Spike Lee e David Cronenberg: “Gli algoritmi decidono il futuro dei film” | Venezia 75

Pubblicato il 1 Settembre 2018 alle 12:30

Le due leggende del Cinema si sono confrontate sulle nuove tecnologie e sull’uso delle piattaforme streaming.

Spike Lee e David Cronenberg. Due figure leggendarie della storia del cinema si sono date appuntamento durante l’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nel corso della quale hanno partecipato ad una masterclass, sponsorizzata da Mastercard, dove erano presenti anche la regista Susanna Nicchiarelli, la costumista Sandy Powell e l’attrice Blanca Suarez.  L’incontro si è perlopiù basato sull’uso delle nuove tecnologie per la produzione, e soprattutto, distribuzione di film nel mondo.

Netflix, che è attualmente la piattaforma streaming per la visione di film e serie tv più seguita a livello mondiale, è stata perciò al centro della discussione. Spike Lee, autore di pellicole celebri quali La 25ª Ora e Malcolm X, ha già avuto a che fare con Netflix, per la quale ha prodotto la serie tv (rinnovata per una seconda stagione) She’s Gotta Have It. Cronenberg (regista di cult quali La Mosca e Videodrome) invece non ha ancora lavorato per la piattorma streaming, anche se ha recentemente dichiarato di esserci in contatto.

Paradossalmente, tra Spike Lee e David Cronenberg, il più critico nei confronti delle nuove tecnologie per la fruizione di film e serie tv è stato proprio il primo.

“Siamo nelle mani di un algoritmo- ha dichiarato il regista newyorkese- le nuove tecnologie stanno togliendo sempre più spazio al cinema puro. Ad esempio, molti dei miei studenti della scuola di Cinema hanno visto grandi classici come Apocalypse Now solo sul cellulare. Credo che questo non sia giusto. Così come si preservano vecchi monumenti, bisognerebbe preservare anche i vecchi film, e farli vedere nella maniera più giusta”.

Di parere opposto invece è stato Cronenberg, il quale ha dichiarato: “Netflix è il futuro del cinema, ha contenuti dei quali si può fruire ovunque. E credo che la forma dei film cambierà per adattarsi a queste nuove tecnologie”.

Per il regista canadese infatti “si tratta di una questione di evoluzione neuronale. Così come in passato il nostro cervello si è evoluto, anche in futuro l’evoluzione neuronale permetterà ai ragazzi di guardare film tramite mezzi come l’Apple Watch”.

Per Cronenberg, inoltre, le cose non sono cambiate così tanto nel tempo, anche perché “l’intenzione di girare appositamente un film per qualcosa che non sia il cinema è accaduto già in passato. Ad esempio, il mio primo film commerciale lo girai nel 1975, e volli realizzarlo in maniera tale da essere adatto per la televisione”.

Di parere opposto è stato invece Spike Lee, il quale ha dichiarato: “Anche se realizzo qualcosa per la televisione, o per Netflix, la mia intenzione è sempre quella di fare le cose così come le realizzerei per portarle sul grande schermo. Perciò non indugio molto sui primi piani, anche se a volte mi viene richiesto”.

Per Cronenberg l’idea di non trovarsi più all’interno della sala, con tante persone intorno con le quali condividere l’esperienza della pellicola, non sarebbe così traumatica, perché “in effetti mi trovo meglio a vedere da solo un film, o al massimo con poche persone selezionate”. Mentre per Spike Lee l’esperienza il sala e la condivisione sono sacre, tanto che il regista newyorkese ha menzionato, a tal proposito, un episodio significativo della propria gioventù. “Ricordo che feci due ore di coda pur di vedere il primo Alien– ha raccontato- c’erano un’attesa ed una curiosità spasmodiche da parte di tutta la gente che era in attesa con me pur di entrare nel cinema e vedere il film. Quella sì che è stata una grande esperienza”.

La discussione si è poi spostata sulle difficoltà dei giovani di oggi ad emergere ed ottenere una distribuzione delle proprie pellicole, nonostante la tecnologia permetta di realizzare film con una certa facilità.

“Ci sono tante opportunità e festival nei quali girare per mostrare i propri lavori- ha dichiarato Spike Lee- se fossi un giovane verrei qui a Venezia, o in qualche altro Festival, caricherei il mio film su cd o su una pennetta e cercherei di farlo vedere a qualche distributore. Le possibilità si possono creare”.

“Alla base di tutto ci deve essere il talento- ha invece dichiarato Cronenberg- la tecnologia si può evolvere, ma di base ci devono sempre essere persone talentuose che abbiano voglia di raccontare qualcosa”.

La chiusura della masterclass invece è stata riservata alle difficoltà di verificare il successo di un film o di una produzione alla quale si ha partecipato su piattaforme come Netflix.

“Su queste piattaforme non puoi vedere i risultati dei botteghini o lo share- ha affermato Spike Lee- io, ad esempio, ho capito come stava andando la mia serie solo attraverso i post di Instagram. Netflix invece può vedere tutto su quella produzione e su quanto il pubblico la segue. Il futuro di una produzione e dei film in generale ormai si basa su un algoritmo, e questo non credo sia positivo. I numeri non c’entrano granché con la narrazione”.

Cronenberg invece ha chiuso in maniera più positiva il discorso, sottolineando come “esistono programmi scaricabili attraverso i quali si può capire quanto viene fruito o meno un prodotto su Netflix”.

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