’68 2 & 3 | Recensione

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I soldati americani in Vietnam sono sempre più in difficoltà, ma ad aumentare i rischi ed i pericoli di vita è arrivata anche una gigantesca epidemia zombie.

L’epidemia zombie si sta allargando tra i Vietcong, e si sta diffondendo su larga scala anche negli Stati Uniti. Dopo un primo albo nel quale ancora non venivano messi a fuoco i veri protagonisti della storia, nei numeri due e tre di ’68 un personaggio inizia a svettare sopra gli altri: parliamo del soldato Yam, un asiamericano che, chiaramente, per le sue caratteristiche fisiche e culturali fa da raccordo metaforico tra i due eserciti, quello americano e quello dei vietnamiti.

L’esercito americano, oltre ad essere in difficoltà per i continui attacchi dei vietcong, ora si trova di fronte ad un’epidemia zombie che non sa come poter contrastare. Per questo motivo si ventila addirittura la possibilità di allearsi con il nemico, per combattere un avversario ancora più grande.

Ma, come dicevamo, è un  personaggio a svettare sopra gli altri: il soldato asiamericano Yam, il quale attraverso le proprie missive inviate negli Stati Uniti detta i ritmi della narrazione, e introduce il lettore in scenari come la California (zona piuttosto movimentata nel 1968), e New York, luoghi dove vivono persone alle quali è molto legato.

Inoltre questi due nuovi albi di ’68 si caratterizzano per l’introduzione di un personaggio che attirerà (e non poco) l’attenzione dei lettori: si tratta del maggiore Swan, una sorta di due facce, il quale non sembra aver nessun problema a mostrare in pubblico le proprie cicatrici di guerra. Avranno invece qualche difficoltà a rapportarsi con lui alcuni nuovi arrivati nel plotone, come lo stesso Yam.

La narrazione portata avanti da Mark Kidwell prosegue utilizzando dialoghi piuttosto duri, e scene che non lasciano nulla all’immaginazione. Una ruvidezza che riesce ad esaltare gli scenari ed i momenti di guerra rappresentati, così come gli attacchi zombie. ’68 è un fumetto che non si fa mancare nulla: dai richiami erotici, allo splatter puro, alla violenza ruvida della guerra.

I disegni di Nat Jones esaltano il potenziale narrativo descritto da Kidwell. Il tratto marcato e grezzo si adatta benissimo agli scenari descritti, non facendo mancare quel po’ di attenzione ai dettagli capace di calare meglio il lettore all’interno della storia.

’68 è un fumetto che ha ancora molto da raccontare e da dare. Il potenziale metaforico socio-politico è evidente, così come i richiami alla tradizione zombiesca romeriana. Kidwell ha scelto di ambientare la storia nel periodo adatto e con gli elementi adeguati. A tre spillati dall’inizio di ’68 la storia potrebbe andare a parare un po’ ovunque. Ha dalla sua degli ottimi scenari d’ambientazione, e contesti narrativi in grado di esplorare l’insensatezza di una guerra nel Vietnam, portata avanti ostinatamente dalle varie amministrazioni americane, mentre all’interno dei confini statunitensi la protesta e la ribellione giovanile impazzano.

’68 è una piacevole sorpresa, un fumetto in grado di raccontare tanto, senza voler pesare sul lettore con eccessive analisi socio-politiche. Ciò che viene mostrato all’interno della storia è una pura narrazione di genere, che sfrutta però personaggi e contesti in grado di portare la metafora narrativa  oltre il semplice horror, lì dove il lettore più smaliziato sa che il narratore vuole arrivare, ma introducendo sempre qualche elemento di sorpresa, ed un paio di personaggi e situazioni gustose.

Insomma, ci sono tanti motivi per leggere ’68, uno di questi è quello di farsi affascinare una volta di più dalle storie sugli zombie, e dal loro potenziale metaforico, che sin da quel primo La Notte dei Morti Viventi, George Romero è stato in grado di rivelare al mondo.

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