Nell’articolo di due settimane fa abbiamo trattato di alcune piattaforme multimediali del fumetto italiano, ovvero delle “Apps” gratuite che consentono la diffusione del genere fumettistico tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Tra quelle, a nostro avviso, migliori, vi è maniComix, che oltre a vantare una “App” molto ben fatta, propone fumetti (free) davvero interessanti. Tutto ciò oltre al merito editoriale di dar spazio a giovani aspiranti fumettisti tramite l’attività di talent scouting.

E’ per questo che ne abbiamo contattato l’organizzazione ed invitato, per la rubrica odierna, il Presidente e CEO della Non Conventional Factory (la società che patrocina e gestisce l’iniziativa editoriale) Massimo Fabbri che ci presenta, nell’intervista di seguito riportata, i loro lavori ed i progetti che stanno portando avanti.

Armando Perna: Già dal titolo, con il suo brillante gioco di parole, si comprende come maniComix sia un’iniziativa del tutto singolare ed innovativa. Come e quando è nata l’idea?

Massimo Fabbri: L’avventura di maniComix è cominciata nell’estate del 2010 dalla volontà di un gruppo di amici (tutti giovani professionisti in aree differenti) di creare qualcosa di nuovo nel campo del Fumetto; qualcosa che servisse concretamente a tutti i validi autori esordienti ed emergenti italiani (disegnatori e sceneggiatori) per farsi conoscere.

Il progetto maniComix, come lo vediamo oggi, è il frutto (ancora in divenire) di tante idee che il nostro gruppo aveva elaborato, nel corso del tempo, nei diversi ambiti che ci appassionano (dai social media alle nuove tecnologie, dalla grafica al design, dal fumetto alle opere dei Writers). Prese singolarmente però, queste idee avevano qualcosa che non funzionava ma tutte – in qualche modo – hanno trovato la loro naturale collocazione in maniComix.

A.P. Qual è stata la difficoltà maggiore con la quale vi siete scontrati/vi scontrate?

M.F. Tralasciando le problematiche legate al reperimento di un po’ di liquidità in questo difficile momento economico, visto che la Non Conventional Factory – società che sta alle spalle di maniComix – è a sua volta una startup, direi che le principali difficoltà che riscontriamo sono legate al rispetto dei tempi di produzione delle storie. Non è facile far capire ai disegnatori, specialmente ai più giovani, che il rispetto delle tempistiche è essenziale per garantire la serietà del progetto e, soprattutto, rappresenta una caratteristica imprescindibile per un autore che voglia diventare un vero professionista in questo settore.

Il talento naturale è sicuramente un elemento di grande importanza, ma può essere vanificato se non accompagnato dalla serietà che ogni professionista deve garantire nello svolgimento del proprio lavoro.

A.P. Credete davvero che il digitale sia il futuro del fumetto? Secondo voi il supporto cartaceo e quello digitale si escludono reciprocamente oppure possono coesistere o, meglio ancora, integrarsi?

M.F. Crediamo fortemente che il digitale sia il futuro del fumetto, soprattutto pensiamo che sia l’unica strada concretamente percorribile dagli autori più giovani per farsi conoscere.

Per un editore tradizionale puntare su un autore esordiente è estremamente rischioso: i costi di stampa e di distribuzione dei prodotti cartacei sono altissimi, dunque ogni passo falso compiuto può voler dire serie ripercussioni a livello economico sull’azienda. Questo ha come conseguenza naturale una bassa propensione a dar fiducia a nuovi autori.

Per quanto ci riguarda, l’avvento dei tablet è stato fondamentale per la realizzazione della nostra idea. Questo tipo di device ha infatti aperto nuove e potenzialmente enormi possibilità nel campo dell’editoria digitale.

L’obiettivo che ci siamo prefissati è stato quello di introdurre il concetto di “filiera corta” anche nell’editoria. Il modo più semplice per realizzare il nostro scopo ci è sembrato quello di creare una App. Abbiamo abbandonato sin da subito l’idea di uscire su carta, perché l’editoria digitale offre una flessibilità ed un potenziale creativo con cui l’editoria tradizionale non può – a nostro avviso – più competere.

Non penso, tuttavia, che il supporto cartaceo sia incompatibile con quello digitale. Vedo, piuttosto, un futuro simile a quello che sta succedendo nel mondo della musica: la distribuzione digitale chiaramente ormai la fa da padrone, ma curiosamente il mercato del vinile sta iniziando a vivere una nuova giovinezza. Ecco, penso che il futuro dell’editoria in genere (non solo il fumetto) percorrerà tappe simili: all’appassionato farà comunque piacere poter avere nella propria libreria la versione cartacea delle sue graphic novel o dei suoi libri preferiti, da sfogliare ed “annusare”.

