Il celebre membro dello Studio Ghibli ha spiegato la sua filosofia in una intervista con Yahoo! News.

L’ex produttore e co-fondatore Toshio Suzuki ha discusso delle attuali tendenze del settore e spiega perché lo studio che ha contribuito a fondare non ha mai cercato una crescita perpetua: “Nelle aziende oggi tutti pensano: “Puntiamo a una crescita del 10% per il prossimo anno”. Non riesco a pensare in questo modo, perché è NECESSARIO sempre avere una crescita?”

Questo non è un modo originale di pensare per Suzuki, che ha raccontato che, quando nel 1972 è entrato a far parte della editrice Tokuma Shoten, anche il presidente della compagnia non sapeva quali fossero le vendite annuali: “Quando mi sono unito a Ghibli, la prima cosa che ho pensato era: ‘Non dobbiamo rendere grande la compagnia’. Quando un’azienda diventa grande, le cose diventano noiose. Oggigiorno, si guadagna denaro dal merchandising, dai DVD e dallo streaming online, ma fondamentalmente io voglio guadagnare soldi per fare film proprio attraverso il fare film. In questo modo, il resto non è necessario”.

Suzuki ha rivelato che gli viene spesso chiesto perché i film Ghibli non sono distribuiti su Netflix e altri siti di streaming: “Non voglio farlo perché i film sarebbero trattati come prodotti meramente commerciali”. Lo studio all’inizio era anche contro il merchandising, infatti le prime bambole di Totoro sono state prodotte solo due anni dopo il debutto del film. Solo la qualità delle bambole realizzate da Sun Arrow ha convinto perfino Miyazaki, che era contrario, a concedere la sua autorizzazione.

“Per quanto riguarda il merchandising, abbiamo deciso di non realizzare più di 10 miliardi di yen: se superassimo quel numero, riuniremmo tutte le società associate e rimprovereremmo il responsabile di fronte a tutto il gruppo. Davvero…  Un rappresentante di una determinata azienda ha persino detto: “Potremmo aumentare le vendite a 200 miliardi di yen già noi soli”. Non è uno scherzo, se lo facessero, i personaggi di Ghibli morirebbero all’istante, voglio che i personaggi di Ghibli abbiano una lunga vita”.

Quando qualche anno fa, il fatturato aveva superato i 10 miliardi di yen, e me lo hanno tenuto segreto, mi sono davvero arrabbiato, non è la scelta giusta rendere grande l’azienda. Questo non è uno scherzo”.

Suzuki ha condiviso la sua convinzione che ci sono due cose importanti nell’editoria: non essere vincolati dal sistema ed esprimersi liberamente. “Quando hai queste due cose, puoi fare qualcosa di avvincente, è lo stesso con i film”. In un’intervista del 2002, Suzuki rivelò che Disney e Warner Bros. avevano contattato Ghibli con l’idea di una partnership, ma Ghibli aveva respinto l’offerta.

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