Arriva in Italia lo sci-fi A-X-L: Un’Amicizia Extraordinaria, scritto e diretto da Oliver Daly.

Non poteva proprio mancare la mano di David S. Goyer dietro a questo disastroso film di fantascienza dal cuore tenero che è A-X-L: Un’Amicizia Extraordinaria: negli ultimi anni il produttore-sceneggiatore sta lavorando in tantissimi progetti diversi azzeccandone purtroppo sempre meno, e il film scritto e diretto da Oliver Daly continua la striscia negativa non solo a livello qualitativo (perché è davvero un brutto film) ma anche e soprattutto a livello commerciale, che al giorno d’oggi forse conta pure di più: costato poco ($10 milioni), A-X-L ha incassato perfino di meno ($7 milioni) e il massimo che riesce a fare è mostrare come non dovrebbe essere realizzato un film.

La patina da sci-fi non nasconde la banalità della classica storia d’amicizia tra un giovane e il suo amico a quattro zampe che è alla base della storia, tra l’altro tratta da un cortometraggio (intitolato Miles) che Daly aveva realizzato nel 2014 e che già era poco originale di per se.

Il protagonista è appunto Miles (Alex Neustaedter), un motociclista adolescente che durante una delle sue corse in rally s’imbatte in un cane robot di nome AXL. L’animale artificiale è dotato di un’intelligenza fuori dal comune e assomiglia più ad una macchina da guerra o ad una versione canina dell’orrido Ultron di Avengers 2, ma a differenza del villain di James Spader non vuole inchiappettarsi la razza umana ma ha un cuore grande così, ed è affettuoso esattamente come lo sarebbe un cane vero. Fra il ragazzo e AXL si instaurerà ovviamente un legame d’amicizia, che però sarà messo a repentaglio da quegli stessi scienziati che il cane robot super letale l’hanno creato e che giustamente vogliono riprenderselo. E, come se non tutti questi elementi non costituissero una trama già abbastanza delirante,  Mr. Daly trova anche il tempo (in appena 90 minuti!) di inserire una storyline romantica: ragazzo e cagnone infatti saranno aiutati da Sara (Becky G.), di cui Miles è innamorato.

Insomma in questo Real Steel in un po’ sfigato e con gli animali non c’è a) niente di originale e soprattutto b) niente di interessante, niente che riesce a suscitare un qualche minimo sense of wonder in ciò che stiamo vedendo, in ciò che la storia ci sta raccontando o nelle azioni che questi personaggi devono compiere nel corso della loro avventura per raggiungere i propri obiettivi.

Il cane stesso a tratti sembra fatto di una CGI agghiacciante (utilizzata nei campi larghi per mostrarlo in movimento), a tratti invece è mosso dall’animatronica (nei primi piani), ma in nessuna delle due varianti riesce ad ingannare l’occhio di chi lo sta guardando, soprattutto perché c’è troppa discordanza fra le due versioni. E ovviamente non viene sollevata nessuna domanda sul dilemma etico dell’esistenza di questa bestia tecnologica, che esiste sempre e solo per mettere in scena la stucchevole morale alla base del film. Quel che manca è proprio la personalità necessaria a fare breccia nel cuore dello spettatore, al quale non importa niente né del cane, né del suo amico umano, né tanto meno di un evitabile sequel con il quale il tremendo finale sembra volerci minacciare.

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