene quindi fuori un piacevole contrasto che conferma la peculiarità di un’opera come Black Steam. Pasquini, inoltre, alterna tavole composte da inquadrature tradizionali con altre dalle vignette spaziose e di ampie dimensioni. Una simile scelta conferisce all’opera un tocco di gradevole imprevedibilità.

Bisogna, inoltre, segnalare i colori crepuscolari e cupi di Viviana Di Chiara che valorizzano le matite di Pasquini e risultano senz’altro adatti a una storia che si svolge comunque nell’ottocento, benché si tratti di un ottocento ‘alternativo’. In definitiva, Black Steam conferma la qualità delle produzioni targate Prankster Comics e potrà piacere agli amanti della fantascienza e a coloro che apprezzano i personaggi femminili lontani dagli stereotipi. Da provare.

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