A.P. Le attività di maniComix sono orientate, tra le altre, al talent scouting, cosa che, personalmente, ritengo fondamentale per il progresso del fumetto italiano: precisamente qual è la vostra politica con gli esordienti?

M.F. E’ vero, il talent scouting è il fulcro stesso del nostro progetto, siamo costantemente alla ricerca di nuovi autori esordienti o emergenti da proporre.

Una cosa che ci preme sottolineare e che distingue maniComix da altre piattaforme esistenti è il fatto che noi non cerchiamo soltanto contenuti “già pronti” da pubblicare. Sin dall’inizio abbiamo sviluppato un aspetto di community per noi molto importante, che consente al singolo disegnatore o sceneggiatore di mettere a disposizione il proprio talento, anche in mancanza di un’opera già realizzata.

Ci pensiamo noi a mettere in contatto il disegnatore con lo sceneggiatore che più si adatta al suo stile, in modo da farli lavorare assieme supervisionando il progetto a partire da character design e story board sino al prodotto da pubblicare.

A.P. Che risultati avete ottenuto in tal senso? Quali ulteriori passi avete in programma?

M.F. Come in ogni progetto, da quando siamo partiti abbiamo registrato tante soddisfazioni ma anche alcune delusioni: storie che magari si sono arenate perché gli autori non rispettavano i tempi o si sono rivelati inaffidabili o troppo “capricciosi” (succede…).

Questo però non ci scoraggia, anzi, ci invoglia a cercare talenti ancora con maggior impegno. Attualmente stiamo lavorando sulla creazione di un nutrito gruppo di autori “fidati” (selezionati appunto tra gli emergenti o esordienti che abbiamo conosciuto in questi mesi) che verranno dedicati alla creazione di storie seriali che saranno “made in maniComix” al 100%. Questo vorrà dire anche iniziare con loro un rapporto di collaborazione più continuativo che potrebbe portare ulteriore sviluppi.

A.P. Parliamo della app (che è molto ben fatta: praticamente a livello di quelle americane più famose): come l’avete concepita e realizzata?

M.F. Ti ringrazio. In realtà, nello sviluppare la App di maniComix abbiamo puntato alla semplicità: il nostro interesse era quello di mantenere al centro le storie ed i loro creatori.

La nostra App, dunque, doveva garantire tre caratteristiche fondamentali: i) poter pubblicare potenzialmente in tempo reale, il materiale ricevuto dai nostri utenti; ii) far sì che i contenuti arrivassero agevolmente all’attenzione di un pubblico potenzialmente numerosissimo ed iii) implementare una piattaforma che non solo fosse una concreta vetrina per gli autori, ma che rendesse semplice contattare ed essere contattati, così da poter collaborare senza difficoltà con altri utenti (lo spazio di backstage).

Una piccola anticipazione: stiamo lavorando sulla versione Android della App, che dovrebbe essere pronta tra non molto!

A.P. Quanto è importante, per il mercato e per la cultura del fumetto, aver concepito il tutto “for free”?

Specialmente in Italia, il Fumetto ha ancora bisogno di “sdoganarsi” dall’idea di essere un prodotto per ragazzi ed arrivare ad assumere la medesima “dignità” che gli viene riconosciuta in altri paesi, come la Francia (per fare un esempio a noi vicino).

Per facilitare questo processo e dunque poter arrivare ad una platea di lettori più ampia e variegata, il garantire un’offerta di contenuti gratuiti (e facilmente reperibili grazie alle nuove tecnologie) è sicuramente una “molla” efficace; soprattutto quando parliamo di autori emergenti o addirittura esordienti.

Quanto detto sopra, spiega la nostra scelta di distribuire sia la App che i contenuti in modo gratuito: agire al meglio delle nostre possibilità per assolvere effettivamente la funzione di vetrina di talenti che ci siamo proposti di essere.

Per il futuro, stiamo valutando diverse strade. Ci piacerebbe provare ad inserire alcuni contenuti a pagamento, per i quali saranno utilizzati i migliori autori che hanno collaborato con noi, il tutto adottando un sistema di “revenue sharing”: i profitti derivanti dai download di questi contenuti, saranno suddivisi tra gli autori e maniComix.

Speriamo così di innestare un circolo virtuoso: i migliori autori emergenti avranno la possibilità di iniziare a guadagnare qualcosa sin da subito con le loro opere.

Resta inteso, comunque, che sulla library di maniComix i contenuti free saranno sempre la maggioranza.

A.P. Passiamo ai singoli lavori: gli stili ed i generi sono i più disparati: c’è una precisa linea editoriale, un filo conduttore?

M.F. In questi primi mesi di vita di maniComix, ci siamo concentrati a dare risalto ai bravi autori che – mano a mano – conoscevamo, grazie ad un’attività di ricerca e promozione sul web o al passaparola tra disegnatori e sceneggiatori. Quando inizieranno ad uscire le nostre storie seriali si avrà un’idea più chiara di quello che ci piace produrre.

