Dragon Ball Super – Broly: i 3 motivi del grande successo

0
Primo al Box Office italiano nel recente weekend, Anime Factory presenta Dragon Ball Super: Broly, il lungometraggio animato che narra le origini dei Saiyan e segna una virata decisiva per il futuro del franchise.

Sebbene divisi da chilometri, regioni, squadre del cuore, orientamenti politici e sociali differenti, e chi più ne ha più ne metta, il 28 febbraio 2019 è stato indubbiamente il giorno che ha unito gli appassionati e non di una grande storia. Una storia che ha accomunato tanta gente e che ha permesso lo sbocciare di amicizie e di grandi dibattiti che ancora oggi occupano le serate tra una birra e l’altra. Sto parlando di Dragon Ball, l’eterno franchise di Akira Toriyama e ancora oggi, dopo anni, ancora non riesco davvero a comprendere come l’autore sia riuscito a creare una hit così immortale con uno sforzo su intreccio non di certo degno di letteratura.

Ma tornando al 28 febbraio, in questo giorno Koch Media Italia e Anime Factory hanno lanciato nei cinema italiani il reale ritorno di Dragon Ball con il 20° film animato della serie e il sequel dell’anime di Dragon Ball Super che ha il sapore di quelle avventure che abbiamo tutti guardato una volta tornati da scuola o da università/lavoro. Si tratta di Dragon Ball Super: Broly che ha dalla sua la mente e la mano artistica di Akira Toriyama, oltre che al cristallino character design di Naohiro Shintani, la regia di Tatsuya Nagamine e lo staff di Toei Animation.

Un film creato dai fan per i fan (e non), quindi. Una storia che ripercorre le origini dei Saiyan e che punta al ritorno ai fasti storici della serie inglobando l’attuale e moderna tecnologia dell’animazione.

Ma cosa ha reso davvero Dragon Ball Super: Broly bello? Quali sono state le reali fortune di questo successo? Il ritorno di Broly, da non ufficiale a canonico per la serie, e il suo completo stravolgimento in termini di storia e personalità? Questo era il pensiero che ho maturato poco prima di guardare il lungometraggio. Ma il tutto è cambiato una volta entrato in sala.

La bellezza di questo progetto si basa essenzialmente su tre punti in particolare e che in questo articolo avrò modo di esplicare consequenzialmente: la gente, i riferimenti e l’arte e, infine, il cambio di rotta della serie che sembra tornare, invece, ad un punto di inizio.

QUELLA DOLCE ATTESA DI DRAGON BALL

Una volta entrato in sala, previa preoccupazione di riscontrare una landa desolata, mi lascio dolcemente sorprendere dalla grande fetta di pubblico presente e i presupposti cominciano fin da subito ad essere dei migliori. Il target inizia a diventare sempre più articolato e, anche se in prevalenza maschile di qualunque età, può vantare di essere beato tra le donne, non in grande quantità, ma sicuramente le più belle poichè coinvolte da un’apertura mentale capace di voler ancora nuotare tra le acque di Goku e dei suoi compagni.

Il primo punto di forza del film, pertanto, è stata la gente che, al di là dell’età e del genere, ha messo da parte la “colpevolezza” dell’età adulta per tornare nella beata ignoranza da ragazzi.

Poco prima dell’inizio dello show la sala è pressoché gremita di gente trepidante e, una volta giunto il momento, l’emozione raggiunge il suo climax con la voce che si scontra con il silenzio. Fin dal primo momento la qualità artistica è palpabile e si comprende immediatamente, in particolar modo per chi ha guardato le ultime vicende di Dragon Ball Super, come il lungometraggio sia effettivamente passato tra le mani di Akira Toriyama.

L’arte applicata alle animazioni è un mix ben amalgamato di passato e presente. La tecnologia, il movimento, le luci, i colori, i suoni e il doppiaggio sono esageratamente un paradiso per gli occhi e per le orecchie… talvolta, però, anche fin troppo esagerato.

I frame e la fotografia, supervisionata attivamente da Akira Toriyama, sono la continua certezza di questo prodotto. Il tratto rimarcato e profondo delle ambientazioni e dei personaggi sono un ritorno al buon caro vintage. Goku e compagni si muovono tra le scene come se fossero reali, qualunque dettaglio non è lasciato al caso e, ad esempio, il costante e compulsivo movimento della coda del malvagio Freezer ne è la prova.

Chiaramente non si tratta solo di questo caso. Il movimento degli arti crea una soddisfazione quasi inedita e quest’ultima cresce esponenzialmente con le scene di combattimento, con l’arte pura delle arti marziali, con le trasformazioni in Super Saiyan e, in più, con l’effetto della CGI applicato alle animazioni che, d’altro canto, per certi aspetti non ha conferito giustizia a quanto si stesse guardando. Talvolta il lungometraggio tende a fare il passo più lungo della gamba entrando in una dimensione reale di cui non ha assolutamente bisogno.

L’ARTICOLO PROSEGUE CON LA PROSSIMA PAGINA.

telegra_promo_mangaforever_2

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui