Qual è il futuro dei supereroi in TV e come si è evoluto il loro rapporto con le controparti cartacee?

Sono passati più o meno 10 giorni dalla notizia della cancellazione da parte di Netflix – o della Marvel o della Disney scegliete voi a quale versione dare ascolto – di Daredevil dopo tre stagioni.

Quando la serie targata Marvel/Netflix debuttò si gridò, giustissimamente, al miracolo: una serie TV che finalmente rispettava le atmosfere del fumetto, incarnando alla perfezione lo spirito del personaggio e coadiuvato da una regia e da sceneggiature sublimi capaci ancora oggi di fare scuola – basti vedere le soluzioni adoperate per le scene d’azione.

Quella formula poi venne espansa e declinata in piccole varianti facendo nascere un vero universo televisivo: Jessica Jones, Luke Cage, Iron Fist, The Punisher. Ma già lì qualcosa si era incrinato e il successo di Daredevil è rimasto di fatto inarrivabile.

La domanda sorge quindi spontanea: perché cancellare uno degli show più visti su Netflix – a detta dello stesso servizio streaming – e più incensati da critica e fan?

Disney sta lanciando un proprio servizio streaming – Disney+ – e Marvel sta già approntando una serie di progetti “televisivi” con protagonisti alcuni dei personaggi e degli attori già visti nel Marvel Cinematic Universe  – Scarlet Witch, Vision, Winter Soldier e Falcon i primi – parrebbe quindi naturale che Daredevil trovi spazio su questa nuova piattaforma tuttavia la transizione non è così naturale e diretta come si ci aspetterebbe.

Il grande successo della serie infatti è dovuto in parte alla libertà creativa di cui showrunner e sceneggiatori hanno goduto, libertà che si è tradotta in una convergenza fortissima verso la controparte cartacea del personaggio.

La questione quindi sembra ruotare intorno a due punti cardine:

  • ci sarebbe spazio per Daredevil, anzi per una serie come Daredevil, su una piattaforma dichiaratamente disneyana con tutte le ingerenze, o presunte tali, di cui il marchio è foriero e/o su una piattaforma su cui volente o nolente dovrebbe rivaleggiare con prodotti ad altissimo budget derivati dall’universo cinematografico?
  • è possibile che una serie TV non riesca a rivaleggiare in termini di soluzioni narrative con la pluridecennale storia cartacea a cui si ispira?

Daredevil ovviamente è solo il pretesto per un discorso mai così ampio come oggi in cui quotidianamente vengono annunciati progetti televisivi che traggono ispirazione dai fumetti, che nascono e muoiono con risultati mediocri e sono pallide imitazioni di opere che meriterebbero di essere non solo semplici canovacci da cui ritagliare solo alcuni elementi.

Rimane assodato che Daredevil ha saputo fare quello che altri non sono riusciti a fare, e non riescono ancora oggi, ovvero filtrare le grandi epopee cartacee in qualcosa di televisivamente organico, fruibile da tutti sia dai fan che dai casual viewers, salvo poi è stata clamorosamente azzoppata da scelte che probabilmente non conosceremo mai.

Cosa rimane dei supereroi in TV dopo l’avvento e la caduta di Daredevil?

Poco, pochissimo.

Ma non è questo che preoccupa davvero piuttosto l’evidente intenzione di creare soluzioni autonome rispetto ai fumetti – basti guardare le serie DC in onda su The CW che solo marginalmente ormai ricordano i fumetti e hanno tracciato un proprio percorso che deve anche accontentare un pubblico ben specifico e spesso estremamente lontano dallo zoccolo duro di fan.

La conclusione però a cui si giunge dopo circa 10 anni, fra alti e bassi, d’oro per i supereroi in TV è che la scrittura televisiva – con tutti i dovuti distinguo del caso e del medium – non riesce ancora a rivaleggiare con quella dei fumetti che anche nei momenti più bui riesce sempre e comunque a reinventare questi personaggi e soprattutto a garantire un riciclo di fan/lettori più o meno costante.

Adattare, reinventare o rinarrare. 

La questione ritorna prepotente a ruotare sempre intorno all’adagio: “perché non adattare qualcosa che ha già funzionato benissimo divenendo un classico?”, con evidente riferimento alle grandi saghe fumettistiche.

L’obiezione è sempre la stessa: l’adattamento è un’arma a doppio taglio perché quello che ha funzionato su carta potrebbe non funzionare su pellicola e perché il pubblico è diverso.

Ad oggi però, forti di alcuni esperimenti animati e della soluzione della “reinvenzione” che sembra avere esaurito la sua verve in più di un campo, un timido approccio all’adattamento vero e proprio merita forse una possibilità eliminando così tocchi autoriali, o presunti tali, atti a nascondere una certa svogliatezza di fondo sia di registi che sceneggiatori e showrunner che derive soap operistiche fini a sé stesse.

Ancora una volta, e per quanto qualcuno detesti ammetterlo, la soluzione è quella di scavare a fondo nel materiale originale se non altro per capire come questi personaggi sia sopravvissuti nel tempo e abbiano attraversato indenni, o quasi, numerose trasformazioni. 

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