Credo tuttavia che il concetto di “linea editoriale” vada un po’ rivisto alla luce dell’avvento dei nuovi media e delle attuali piattaforme di distribuzione.

maniComix non può essere associato all’idea classica di rivista periodica, con un’impronta ed un orientamento prestabiliti che rimangono immutati nel tempo. Se dovessi far un esempio, credo che maniComix si avvicini più ad un canale televisivo come “Fox”: raccontiamo storie e cerchiamo di fornire un intrattenimento di qualità ai nostri lettori. I generi continueranno ad essere diversi, per dare la possibilità ad ognuno dei nostri utenti di trovare qualcosa nella nostra library che incuriosisca ed appassioni.

A.P. C’è qualche opera in particolare che vuoi segnalare ai nostri lettori?

M.F. E’ veramente difficile indicare una storia tra quelle che abbiamo pubblicato, perché ognuna di esse mi riconduce a persone conosciute ed aneddoti vissuti nei mesi scorsi.

Credo però che un affetto speciale mi leghi alla prima parte “White Noise”, che è il primo contenuto che abbiamo visto realizzato. E’ stata una grandissima emozione, oltre a fatto che sia la storia che i disegni sono fantastici. Stiamo lavorando sulla seconda parte.

A.P. Ci racconti altre iniziative della Non Conventional Factory, la società che ha creato e gestisce maniComix?

M.F. Con la NCF stiamo lavorando, oltre che allo sviluppo di maniComix (tante novità sono in arrivo), alla realizzazione di progetti multimediali che coinvolgano più tecniche di narrazione: fumetto, video, fotografia, ecc.

Il nostro punto fermo rimane quello di raccontare storie. Per farlo si possono utilizzare diversi mezzi di comunicazione, sfruttando a pieno i canali che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione. Questo non significa necessariamente limitarsi ad inserire, ad esempio, degli effetti sonori in un fumetto, come abbiamo visto fare in giro. Piuttosto, raccontare una storia in parte con una graphic novel, in parte magari con una web series o con l’animazione. Insomma, stiamo sperimentando diverse strade.

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Nel ringraziare Massimo Fabbri e tutto lo staff di maniComix e della Non Conventional Factory, vi invito ad esprimere la vostra opinione sui fumetti da loro pubblicati e vi auguro, come al solito, Buon Vento.

A tra altre due settimane.

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4 Commenti

  1. Mmm.. c’è qualcosa che nn mi convince. Nell’era di Internet, delle App, delle WebApp, etc etc… dove chiunque può pubblicare cose vuole, c’è veramente bisogno dell’ennesima entità che fa lavorare della gente a gratis?
    C’è veramente bisogno dell’ennesima entità che si butta sul digitale perchè nn costa un c…o?
    O quello di cui c’è veramente bisogno è di qualcuno che capisca che il lavoro va pagato e che l’editore è un investitore?
    Capisco che il mercato italiano sia quello che sia (se togliamo i grandi mainstream, chi è che legge roba italiana? Soprattutto se si tratta di esordienti) ma questa nn mi sembra la strada giusta da intraprendere.

    … and that’s all folks!

    • Gentile lettore, è vero che sarebbero auspicabili investimenti sugli esordienti da parte di facoltosi editori, ma in mancanza, mi sembra che iniziative come quella citata siano un buon punto di partenza.
      Se le opere sono ben fatte ed il marketing anche, i soldi arriveranno e ne beneficeranno sia gli autori che gli editori.
      Altro che sfruttamento: mi sembra piuttosto che la NCF fornisca (gratis) una vetrina a chi non è ancora famoso…senza chiedere nulla in cambio, ed anzi sobbarcandosi dei costi tecnici, del sito, della app, etc.
      In ogni caso, a mio avviso, meglio chi fa cultura e si mette in gioco di chi rimane immobile o si lamenta e basta.

  2. Salve, sono Massimo Fabbri, il CEO di NCF.

    Vorrei fare un paio di precisazioni. Anzitutto la nostra società e mangaforever non sono collegate, dunque quest’ultima non ci guadagna nulla dall’articolo che ci ha dedicato (e per il quale ringraziamo).

    Detto ciò, NCF sicuramente è un’impresa e come tale mira a realizzare un profitto (è naturale). Invito però a leggere attentamente quanto è stato scritto nell’articolo: la Non Conventional Factory (società che produce maniComix) è una startup creata da giovani professionisti (il più grande ha 36 anni) e per adesso i suoi soci hanno accumulato debiti per far partire e per alimentare questo progetto!

    Un’ultima cosa: nell’articolo si anticipa già come a breve saranno lanciati dei contenuti a pagamento sulla library. I compensi saranno divisi in revenue sharing, questo significa che i nostri autori potranno guadagnare dalle loro storie.

    Non è molto, ma è pur sempre qualcosa…

    MF

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