Wolverine #1 – Marvel Legends 10 | Recensione

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Panini Comics ripropone il primo numero di una leggendaria miniserie degli anni ottanta dedicata a Wolverine! Cosa succede quando Logan è costretto ad andare in Giappone? Ce lo spiegano due leggende dei comics: Chris Claremont e Frank Miller!

Quando nei primi anni ottanta Uncanny X-Men divenne uno straordinario successo editoriale, grazie alle trame avvincenti e labirintiche del geniale Chris Claremont, molti fan iniziarono a chiedere con insistenza ulteriore materiale sui mutanti del Professor Xavier. Da un punto di vista commerciale, era auspicabile ma l’allora editor in chief Jim Shooter non era dello stesso avviso. Riteneva, infatti, che non si dovesse sfruttare in maniera eccessiva il fenomeno mutante poiché c’era il rischio di snaturarlo e di stancare i fan.

Era preferibile, invece, secondo lui, partire dal successo degli X-Men per proporre qualcosa di nuovo. Fu questo il caso della testata New Mutants che presentava, appunto, una nuova squadra di adolescenti mutanti. Ma c’era anche il discorso relativo a Wolverine. L’aggressivo eroe canadese creato da Len Wein era diventato nel giro di poco tempo uno degli Uomini X più amati dai lettori, sempre grazie all’impeccabile lavoro di Claremont che prese un personaggio appena abbozzato e lo rese sempre più carismatico, complesso e sfaccettato.

Molti chiedevano a gran voce un comic-book di Logan ma anche in questo caso Shooter pensava che non lo si dovesse usare in maniera eccessiva. Dello stesso parere era pure Claremont. Tuttavia, non volendo scontentare del tutto i fan, si decise di realizzare una miniserie, destinata a diventare una delle opere migliori della Marvel anni ottanta. A scriverla ci fu ovviamente Chris e i disegni furono affidati a un giovane autore già entrato nella leggenda: Frank Miller, celebrato per la sua rivoluzionaria run di Daredevil.

La storia si svolge in un momento particolare della vita di Logan. Ha momentaneamente lasciato gli X-Men per recarsi in Giappone, a causa di problemi legati a Mariko Yashida, il suo grande amore. In realtà, queste difficoltà sono causate dal clan della ragazza e dalle macchinazioni del letale Lord Shingen. Claremont inserisce dunque Wolverine in un contesto nipponico, giocando con atmosfere noir, lontane da quelle supereroiche tipicamente Marvel, e scrivendo testi e dialoghi profondi e maturi. Il tono della storia è, in effetti, adulto e meno solare di quello presente in Uncanny X-Men.

Miller, dal canto suo, grande appassionato di Giappone, si sbizzarrì illustrando tavole che si richiamano allo stile contorto e aggressivo di Daredevil, con influssi di Ditko ma anche di certi manga. Da questo punto di vista, l’opera è importante per la sua evoluzione artistica. In seguito, infatti, andrà oltre con le suggestioni nipponiche realizzando l’incisiva miniserie Ronin per la DC. Insieme, Claremont e Miller firmano un gioiello grafico e narrativo che lascerà il segno nell’ambito dei comics americani degli anni ottanta.

Panini Comics propone il capitolo iniziale di Wolverine nella collana Marvel Legends che include pure una placca metallizzata raffigurante la copertina originale. Come ho scritto in altre occasioni, la serie ristampa albi singoli, per una serie di motivi considerati fondamentali, che costituiscono un prezioso oggetto da collezione. Questo è certamente il caso dell’albo in questione. Tuttavia, trascurare i restanti, straordinari capitoli della miniserie è un errore e coloro che non hanno avuto modo di conoscerla non potranno leggere il seguito.

Sarebbbe forse stato il caso, quindi, di non prenderla in considerazione per Marvel Legends e di ristamparla nella sua completezza in un volume. Non mi sembra il modo migliore di rendere giustizia a una pietra miliare dei comics. Di conseguenza, sappiatevi regolare. Se sarete avvinti dalla trama, e sicuramente lo sarete, considerate il fatto che il seguito sarete costretti a cercarlo altrove.

 

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