SpasmoX – Torbido di Sebastiano Vilella e Alfonso Elia | Recensione

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Il folle criminale è tornato in città, con un nuovo nome e nuova verve.

SpasmoX è atipico, un personaggio, un cattivo che pare far uscire il buono che c’è in noi. Dai meandri di un mondo noir anni ’70, tornano i cattivi molto cattivi, con uno stile che ricorda il b/n dei fumetti in formato pocket, ma che nulla ha a che vedere con loro riguardo alla trama.

Sebastiano Vilella è alla penna di una storia nera come la pece e come le ombre dell’animo umano, scurite ancora di più dalle chine di Alfonso Elia. Un fiero architetto, Giancarlo Cardìni, ha sorpreso il criminale Spasmox nella sua abitazione e lo ha finalmente ammazzato: ma chi è Spasmox? E come mai è così pericoloso? Per la polizia sembrano solo i deliri di un mitomane, ma l’ispettrice Italia Grimaldi non è convinta, anche perché ha sentito parlare di quel criminale in seguito alla morte di un uomo, trovato impiccato nel suo appartamento. Tra i vicoli di una città campana, il protagonista cercherà di fare giustizia da solo e trovare il criminale che gli sta dando filo da torcere, senza aspettare l’intervento delle lentissime forze dell’ordine.

SpasmoX è quel personaggio che alberga dentro qualsiasi essere umano e che nessuno sa ancora se lo possiede o meno; una sorta di fanciullino pascoliano andato a male, che puzza e inacidisce come un reflusso gastrico. Psicotico e delirante, questo cattivo che sovrasta la città (come in copertina) si insinua nelle paturnie e nelle ansie del quotidiano, rimanendo latente fino a quando non esce fuori violentemente. L’architetto Cardìni (l’ho scritto bene? Non vorrei che poi venisse a bussare alla mia porta…) è fin da subito un personaggio positivamente coinvolgente, ma con lo scorrere delle tavole diventa sempre più prevedibile, facendo già intuire verso quale direzione andrà il finale.

Le ultime pagine sono un tripudio di azione, dove finalmente la giustizia cerca di mettere ogni cosa al suo posto. L’intermezzo del dialogo tra il centenario commissario di polizia e l’ispettrice Italia, sua nipote, è un ottimo strumento per rendere il giusto riconoscimento e omaggio a quelle serie a fumetti poliziesche della seconda metà Novecento italiano, dove guardie e ladri si contendevano l’empatia del lettore. Kriminal, Satanik, Killing non devono rimanere nelle memorie dei lettori più anziani e tra gli scaffali dei collezionisti, ma devono vivere e rivivere in nuove storie, omaggiati con il giusto gusto: esattamente ciò che hanno fatto Vilella ed Elia, grazie anche ai giochi di bianchi e neri grezzi e rozzi, ma al tempo stesso definiti e riconoscibili.

Puntare a uno scompenso psicologico, di natura non completamente definita in tutta la narrazione, fa sì che Vilella possa giocare liberamente con il protagonista, facendolo vivere da eroe e da martire in una sfogliata veloce di pagine. È molto facile sentirsi sballottati dentro SpasmoX tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, soprattutto quando Cardìni si trova come ospite del programma di Bruno Vespa: la bussola mentale impazzisce, fabula e intreccio vengono separate definitivamente, per ritrovarsi poi alla fine.

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