Adrian Seconda Serata | Recensione

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Adrian, scritta (insieme a Vincenzo Cerami e alcuni ragazzi della scuola Holden di Alessandro Baricco) e diretta da Adriano Celentano, con i disegni di  Milo Manara e le musiche di Nicola Piovani, sbarca su Canale 5 portando alla ribalta temi sociali in un’avventura animata.

Seppur tra le critiche generali per una realizzazione tecnica non di certo impeccabile, la prima serata di Adrian (CLICCA QUI PER LA NOSTRA RECENSIONE) su Canale 5 ci ha introdotto la storia dell’alter-ego animato di Celentano, un orologiaio capace di iniziare una rivoluzione culturale nel 2068 con la forza della sua canzone, durante un evento propagandistico del regime. La ricerca della misteriosa identità dell’orologiaio da parte del potere dunque continua in questa seconda serata, ma il suo nome comincia già ad essere un mito e, si sa, è difficile eliminare qualcosa che  diventata ormai parte dell’immaginario collettivo.

IL MITO E LA VOLPE

La figura dell’uomo che, con la sua canzone, è riuscita a “risvegliare” una popolazione intorpidita dalle false sicurezze decantate dal regime, è ormai diventata un vero e proprio mito: nessuno sa chi sia quest’orologiaio, nemmeno chi lo ha visto al concerto è più capace di riconoscerlo ma, in molti, hanno trovato nuova linfa vitale nelle sue parole. Ecco dunque che, in nome di libertà e bellezza, i sostenitori dell’orologiaio cominciano, in segreto, a riunirsi…senza sfuggire, purtroppo, al controllo delle autorità.

Una piccola rivoluzione sembra iniziata e, per quanto il regime possa provare a fermarla con tutti i mezzi di cui dispone (tra cui, primariamente, la violenza) i concetti trapelati dalle ormai leggendarie rime dell’orologiaio sembrano destinati a portare cambiamenti concreti all’interno della società. A complicare le cose è, inoltre, l’intervento di un’azienda di orologi svizzeri che, fiutando una grossa opportunità pubblicitaria, scatena una vera caccia all’uomo: l’identità dell’orologiaio per una cospicua somma di denaro. Mentre concetti rivoluzionari serpeggiano per Milano, la città è sconvolta dalla presenza di un vigilante mascherato chiamato la “Volpe”, capace di mettere al tappeto dei poco raccomandabili campioni di arti marziali. Inutile dire che, la gestione di questa controversa figura, risulterà essere un altro problema per i vertici del regime.

Evolvendo le trame della storia portante dunque, la serie introduce altre tematiche di grande rilevanza (purtroppo sempre organizzate in un’animazione non all’altezza, ma comunque meno fastidiosa dei precedenti episodi): la militanza, la resistenza e la violenza sulle donne. Mentre i sostenitori dell’orologiaio affrontano, con coraggio, la forza bruta del regime in nome di libertà e bellezza, la Volpe si trova a rispondere al fuoco col fuoco, pestando alcuni teppisti di quartieri per salvare due ragazze da uno stupro; quest’azione costerà al vigilante una reputazione ambigua, nonché la sgradita attenzione delle autorità.

Almeno per quanto riguarda lo sviluppo della storia e la volontà di enfatizzare tematiche audaci (la lotta alla violenza sulle donne in nome della sacralità dell’amore e l’organizzazione di una resistenza militante), la seconda serata di Adrian non delude le aspettative e conferma quanto già di buono visto precedentemente; ancora una volta le canzoni del Molleggiato accompagnano bene le varie situazioni e, seppur lievemente, l’animazione (specie nelle scene di combattimento) mostra qualche miglioramento, pur risultando ancora al di sotto delle aspettative.

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