Ha un aspetto tracagnotto, il naso allungato a becco, indossa il frac, il monocolo, la tuba ed è armato di ombrelli multiuso. Creato nel ’41 da Bob Kane e Bill Finger sulle pagine di Detective Comics ispirandosi alla mascotte di una marca di sigarette, Oswald Chesterfield Copplebot, alias il Pinguino, autodefinitosi “gentleman del crimine”, è stato nominato sia tra i migliori che tra i peggiori villains di Batman. Interpretato da Burgess Meredith nella serie tv anni ’60 e da Danny DeVito in Batman Returns di Tim Burton, il Pinguino è ora protagonista di questa nuova miniserie.

Penguin: Pain and Prejudice n. 1-5

Autori: Gregg Hurwitz (testi); Szymon Kudranski(disegni); John Kalisz (colori).
Casa editrice: DC Comics
Provenienza: USA
Prezzo: $ 2,99
Data di pubblicazione:ottobre 2011 – febbraio 2012 (USA)

L’opera ricorda molto la graphic novel Joker del 2008, scritta da Brian Azzarello e disegnata da Lee Bermejo, sia per l’approccio realistico all’analisi del personaggio che per l’altrettanto tangibile, elegante e raffinata concezione estetica.

Il romanziere Gregg Hurwitz, che ha al suo attivo alcuni titoli Marvel, ci propone una disamina approfondita ma niente affatto gravosa delle origini e della psicologia del Pinguino.

Attraverso alcuni flashback raccontati attraverso le didascalie introspettive del villain, qui protagonista, ripercorriamo la sua difficile infanzia, la persecuzione da parte dei bulli e dei suoi stessi fratelli per il suo aspetto grottesco, le vessazioni ad opera del padre, il rapporto morboso con la madre e l’identificazione con il pinguino come animale goffo, incapace di volare ma in grado di sopravvivere.

Elementi che porteranno Oswald a bramare, anzi, a pretendere il rispetto altrui nel presente. Proprietario dell’Iceberg Lounge, paravento delle sue attività illecite, un Pinguino totalmente disempatico esercita piccoli giochi di potere distruggendo senza pietà la vita di chi osa guardarlo dall’alto in basso e ricompensa invece chi gli porta riguardo.

La storia ruota attorno ad una serie di furti di gioielli e alla relazione sentimentale tra il Pinguino e la bella Cassandra, una ragazza non vedente che può giudicarlo per com’è realmente e non per la sua esteriorità. Naturalmente Batman entra in azione, considerato da Oswald come il bullo definitivo. La storia perde un po’ di colpi nel finale, quando il criminale mette in atto un piano troppo simile a quello visto nel finale di Batman Returns e che toglie realismo al contesto.

Pezzo forte della miniserie sono i disegni di Kudranski, all’opera anche su Spawn, che interpreta la sceneggiatura con grande perizia, conferisce tangibilità quasi fotografica all’ambientazione e tratteggia in modo minuzioso le fisionomie, con cura maniacale dei dettagli e un uso magistrale dei chiaroscuri.

Ma a rendere davvero suggestiva tutta la parte grafica è l’illuminazione di un Kalisz ispiratissimo. L’atmosfera è lugubre e fredda, le immagini sembrano viste attraverso una sottile nebbia, la luce è soffusa e sfumata, i flashback sembrano impressi su vecchie pellicole ingiallite o in bianco e nero.

Forse il miglior prodotto della DC dell’ultimo anno insieme alla nuova serie regolare su Batwoman. La storia funziona più nella parte introspettiva e nelle origini del protagonista che nelle dinamiche ambientate nel presente, non troppo originali seppur convincenti, ma la resa grafica è ammaliante e si resta ad ammirare la singola tavola dispiaciuti e ansiosi allo stesso tempo di passare alla successiva. Un gioiello imperdibile.

Voto: 9

telegra_promo_mangaforever_2

1 commento

  1. letta anche io, Hurwitz mi ha sorpreso ha una scrittura che ricorda alcune cosa di azzarello (luthor e joker) e quindi sono fiducioso per il suo approdo su The Dark Knight, tuttavia penso che verso la fine si sia lasciato calcare la mano dal fan-boy che è in lui con una chiara citazione al batman burtoniano…

    direi che per me il VOTO: 7 è più che meritato ma poteva essere più alto…

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui